Coffee and Cigarettes: recensione del film

rza-gza-and-bill-murray-in-coffee-cigarettesJim Jarmusch girò ben cinque film nei primi nove anni della sua carriera:

Successivamente rallentò notevolmente il ritmo concedendosi praticamente un film ogni quattro anni:

In realtà non lo girò tutto tutto nel 2003, visto che il film altro non è che un insieme di cortometraggi, tre dei quali erano stati girati tra il 1986 e il 1993. Se mi è permesso, sono anche i tre segmenti del film più divertenti: uno è con Roberto Benigni (nello stesso anno lavorò in Down By Law) e Steven Wright (grande stand up comedian che usa solo un tono di voce per i suoi monologhi e che Tarantino volle come speaker della radio nel suo primo film, Reservoir Dogs, Le iene, 1992). Il secondo è su Elvis (fu girato nell’anno di Mystery Train) ed vi appare Steve Buscemi. E il terzo è forse il più cult di tutti visto che dentro ci sono Tom Waits (apparso in svariati lavori di Jarmusch) e Iggy Pop (che ritroveremo con Jarmusch in The Dead Don’t Die, I morti non muoiono, nel 2019).

Ma cosa è esattamente Coffee and Cigarettes? È una serie di cortometraggi in cui due o tre persone parlano sedute ad un tavolo bevendo caffè e fumando sigarette (o parlando di queste due cose). Essendo il Jarmusch del 2003 un regista indipendente sulla cresta dell’onda, credo non abbia fatto fatica ad arruolare un cast decisamente interessante per girare il film: oltre a quelli già citati prima, ecco Alfred Molina, i White Stripes, Cate Blanchett, Bill Murray, due dei Wu Tang Clan… Insomma, come sempre Jarmusch mescola bene i mondi del cinema e della musica e lavora con persone che conosce e con cui ha già lavorato o tornerà a lavorare in futuro.

Torna anche il bianco e nero che tanto piace al regista (già usato in Permanent Vacation, Down By Law e Dead Man), qui particolarmente in armonia coi temi del film: le sigarette di solito sono bianche, il caffè è nero! Inoltre nella maggior parte dei segmenti ci sono due persone che parlano e ognuna porta avanti la sua tesi, più o meno… Scrivo più o meno perché se è vero che in Coffee and Cigarettes ritroviamo tanto del Jarmusch che conosciamo, secondo me si tratta di un passo indietro rispetto ai suoi film immediatamente precedenti dove aveva dato prova di saper scrivere sceneggiature quadrate e profonde, oltre ad aver dimostrato di saperci fare dietro la macchina da presa. Qui con la telecamera fa quel che può dato il setting: non ci sono molti modi diversi di inquadrare due persone ad un tavolo!

Ma soprattutto è la sceneggiatura che non mi ha particolarmente impressionato. Certo, alcuni dialoghi sono brillanti e l’ironia e l’umorismo di Jarmusch si sentono tutti, ma alla fine si fatica a trovare una reale connessione tra le undici scenette (connessione che invece c’era tra quelle di Night on Earth, per dire). E se almeno le prime tre hanno un senso inserite nel loro contesto (Benigni praticamente non parla inglese come in Down By Law, Buscemi parla di Elvis mentre gira Mystery Train, e Tom Waits e Iggy Pop insieme già sono sufficienti per mantenere alta l’attenzione), ma le altre per la maggior parte sembrano quasi una scusa per arrivare a completare un lungometraggio. Certo, i temi sono gli stessi di sempre, ma qui non godono di un grande sviluppo e non mi è parso che ci fossero idee particolarnente brillanti.

Vale la pena guardare Coffee and Cigarettes, quindi? Secondo me sì, cosa che vale per ogni cosa girata da Jim Jarmusch, ma non lo considero tra le sue opere più riuscite. A tratti si nota il miglior Jarmusch, ma nell’insieme il film risulta un po’ sfilacciato. Ciao!


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3 risposte a "Coffee and Cigarettes: recensione del film"

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