Krull: recensione del film

krull-photo-finalGià nei titoli iniziali, alle prime note della colonna sonora ho riconosciuto il tocco di James Horner che adoro (si veda il PS in fondo al post), e questo non può che essere un punto a favore di Krull! E fino alla fine del film la musica è probabilmente la cosa migliore, epica, forse un po’ troppo reminescente di quella di Star Trek II: The Wrath of Khan (L’ira di Khan), ma davvero orecchiabile e perfetta per evocare le atmosfere fantasy cercate da questo film di Peter Yates uscito nel 1983.

E quali sono gli ingredienti di questo Krull? La storia d’amore tra la principessa Lyssa (Lysette Anthony) e il principe Colwyn (Ken Marshall), innamorati l’uno dell’altro, viene bruscamente interrotta quando il loro pianeta, chiamato appunto Krull, viene invaso da una malvagia bestia che risiede in una fortezza nera e sguinzaglia i suoi assassini (slayers) ad uccidere e sottomettere un mondo dopo l’altro. Quando lei viene catturata (una principessa prigioniera di un nero castello: esiste un cliché più sfruttato di questo?), a lui non resta che cominciare un’avventura per liberarla incontrando per la strada numerosi alleati (il vecchio Ynyr, Freddie Jones, il ciclope Rell, Bernard Bresslaw, il mago Ergo, David Battley, il brigante Torquil, Alun Armstrong, e il suo gruppo…) ed altrettanti nemici (gli slayer, appunto, ma anche mutaforma e ragni giganti).

E forse quest’abbondanza di personaggi è uno dei (tanti) punti deboli del film, visto che a malapena si riescono a ricordare i nomi dei due o tre protagonisti e di sicuro non ci si emoziona molto per il destino di quelli che a malapena hanno una linea di dialogo in tutto il film (forse fa eccezione il buon Kegan, ma solo perché interpretato da un giovanissimo Liam Neeson).

Krull fa un lavoro migliore di Legend (1985) di Ridley Scott nel costruire un mondo che appare vasto, anche fosse solo per la varietà di paesaggi e location attraversate da questa variopinta compagnia capitanata dal futuro re (fu in parte girato in Italia, come Ladyhawke, uscito due anni dopo Krull). Certo, il filo conduttore che unisce questi stessi paesaggi è a dir poco labile, visto che si limita a una serie di “dobbiamo parlare con lui per andare dal punto A al punto B, e poi dobbiamo cercare lei per arrivare al punto C, e poi lui per il punto D, eccetera eccetera…“, che è un po’ la classica formula comune a tante storie fantasy classiche.

Forse però qui si esagera un po’ con la mancanza di originalità, col film che scopiazza la formula vincente di Star Wars (Guerre stellari, 1977) con Lyssa/Leia, Colwyn/Luke, Ynyr/Obiwan, Ergo/C-3PO, Torquil/Han Solo, la bestia/Darth Vader, e il Glaive come una specie di Forza. Gli slayer sembrano degli stormtrooper, i soldati dell’impero, coi loro vistosi caschi e le armi che sparano raggi laser, e volendo il ciclope Rell è una specie di Chewbacca! Certo, in realtà potrei fare un discorso simile con The Lord of the Rings, Il signore degli anelli, con una compagnia che si forma guidata da un vecchio saggio per andare ad uccidere un malvagio di cui vediamo spesso un occhio rosso e che non si lascia spiare attraverso delle pietre simili a dei Palantyr… Insomma, Krull è un fantasy classico, classicissimo, dove la storia non è esattamente innovativa!

Con questo non voglio dire che sia tutto da buttare via (pure gli effetti speciali per la maggior parte sono ancora passabili), anche se visto il tonfo al botteghino che fece all’uscita direi che è opinione diffusa che non valga la pena investire due ore di tempo nella visione di questo film. Personalmente sono contento di averlo visto, però è innegabile che abbia una miriade di problemi legati principalmente ai personaggi bidimensionali, la mancanza di originalità e un ritmo soporifero. Ma, come si dice in questi casi, è un cult movie quindi qualcuno a cui piaccia lo si trova di sicuro! Ciao!

PS: Sulla colonna sonora rimando allo splendido articolo su James Horner di Nick su Matavitatau che di Krull ha scritto questo: “Krull, tonitruante di ottoni, di gorghi di violini sbrindelloni, di voli di ottavini riempitivi, di battere fortissimi di timpani e tromboni, e forte di una melodia comunicativa e perfino danzante, plasma a mille certa produzione fantasy successiva.”


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22 risposte a "Krull: recensione del film"

      1. Eh, io sono in controtendenza, come per «Legend» (di cui, un giorno, spero di fare un riassuntone complessivo sulle 3 diverse versioni): là dove c’è fiaba, se è fiaba seria (non le cagate odierne), Nick è felice!

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  1. E’ una vita che non lo rivedo, quindi il mio giudizio vale poco, ma da ragazzino impazzii per questo film! Ho sempre odiato il fantasy, le uniche eccezioni sono questo e “Labyrinth” 😉
    Per gli effetti speciali medi dell’epoca era un filmone: certo, non c’era il Rob Bottin di “Legend” ma per un ragazzino dell’epoca come me, abituato a Kirk con le pietre di polistirolo, era un bel passo in avanti. In realtà molto più della trama infiammò il mio cuore la stella con le lame: avrei pagato oro per averla! 😀
    Quando una decina d’anni fa un’arma simile è entrata nell’armamentario dei Predator, non ho potuto che goderne…

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    1. Credo che vederlo in un periodo diverso della mia vita avrebbe potuto cambiare il mio giudizio e magari renderlo un classico personale come è pure per me Labyrinth! Vederlo ora, da vecchio, mi fa saltare agli occhi i difetti ma la colonna sonora, i paesaggi splendidi e degli stunt anche interessanti me l’hanno fatto godere abbastanza! Secondo me se lo riguardi rimani soddisfatto (specialmente se ci aggiungi il fattore nostalgia)!

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    2. Ai tecnici c’erano Stephen Grimes, Peter Suschitzky, Ray Lovejoy: dei super!
      Poi, sì, la sceneggiatura era blanda, ma i drammi della Widow of the Web, e il circolo quasi simbolista del fato (il destino di Lyssa che riflette il destino della Widow), erano cosette intelligenti (brillanti in una diffusa piattezza, concordo)… Discreta, anche, la trasformazione finale della “damsel in distress” in agente alla pari della liberazione… Non brutta neanche la sfida al destino del ciclope, non facilissima per un bambino, così come non lo sono le molte morti dei compñeros secondari (là dove oggi, se ne muore uno solo di comprimari, la gente piange 10 giorni)… e impagabile la rinuncia al ninnolo del Glaive in favore di una ben più educativa «forza d’amore»…
      E, purtroppo, l’estetica della bamboletta di porcellana, incarnata da Lysette Anthony (che fu perfino doppiata), in me attecchì a mille (e ho rincorso Lysette Anthony per una carriera tutt’altro che esaltante!)…
      Ai tempi trovare la colonna sonora di Horner era un dramma immenso: la prima copia che vidi di persona fu allo FNAC degli Champs-Élysées a Parigi nel 1997!

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      1. Sul livello tecnico infatti niente da eccepire! Si, lei la ridoppiarono poverina, non proprio un’iniezione di fiducia per la povera Lysette!
        Sul personaggio del ciclope ti do ragione, è forse il più interessante dei comprimari, ed è vero che di questi ultimi ne muoiono vagonate, però in un certo senso son lì per morire, sono redshirt (se mi passi il vocabolario preso in prestito da Star Trek)!
        Della colonna sonora mi sono innamorato…

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  2. Ecco, ne hai appena trovato qualcun altro per cui questo curioso e incompreso film ibrido tra fantasy e (quasi) space opera è un cult: già solo la presenza del compianto Derek Meddings, un mito della mia infanzia (per tutte le mitiche serie di Gerry Anderson di cui curò gli effetti speciali), me l’ha di per sé reso irresistibile fin dall’inizio! E che dire di quell’adorabile ragnone di cristallo? Per non parlare delle creature -Mostro in primis- realizzate dal britannico Bob Keen… ah, perfettamente d’accordo poi su paesaggi, colonna sonora e stunt 😉

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  3. Ricordo che molto prima del film riuscii a leggere il romanzo, uscito con Urania. Forse perché lasciava tanto spazio alla fantasia (il film sicuramente non è riuscitissimo) è stato per un paio di anni il mio fantasy preferito. E poi il Glaiv era una figata.

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      1. Sì, è una delle tante novelization di A.D.F. Io al tempo non sapevo nemmeno che fosse tratto dal film e non viceversa, ma lo ricordo come realizzato decisamente meglio della pellicola (o forse sopperiva con le descrizioni là dove gli effetti del film si fermavano)…

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  4. Bellissima recensione. Ammetto di non averlo visto, nonostante fosse un film che avevo messo sulla mia lista (che sta diventando sempre più lunga). Non splenderà per originalità, ma da come lo hai descritto, è un film fatto bene in toto.

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