Carrie: recensione del film

carrie-1976-007-sissy-spacek-prom-smile-spd-215198-cropCarrie (Carrie – Lo sguardo di Satana per il mercato italiano) è un film del 1976 diretto da Brian De Palma e tratto dal primo romanzo di Stephen King. Fu un successo incredibile al botteghino e fu cruciale per le vite sentimentali di Steven Spielberg e Brian De Palma che sul set trovarono le proprie future mogli… Ma sto già deragliando. Volevo dire che il film fu fondamentale per le carriere di varie persone tra cui lo stesso De Palma, John Travolta (qui in un ruolo minore), e Sissy Spacek, la protagonista. Di che tratta Carrie?

Carrie (Sissy Spacek) è una ragazza all’ultimo anno di scuola superiore (nel Bates High, un riferimento a Norman Bates di Psycho, 1960), una ragazza non proprio popolare. Molto timida, vive con una mamma estremamente religiosa (Piper Laurie) che la costringe a subire castighi crudeli e a vivere una vita tutt’altro che normale. Un giorno, dopo una classe di educazione fisica, a Carrie vengono le prime mestruazioni e lei, non sapendo di cosa si tratti, va nel panico. Le sue compagne di classe non perdono tempo a prendersi pesantemente gioco di lei e solo l’intervento della professoressa (Betty Buckley) pone fine alle loro angherie.

Questo evento ha tre grandi conseguenze:

  1. Le compagne di classe vengono punite per una settimana e la cosa costa il ballo di fine anno alla più popolare di loro, Chris (Nancy Allen).
  2. Una compagna di Carrie, Sue (Amy Irving) mossa a compassione, convince il proprio ragazzo Tommy (William Katt) ad andare al ballo con Carrie.
  3. La mamma castiga Carrie per aver peccato con il suo ciclo mestruale e, poco dopo, per essersi fatta invitare al ballo da un ragazzo.

E qui mi fermo per non rovinare la sorpresa a chi non avesse ancora visto questo grande classico del terrore degli anni Settanta.

Inutile dire che Carrie è un classico per delle ottime ragioni! La storia è avvincente e ben sviluppata, gli attori sono credibili nonostante abbiano molti più anni di quelli dei loro personaggi, le musiche dell’italianissimo Pino Donaggio sono a dir poco splendide, e De Palma dà il meglio di sé dietro la telecamera. Se aggiungo che il film tratta vari temi in maniera affatto banale riesco a convincervi della bellezza di questo film?

De Palma parla di fanatismo religioso e ne mostra il suo lato più pericoloso, con la madre di Carrie che, pur se quasi caricaturale, fa paura per le sue assurde convinzioni e la sua mania di chiedere perdono per cose naturali e che non implicano niente di negativo. Le conseguenze di queste manie si vedono in Carrie, una povera ragazza introversa che non ha vita facile a scuola. E qui ecco un altro tema del film: mi sembra ovvio che King non abbia buoni ricordi della sua adolescenza! La scuola è come una giungla in cui le ragazze più popolari spadroneggiano e dominano le altre, e i professori a loro volta dominano gli alunni (la professoressa di educazione fisica prende a schiaffi le sue alunne). Di fatto, il vero orrore nel film sembra arrivare dalla quotidianità di una società (sia scolastica che familiare) che fa davvero paura!

E parlando del terrore più terra terra, molti pagheranno carissimo il proprio atteggiamento a causa dei poteri sovrannaturali di Carrie (l’avevo detto che veniva tutto da un libro di King, no?)… E le scene finali sono da storia del cinema! Ma in realtà tutto il film è da incorniciare: l’uso preciso dello slow motion e anche di una velocizzazione (quest’ultima in chiave comica), almeno un paio di piani sequenza da brividi (come quello della doccia all’inizio del film, o la camera che ruota intorno a Carrie e Tommy che ballano e che rapidamente perde il controllo anticipando quello che succederà poco dopo), la colonna sonora che in alcuni casi sembra dialogare con gli attori, la presenza di colori forti (su tutti, il rosso), un ritmo che cresce poco a poco, con tutti i pezzi di un puzzle che alla fine risulta chiarissimo nella sua inevitabile conclusione… Che roba! Ogni dialogo è ben scritto, ogni scena ben costruita (si pensi alla fine della madre che rimanda alla statua di San Sebastiano dello sgabuzzino dove rinchiudeva Carrie), ogni battuta ben recitata. La maggior parte dei giovani attori del film ebbe poi carriere di tutto rispetto nel mondo del cinema (oltre a quelle già nominate sopra non posso non menzionare P. J. Soles che due anni dopo lavorerà con John Carpenter in Halloween, per esempio).

Il libro di King è stato riadattato altre due volte, nel 2002 per la TV e nel 2013 in un remake da cui mi sono tenuto alla larga, e ne è pure stato fatto un seguito nel 1999. Ma per me il Carrie di De Palma rimane l’unico prodotto degno di nota, un classico da vedere e rivedere, una lezione di cinema horror (lontanissimo dagli standard odierni pieni zeppi di jumpscares) che basa tutto sulla tensione e sull’attenta costruzione del climax con una sceneggiatura impeccabile.

Tra l’altro, a me che non ho buoni ricordi dei miei cinque anni di superiori, il pensiero che Stephen King volesse bruciare, almeno metaforicamente, tutti i bulletti e gli arroganti che popolavano l’istituto che aveva frequentato, anche se solo come immagine di fantasia relegata a un libro, mi ispira un po’ di simpatia… Ciao!


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