Star Trek: Voyager – S05E13, Gravità

eadc2180e7df6c55927322a12f36433fE dopo un episodio col cliché della sala ologrammi, perché non metterne subito uno col cliché dello shuttle schiantato su un pianeta? Gravità (Gravity il titolo originale) è l’ennesima storia che si basa sulla perdita di uno shuttle, in questo caso con dentro Tuvok, Tom Paris e il Dottore. Stavolta il salvataggio è difficile perché il pianeta si trova dentro un’anomalia che risucchia tutto ciò che vi si avvicina non permettendo a nessuno di uscirne, un’anomalia in cui il tempo passa molto più lentamente rispetto allo spazio in cui si trova la USS Voyager. Così quelle che sono solo poche ore per Janeway e gli altri diventano mesi per Tuvok, Paris e il Dottore che devono sopravvivere in un ambiente ostile mangiando ragni giganti e compartendo uno spazio angusto con la bella Noss (Lori Petty: il punto più alto della sua carriera è stato probabilmente aver recitato in Point Break di Kathryn Bigelow nel 1991!).

Ma non avevamo visto Paris dentro uno shuttle da salvare pochissimo tempo fa? Sì, effettivamente, in C’era una volta! Ma d’altronde lui è il miglior pilota della nave, è normale che partecipi alle away missions. E visto che gli sceneggiatori lo sanno, lo tengono in secondo piano, fanno sparire il Dottore per la maggior parte del tempo e si concentrano su Tuvok e sul fatto che Noss si innamora proprio del bel vulcaniano, così abbiamo pure il cliché della storia d’amore usa e getta. Ma lui è integerrimo, e anche se sembra che ormai siano stati abbandonati per sempre (per loro passano mesi, non ore, non sanno che Janeway sta facendo di tutto per salvarli) non cede alle avances di Noss.

Questo si mescola ai ricordi di Tuvok che scopriamo essere stato un adolescente problematico con forti emozioni (nei flashback è LeRoy D. Brazile ad interpretare Tuvok) che soltanto un duro addestramento da parte di un maestro vulcaniano (Joseph Ruskin) gli ha insegnato a dominare. Direi che è questa la parte migliore dell’episodio che riesce a trasmettere il forte conflitto interno vissuto da Tuvok con una forza notevole. Vale la pena seguire gli insegnamenti sulla logica così importanti per la cultura vulcaniana anche quando creano un lacerante conflitto interno su cosa sia giusto fare e cosa non lo sia? Se Tuvok avesse ceduto e avesse cominciato una relazione con Noss, non sarebbe forse riuscito a vivere meglio questo breve (ma intenso) periodo della sua vita sperduto su un pianeta da cui è quasi impossibile fuggire? Aveva forse ragione Tom quando col suo solito modo spavaldo suggeriva a Tuvok di cedere a Noss visto che tanto la moglie si trovava a decine di migliaia di anni luce di distanza? Non abbiamo risposte a queste domande, ma assistiamo a un Tuvok che se le pone e che fa di tutto per cercare una risposta. Sono momenti molto ben scritti e ben recitati da un sempre convincente Tim Russ che elevano questo episodio oltre i suoi cliché che conosciamo così bene.

Tornando alla storia, naturalmente ci sarà un salvataggio all’ultimo minuto (tanto per tornare ai cliché) visto che una razza che ha perso già svariate astronavi nell’anomalia ha deciso di chiuderla una volta per tutte giusto qualche minuto prima che Janeway possa cominciare il tentativo di teletrasporto per riportare a casa Tuvok, Paris e il Dottore. Ho apprezzato il fatto che anche Noss venga salvata e riportata al suo pianeta, dando così importanza ad un personaggio che, pur se non rivedremo più, ha significato qualcosa per Tuvok che qui ha dimostrato di non essere così freddo e logico come potremmo pensare. Ciao!


Episodio precedente: La sposa di Chaotica

Episodio successivo: Beatitudine


8 risposte a "Star Trek: Voyager – S05E13, Gravità"

  1. Come il buon vino, anche Voyager invecchiando migliora: prova ne è che pure episodi di raccordo non avari di clichés come, appunto, “Gravità” vengono gestiti meglio di quanto non succedesse nelle prime stagioni… scelta del personaggio principale compresa: senza nulla togliere al grande Picardo e al suo Dottore, ovviamente, qui un sofferto e sfaccettato Russ/Tuvok riesce bene nell’intento di non farne sentire la mancanza 😉

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    1. La sensazione è proprio quella, anche se è sempre difficile nelle serie così discernere tra la qualità “reale” (e qui potremmo parlare per anni dell’eventuale esistenza di una tale cosa oggettiva) e l’effetto “mi affeziono ai personaggi quindi mi piacciono tutte le loro storie”!

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