Planet of the Apes: recensione del film

MCDPLOF FE034Tim Burton è un regista che adoro e ho visto quasi tutti i suoi film sin dal suo esordio Beetlejuice (1988). Ora sono finalmente riuscito a guardare uno dei suoi pochi film che mi mancavano, Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie, del 2001, con Mark Whalberg, Tim Roth e Helena Bonham Carter. Una mezza delusione, devo dire: sapevo di non dovermi aspettare uno dei suoi film migliori, visto che ero a conoscenza del fatto che nonostante fosse stato un successo al botteghino non ne fossero stati pianificati seguiti, cosa alquanto strana, ma comunque speravo in qualcosa di meglio.

E prima di partire con un accenno di trama, una considerazione: secondo me il film del 1968 di Schaffner con Charlton Heston protagonista non aveva nessun bisogno di un remake. Era un film con un’ottima idea di base e realizzato ottimamente, e ancora oggi si lascia guardare senza nessun problema. Ma visto che la moda dei remake sembra non tramontare mai, ecco che nel 2001 a Tim Burton capitò di dover lavorare a questo (come ben racconta Nick su Matavitatau). Che fare, quindi?

Burton (comunque senza mettere mano alla sceneggiatura) fa per metà un remake molto simile all’originale e per metà cambia le carte in tavola con un inizio parzialmente alternativo e un finale… un finale… diverso. Uso qui l’aggettivo “diverso” ma intendo orribile, tremendo, insensato. Ci arriverò. Infatti qui tutto comincia sulla stazione spaziale Oberon dove degli scienziati stanno studiando una strana tempesta con l’aiuto di navicelle pilotate da scimmie usate al posto di piloti umani data la pericolosità della cosa. Ma quando una di quelle navicelle scompare ecco che il buon capitano Leo Davidson (Mark Whalberg) si lancia al salvataggio. Ma scompare anche lui! E atterra in un mondo dove le scimmie comandano e gli uomini sono trattati come animali selvaggi da domare. E da qui in avanti la storia è più o meno quella del film originale, con Davidson che scappa con altri umani (tra cui la bella e silenziosa Daena, Estella Warren) e anche un paio di scimmie (inclusa Ari, Helena Bonham Carter, attivista per i diritti umani). Il malvagio Thade (Tim Roth) li inseguirà fino ad un luogo sacro dove si faranno scoperte non da poco…

Il film visivamente è bello con degli effetti speciali molto pratici e poco digitali che reggono benissimo ancora oggi, a 19 anni di distanza. Le scimmie sono convincenti nei movimenti e nelle fattezze e le loro voci sono l’unica cosa che non mi ha convinto: tutti parlano come se avessero dei fazzoletti in bocca! L’ho trovato alquanto irritante… Il problema sono gli umani! Whalberg come protagonista non ha assolutamente il carisma che aveva Heston nel film originale e non è credibile come leader della resistenza. Gli altri sono mere comparse che lo seguono senza aprire bocca, quindi c’è poco da commentare! Tra l’altro mi sono sembrati tutti un po’ troppo puliti e belli per essere dei selvaggi (la Warren potrebbe benissimo passare da una scena di inseguimento nella foresta ad una passerella per presentare dei costumi da bagno senza nemmeno pettinarsi, per dire). Si sarebbe potuto fare di più a livello di credibilità mostrando degli umani veramente maltrattati dalle scimmie e costretti a vivere come bestie selvagge!

La trama poi è molto prevedibile: prima di tutto è un remake, ma comunque si capisce sin dall’inizio cosa troveranno i nostri eroi a Calima. L’unica cosa non prevedibile è la scena finale che lascia veramente a bocca aperta: la statua di Thade in una Terra in tutto e per tutto uguale a quella odierna ma popolata da scimmie? Che si sono evolute in un modo esattamente uguale a quello della nostra Terra, addirittura costruendo oggetti e città identiche a quelle che abbiamo noi? Cosa? Che è successo? Mi sono perso qualcosa? Come me lo spiego? Capisco che serviva un finale ad effetto per fare il pari con il “God damn you, God damn you all to Hell!!!” di Charlton Heston (pure ripetuto qui nel suo cameo), ma sinceramente qui si è andati oltre e l’unica cosa che mi viene da dire è What the fuck?! Il finale non c’entra niente col resto del film, non è giustificato dallo sviluppo del 99% della trama, e lascia spaesato lo spettatore senza nessun motivo. Mah…

Non ho altro da dire: Planet of the Apes mi ha preso poco e credo che mi rimarrà in mente soltanto qualche bella immagine fantasy con le città delle scimmie di notte e l’avanzata dell’esercito (la battaglia finale invece è decisamente deludente). Ammirevole la scelta di limitare al massimo gli effetti digitali, ma si sarebbe dovuto lavorare di più sulla storia e, soprattutto, sulla caratterizzazione dei personaggi. Peccato! Ciao!


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18 risposte a "Planet of the Apes: recensione del film"

  1. Questo purtroppo è uno dei film meno riusciti di Burton. A livello registico è ottimo ma inizia un po’ a barcollare nelle scene d’azione. Gli effetti visivi e il trucco sono ottimi e anche certe idee peccato che il finale fosse veramente tremendo. Non c’è altro modo per descriverlo, era tremendo e basta.
    Peccato per questo film ma fortunatamente ci regalerà due anni dopo quella perla di Big Fish.

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    1. Anche per me Big Fish è parecchio bello, forse il suo ultimo film davvero riuscito in tutto! Questo invece… Proprio no! X–D

      Grazie per essere passato di qua e aver lasciato un commento!!! :–)

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  2. Il problema di Tim Burton sta nel fatto di essere molto bravo quando fa film propri, ma quando fa i remake di qualcosa produce delle puttanate e per lo stesso motivo per il quale appunto, è bravo nei soggetti originali: è un estremo ed incredibile visionario. Quando sei un visionario di quella caratura, semplicemente non sei in grado di porti un limite quando devi lavorare con le idee altrui (che è invece mandatorio) e di conseguenza rompi gli argini, combinando un macello.
    Adoro Burton, ma a realizzare remake lo giudico assolutamente inadatto.

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    1. Imbrigliare un genio effettivamente raramente porta a qualcosa di meritevole, e come hai giustamente scritto questo remake non ha fatto brillare assolutamente il talento di Burton! Almeno ha trovato l’amore con questo film…

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  3. Spezzo una lancia in favore del finale che, secondo il mio modesto parere, ha sofferto il principale limite dell’essere privo di un sequel del film tale da svilupparne appieno le conseguenze: alla fine, Thade era stato imprigionato in una nave che di fatto aveva già viaggiato nel tempo (la Oberon) e, dal suo punto di vista, quale migliore vendetta che carpirne i segreti per poter arrivare nel passato della Terra dell’odiato Davidson per poterne cambiare il corso della storia a proprio favore (realizzando beffardamente oggetti e città nello stesso “stile” degli umani schiavizzati o sterminati, forse)? Come, del resto, la statua di Thade (lui, o un suo discendente)/Lincoln sta a dimostrare… il grosso problema è che il film finisce qui, proprio dove sarebbe stato necessario portare avanti tutto quello che il colpo di scena finale implicava. Occasione sprecata, fermo restando che un eventuale sequel per Burton sarebbe di certo rimasto un lavoro su commissione (non certo la condizione ideale per un talento com’era il suo, ai tempi) al pari di questo, al quale comunque ancora oggi non riesco a voler male (nonostante la palese e indiscutibile inferiorità rispetto all’originale del 1968)…

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    1. Hai ragione da vendere sul fatto che un sequel avrebbe potuto sviluppare questo finale che, buttato lì in maniera completamente asettica e non legata a tutti gli avvenimenti precedenti, non ha semplicemente senso. Io continuo a pensare che non sarebbe stato facile dare una spiegazione sensata ad un pianeta identico alla Terra ma popolata da scimmie, però certamente che la cosa più impattante dell’intero film sia una scena che per di più non viene spiegata in nessun modo mi sembra un errore non da poco!

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      1. Se si ragiona per metafore non c’è spiegare proprio niente nel finale che esprime a mille il nichilismo di Burton…
        che anche in un pianeta “lontano” (effettivo o mentale che sia, ma senz’altro per Wahlberg è «casa») si idolatri un personaggio che sappiamo essere stato una merda rende palese il fallimento di qualsiasi società che Burton voleva raccontare trasferendo la razzista e guerresca società umana alle scimmie… e che il pianeta “misterioso” sia la Terra, che Wahlberg vede popolata da scimmie, stavolta bene inserite con tutti i ninnoli umani in quella che è una città moderna del tutto identica a Washington, sottolinea ancora di più che Burton, come in «Mars Attacks!», voleva solo dire: «cari umani, altro non siamo che scimmie, e Wahlberg sembra tanto superiore a Thade, perché si crede umano, ma è solo un’altra scimmia, una scimmia che nella sua adorata Washington non fa che adorare generali assassini come Thade, e infatti guardate: il caro Lincoln atro non è che Thade: pensateci (come ci avete pensato quando vi ho fatto vedere la stessa Washington aberrante, governata da un Nicholson idiota, distrutta ridancianamente dagli alieni in “«Mars Attacks!”; o come quando vi ho fatto vedere New York governata da superstizione e intrighi di potere in “Sleepy Hollow”, o la Gotham nazista di “Batman Returns”)»… — ed è a questo «pensateci» che vuole arrivare Burton, non certo alla soluzione di una trametta idiota che la Fox gli hanno imposto…

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      2. Questa lettura è certamente intrigante ed eleva il finale del film, però io non posso fare a meno di pensare che sia comunque troppo poco legato al resto, non sviluppato, al contrario invece di tutti gli altri esempi più che calzanti che hai fatto! Gotham è ben delineata in Batman, Sleepy Hollow la conosciamo alla perfezione nel film, e i personaggi di Mars Attacks sono chiarissimi!
        Invece qui la cosa arriva dal nulla…

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      3. Giusto!
        però un Burton che riesce a dare una zampata finale in una sceneggiatura non sua (come i registi della vecchia Hollywood che si facevano storyboard privati e giravano in sequenza solo le scene che volevano onde non far mai “rimontare” il loro girato alla major; o quelli che riuscivano, nell’ignoranza degli executives, a inserire qua e là primi piani strambi suggerenti trame strambe alternativa alla ufficiale: gente come Frank Capra, Howard Hawks, John Ford), forse anche a fatica, in un film in cui non ha avuto controllo, forse ce lo vedo!
        Ma non c’è alcuna prova, purtroppo…

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      4. A me piace pensare che sia come lo vedi te, un Burton che piazza il colpaccio… Ma non sono mica sicuro sia andata così! X–D

        Comunque mi hai fatto venire in mente gli sceneggiatori filo comunisti di Hail Caesar dei Coen!

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      5. Anche perché così diventa piuttosto palese come, alla fine, l’evidente intenzione di Burton (che i classici li conosce bene) di omaggiare il viaggio spaziotemporale di Taylor e del suo sfortunato equipaggio nell’originale del ’68 (compresa quindi la necessaria e totale mancanza di un qualsivoglia lieto fine) sia stata sacrificata sull’altare di scelte produttive a lui estranee… 😦

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      6. Non credo di aver capito:
        secondo me il finale è un perfetto omaggio a Schaffner che Burton è riuscito a mettere scazzottandosi coi produttori! (e ricordiamoci che almeno un produttore era dalla sua parte, pur parzialmente: Zanuck) [e occhio: Burton, quando lo pagano, i produttori li fa contenti anche molto volentieri, vedi «Alice in Wonderland» in cui ha accettato a scatola chiusa una sceneggiatura già fatta in cui non ha messo mano neanche da lontano]

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    2. Non mi si fraintenda, anch’io apprezzo la singola zampata “schaffneriana” che il regista è riuscito a piazzare comunque nel finale, solo continuo a credere che necessitasse almeno di un sequel per essere sviluppata al meglio…

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      1. Eh, ma se la si “svulippava” non si finiva appunto per svilirla? Una sorpresa, se poi la si “sviluppa”, che sorpresa è? O anche uno “shock”: se lo sviluppa rimane uno shock?

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