Harry Potter and the Prisoner of Azkaban: recensione del film

c705-14rIl terzo film della saga, Harry Potter and the Prisoner of Azkaban (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, 2004), è quello che da sempre mi ha convinto di più, anche se alcune sue innovazioni continuano tuttora a non piacermi. Ma non potevano non esserci innovazioni con un cambio così radicale alla regia: salutato Chris Columbus (qui soltanto in veste di produttore dopo aver diretto sia il primo che il secondo film), ecco Alfonso Cuarón! Un cambio davvero notevole se pensiamo che il film precedente del regista messicano era stato Y tu mamá también (2001), dai toni decisamente più seri ed adulti rispetto a quelli dei primi libri della saga di Harry Potter. E quindi ecco che continua la tendenza a rendere tutto più scuro ed oscuro non solo in quanto a fotografia ed immagini, ma anche con cambi visibili nella scuola di magia di Hogwarts sempre più gotica e imponente. Va detto che il tono scelto dal regista ben si sposa con quello della storia che sin da subito introduce il Grim, un presagio di morte che sembra seguire il povero Harry (anche sotto forma di un imponente cane nero).

Infatti, come ogni anno l’estate di Harry è tutt’altro che idilliaca e stavolta il maghetto arriva addirittura a scappare di casa dopo aver gonfiato come un pallone una sua zia insopportabile! E, come ogni anno, a Hogwarts le cose non vanno per il meglio, con il perimetro della scuola sorvegliato dai temibili Dementors, le guardie della prigione di Azkaban da cui è fuggito Sirius Black (Gary Oldman) che si pensa voglia uccidere Harry per compiacere Lord Voldemort. A scuola troviamo anche un nuovo insegnante di Defense from the Dark Arts (Difesa dalle arti oscure), Remus Lupin (David Thewlis), e si aggiungono all’universo potteriano anche il Ministro della magia Cornelius Fudge (Robert Hardy) e la professoressa di Divination (Divinazione) Sybil Trelawney interpretata magnificamente da Emma Thompson.

Come detto, il tono del film è certamente più pesante e profondo di quello dei precedenti capitoli della saga. Se il primo film era un’avventura a lieto fine in cui i giovani protagonisti sconfiggevano il cattivo e facevano vincere alla propria casa la competizione interna alla scuola, il secondo già si faceva notare per un finale molto più epico e, va detto, sanguinolento (pur se era sangue che usciva da un diario). Il terzo si spinge molto oltre e introduce una prigione le cui guardie sono dei mostri che mandano in depressione gli incarcerati togliendo loro qualunque pensiero positivo (e infatti vengono sconfitti da ricordi positivi) e parlando apertamente di boia, omicidi e vendette. Inoltre è qui che si approfondisce il passato dei genitori di Harry, James e Lily, visto che ne conosciamo un paio di amici…

E per me è questa la parte più bella di Harry Potter and the Prisoner of Azkaban. Conoscere quella splendida persona che è Remus Lupin, vedere come sia forte la sua lealtà al suo vecchio amico Sirius (ed entrambi erano inseparabili amici di James Potter, così come Peter Pettigrew qui interpretato da Timothy Spall), vederli lottare fianco a fianco… forse perché alla fine ho quasi la stessa età di questi personaggi, la loro storia d’amicizia mi ha sempre affascinato, addirittura più di quella di Harry, Hermione e Ron che, pur se magnifica, ho sempre visto da una distanza (in termini di età) più grande. Mi è sempre sembrato un peccato che il film non chiarisca mai che i creatori della Marauder’s Map, ovvero Moony, Wormtail, Padfoot e Prongs siano proprio i quattro inseparabili amici del passato (che non a caso si burlano del loro contemporaneo Snape). Non che Cuarón non sia riuscito a rendere bene anche tutti gli altri elementi del terzo libro della Rowling (qui recensito su Suprasaturalanx): i sospetti di Snape verso Lupin, il destino dell’ippogrifo Buckbeak, Hermione e il suo time turner (gira tempo)… tutto è mostrato alla perfezione e curato nei minimi dettagli!

Le mie piccole critiche quindi si concentrano, come per i due film precedenti, sulla perdita di quotidianità scolastica rispetto alle pagine del libro e sull’assenza del torneo di quidditch e della competizione tra le case. Un’altra cosa che non mi piace è l’abbandono della rigida estetica di Hogwarts visto che, per una scelta per me incomprensibile, gli studenti per la maggior parte del tempo vanno in giro vestiti normalmente (invece mi piace il fatto che, quando sono in uniforme, ognuno la indossi in maniera molto personale). Ma non mi lamento più di tanto: adoro ogni scena con Lupin o con Black (o con entrambi), trovo splendido il finale col viaggio nel tempo, e credo che Cuarón abbia alzato il livello rispetto ai due comunque buoni film precedenti con la sua maestria dietro la macchina da presa. Quindi… fatto il misfatto! Cioè, volevo dire: ciao!


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22 risposte a "Harry Potter and the Prisoner of Azkaban: recensione del film"

  1. Ciao, bella recensione, sicuramente anche a me è la trasposizione che ha convinto di più, forse proprio perché è stato scelto il regista più adatto per girarla. Anche gli attori “ragazzini”, per altro, sono qui in ottima forma, e ciò è invero strano perché, con l’eccezione di Rupert Grint, le loro capacità attoriali non sono mai state eccelse: forse è perché recitano in modo molto misurato? Diciamo poi che la storia è, probabilmente, la meglio costruita anche nei libri: l’intreccio di questo e del capitolo successivo è praticamente perfetto.

    P.S.: grazie del link. Sarei curioso di sapere come mi hai scoperto:-).

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    1. Grazie mille! Secondo me gli attori si comportano bene quando diretti bene e qui Cuaron si vede che ha fatto un lavoro a tutto tondo….

      Riguardo alla mia scoperta (chiamiamola così), mi piace linkare i miei post alla blogosfera quando ho tempo di farlo e così con un po’ di Google “mirato” riesco a scoprire cose interessanti… come il tuo post! :–)

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      1. Ho visto! Tornerò! Ho letto anche l’interessante post sulla riflessione dei Wu Ming ed effettivamente uno strumento con un padrone non è la stessa cosa di uno strumento “neutrale”. Alcune cose sono soltanto negative!

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  2. Il Prigioniero di Azkaban è, più di tutti gli altri, un coming-of-age in cui Harry deve iniziare a fare i conti con il passato della sua famiglia e scontrarsi con le ingombranti figure genitoriali; Cuaròn è stato la scelta migliore, visto che la maggior parte dei suoi film sono racconti di formazione, come Y Tu Mama Tambien che citi anche tu. Non ha caso anche lui ha dichiarato di aver accettato il lavoro solo dopo aver capito di cosa avrebbe parlato il film.

    A me piacciono molto i cambiamenti di Cuaròn anche all’estetica del film, lo trovo meno patinato e più realistico; mi piace anche che i ragazzi siano “in borghese” e con la divisa solo in classe. Ottime le new entry del cast, e i Dissennatori sono perfetti, esattamente come li immaginavo leggendo il libro.

    Il terzo non è il mio libro preferito, ma come film probabilmente per me è il migliore!

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