Star Trek: Voyager – S02E26, Speranza e paura

rt14large-800x576Speranza e paura (buona traduzione dell’inglese Hope and Fear) chiude ottimamente la quarta stagione di Star Trek: Voyager e porta la firma niente meno che di Rick Berman in persona. Riprendendo il discorso aperto con Il messaggio in bottiglia, finalmente ecco rivelato il messaggio inviato dalla Flotta Stellare ma arrivato troppo frammentato per essere comprensibile. E come riescono Janeway e compagni a decodificare il suddetto messaggio? Grazie all’aiuto di un amichevole alieno macrocefalo di nome Arturis ed interpretato da Ray Wise. Se avete visto qualche episodio di Star Trek prima di questo (io ne ho visti più di 500 avendo completato, per adesso, The Next Generation e Deep Space Nine intere, più la prima stagione di The Original Series, e le prime quattro di Voyager), già avete capito come andrà avanti questa storia…

Ovviamente l’alieno inizialmente amichevole si rivelerà ostile, come da tradizione! A maggior ragione se ad interpretarlo c’è il padre, nonché assassino, di Laura Palmer in Twin Peaks (1990-91)! A dirla tutta, il povero Arturis ha anche ragione da vendere… Janeway, col suo patto coi Borg (Il patto dello scorpione), ne ha favorito l’espansione e la civilizzazione di Arturis ne ha pagato le conseguenze. Ecco quindi un sano desiderio di vendetta contro il capitano e il suo equipaggio, anche se sul finale Arturis dovrà accontentarsi di vendicarsi soltanto contro Janeway e Seven of Nine.

In tutto questo c’è tempo per continuare a sviluppare il personaggio dell’ex-Borg, qui soprattutto nella sua relazione con Janeway, e anche per farci un po’ ingannare dalla USS Dauntless, una magnifica nave che sembra pronta per portare a casa i nostri eroi in un battibaleno. Certo che se Arturis da solo è stato capace di creare tutta questa baracconata usando una tecnologia avanzatissima, uno si domanda come possa il suo popolo essere caduto presa dei Borg… E poi questo significa che adesso i Cubi Borg riusciranno a viaggiare alle velocità incredibili che possono raggiungere le navi della specie 116 (così i Borg li hanno denominati)? Per non parlare della tecnobaggianata che permette alla Voyager di andare velocissimamente per un po’ ma non troppo, altrimenti ecco risolto il problema di tornare al quadrante Alpha. Certo che se c’è riuscita la Voyager, sicuramente anche i Borg adatteranno quella tecnologia… No, meglio non farsi problemi su questo, visto che certamente nemmeno gli sceneggiatori se ne sono fatti.

Speranza e paura è un buon episodio? Direi di sì. Mi aspettavo qualcosa di più d’effetto sul finale, con Arturis che si auto-catapulta in una selva di Cubi Borg, ma forse mi illudevo di trovare intuizioni di scrittura o di regia laddove tutto è stato giocato in maniera chiara e lineare. Ciò che invece funziona alla grande è la dualità delle emozioni tra Janeway, speranzosa ma cauta, e Seven of Nine, impaurita dalla prospettiva di vivere in mezzo a miliardi di umani dopo essersi faticosamente adattata a vivere con 150 di loro a bordo della Voyager. L’episodio insiste su questa dualità sin dall’inizio con la partita a Velocity tra le due donne, e poi con delle efficaci scene che passano dall’una all’altra in giochi di montaggio abbastanza innovativi per Star Trek, come quando passiamo dal diario di Janeway a quello di Seven sfumando da una voce all’altra.

Insomma, questo è un buon finale di stagione che giustamente insiste sul tema principale sviluppato durante l’intera durata della stessa: Seven of Nine. La serie si è chiaramente concentrata su di lei, sulla sua integrazione a bordo, sulla sua natura umana soppressa per così tanto tempo nell’unica mente Borg, sui suoi difficili rapporti con il resto dell’equipaggio e soprattutto con la sua relazione conflittuale con Janeway. Stranamente non è la prima parte di un doppio episodio, ma una vera e propria chiusura sui dubbi, le speranze e le paure dei nostri eroi che permette una ripartenza fresca con la prossima stagione. È come se gli sceneggiatori volessero mettere un punto tra due parti della storia: adesso l’obiettivo è più chiaro che mai, sappiamo che tutti vogliono raggiungerlo, abbiamo fatto già tanta strada e siamo pronti a farne ancora. La cosa funziona, e va sottolineato come l’introduzione di Seven of Nine abbia dato linfa vitale ad una serie che già alla terza stagione sembrava in crisi di identità. Sicuramente considero questa quarta stagione la migliore di quelle viste fino ad ora, quindi è con aspettative alte che mi accingo ad affrontare la quinta! Ciao!


Episodio precedente: Sola

Episodio successivo: Il nulla


11 risposte a "Star Trek: Voyager – S02E26, Speranza e paura"

  1. Beh, io ti avevo avvertito che c’erano buone possibilità di non rimanere delusi (ottimo Ray Wise, e Jeri Ryan sempre più efficacemente calata nel proprio personaggio) 🙂
    Quanto ai Borg, sei così sicuro che i Borg abbiano -o abbiano avuto- proprio bisogno di assimilare la tecnologia di Arturis per raggiungere velocità incredibili? Aspetta, aspetta (tra l’altro, sarà qualcosa di già accennato in un film della TOS)… 😉

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    1. Non avevo dubbi infatti, visto che su Star Trek sei una vera autorità! E infatti gran puntata!

      Ma ora mi hai messo un’enorme curiosità! Qualcosa di accennato in un film TOS? Li ho visti tutti mille volte (non il V, ma credo di essere scusato)!!!! Ora impazzirò tentando di capire…

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      1. Non è nel V (la cui versione a fumetti tra l’altro presenta il film nella sua versione originale, diversa e migliore rispetto a quella poi effettivamente realizzata), questo te lo posso dire già adesso… 😉

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  2. Arturis ha ragione eccome XD Sostanzialmente è uno dei motivi per i quali Janeway non mi è mai piaciuta troppo come Capitano: o è pronta ad immolare il suo equipaggio e la sua nave per un principio, oppure quando le gira fa l’esatto opposto combinando casini spettacolari. In entrambi i casi mi è sempre risultata molto capricciosa ed egoista nelle sue scelte.

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    1. Diciamo che la povera Janeway come personaggio è stata scritta un po’ in maniera discontinua. Anche quando la Mulgrew ha cominciato ad interpretarla bene (diciamo dopo almeno le prime due stagioni), ha sofferto di alti e bassi dovuti a grosse inconsistenze di caratterizzazione.
      E’ molto decisa come capitano (basti pensare alla condanna a morte di Tuvix, per dirne una) e ha violato la Prima Direttiva mille volte, sia prima che dopo aver dichiarato di volerlo fare. In alcuni casi è molto interessante vederla all’opera, in altri… sì, lascia a desiderare!

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