Basic Instinct: recensione del film

fhd992bin_sharon_stone_024Nel 1992 uscì Basic Instinct per la regia di Paul Verhoeven e con protagonisti Michael Douglas e Sharon Stone. A parlarne adesso sembra quasi fosse un classico annunciato, ma le cose sono ben diverse. Infatti, al tempo fu circondato da polemiche, Douglas temeva che un film a così alto contenuto erotico potesse danneggiare la sua carriera, e Sharon Stone era praticamente sconosciuta (anche se aveva avuto la sua splendida figura in Total Recall, Atto di forza, due anni prima, altro film diretto da Verhoeven). Tra i motivi di polemica:

  • il regista europeo dichiarò che era intenzionato a fare il primo film mainstream statunitense con nudità maschili in primo piano, cosa che alla fine non gli riuscì;
  • il dibattito sull’AIDS che portò a criticare il film per la mancanza di uso di preservativi;
  • il ruolo negativo dei personaggi omosessuali/bisessuali che motivò un boicottaggio da parte di alcuni gruppi di attivisti per i diritti LGBT. Mi sembra abbastanza, no?

Ma a 27 anni di distanza io son qui a scrivere del film, mica delle polemiche che alla fin fine lasciano il tempo che trovano! Ho recentemente visto il film per la prima volta (nonostante sia uno stimatore degli altri lavori di Verhoeven del tempo, tra cui il già citato Total Recall ed il meraviglioso Robocop, 1987) e mi è piaciuto da matti. L’ho trovato un thriller ben costruito, ben girato, ben recitato, e con una trama che, pur se un po’ intricata e a tratti difficile da credere, tutto sommato regge. Cosa non scontata! E poi… Sharon Stone è una bomba in questo film. Nei panni di un’intelligentissima scrittrice brilla in ogni scena, ogni dialogo, ogni movimento. Praticamente è la definizione di sexy. Cattura l’attenzione dall’inizio alla fine e riesce nel difficile intento di essere così credibile da far cambiare idea anche allo spettatore sulle sue intenzioni o sul suo possibile coinvolgimento negli omicidi del film. E pensare che non era nemmeno lontanamente la prima attrice a cui avevano pensato i produttori, ma è così brava che io non riesco ad immaginarmi questo film con un’altra che non sia lei.

A parte la bellissima e bravissima Sharon, Verhoeven fa un gran lavoro cominciando il film con una scena indimenticabile (l’omicidio di Johnny Boz, Bill Cable, durante l’amplesso) e dopo riesce a mantenere ritmo e tensione altissimi per tutto il resto del film. Douglas dà vita ad un detective, Nick Curran, che ha un passato burrascoso e un presente che sta per essere travolto dall’arrivo nella sua vita di Catherine Tramell, la Stone, che lo sconvolgerà. Tutto questo mentre ancora non ha superato la relazione fallita con la sua psicologa (!) Beth Garner (Jeanne Tripplehorn) con cui nel film ha una scena di sesso al limite dello stupro. Aggiungiamo l’oscura Roxy (Leilane Sarelle) innamorata di Catherine al mix e si capisce velocemente che ne risulta un cocktail esplosivo!

E se la trama ad un certo punto si fa forse un po’ troppo intricata, il bello del film è anche vedere lo sviluppo delle relazioni tra tutti questi personaggi ognuno più enigmatico dell’altro, ma non così tanto da cadere nell’ambiguità. Mi spiego: alla fine le motivazioni di ognuno risultano chiare, il finale non è di quelli che fanno cascare il castello di carte costruito con l’intreccio di trama! Ed è un finale bomba! Non voglio svelare niente per chi non abbia ancora visto questo film, ma per me è davvero ottimo e probabilmente ha avuto un ruolo notevole nel portare Hollywood ad inserire il sesso in maniera più esplicita nei suoi film (Verhoeven qui non risparmia nulla, e pare che il corpo nudo di Catherine nelle scene di sesso sia proprio quello della Stone che, apparentemente, non aveva controfigura).

Se aggiungiamo una colonna sonora splendida firmata da Jerry Goldsmith, un cast pieno di attori secondari di tutto rispetto (ci troviamo Mitch Pileggi, cioè Skinner di The X-Files, Wayne Knight, cioè Dennis Nedry di Jurassic Park, Stephen Tobolowsky, cioè il colonnello Nunziatella di Spaceballs, Balle spaziali…), delle scene di inseguimenti in macchina adrenaliniche e ben girate, capiamo di essere di fronte ad uno dei prodotti migliori degli anni Novanta! Ciao!


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7 risposte a "Basic Instinct: recensione del film"

  1. Il film più famoso (e famigerato) di Paul Verhoeven, nemmeno quello girato meglio, però il più mitico, tutti lo ricordano per i motivi diciamo facili (le non mutande di una Sharon Stone perfetta e bella da essere letale), eppure resta un gran film proprio grazie alla sua regia e al modo di portare carne e sangue nel cinema americano. Un giorno la sua grandezza sarà chiara e andrà oltre l’assenza della biancheria intima. Gran post ora mi recupero anche quello di “Atto di forza”, altri titolo della mia vita 😉 Cheers!

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    1. Basic Instinct ha avuto decisamente una grande influenza sul cinema hollywoodiano successivo! Verhoeven aveva un sacco di idee ed energia intorno all’inizio degli anni Novanta e riuscì a fare una sua piccola rivoluzione grazie a questo gran bel film!

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  2. Ho vista di nuovo Basic Instinct recentemente e l’ho trovato cosi divertente. Lo stesso que Sharon si diverte con questo catalogo di uomini imporenti verso la sua forza. Allora, perché la polizia non fa nemmeno un test del DNA?
    (Scusa il mio italiano, fa tanto che non lo parlo e ancora più che non lo scrivo)

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    1. Eh, la prova del DNA è il difetto più grande della sceneggiatura… Si dice che sia perché fu scritta quando ancora la prova del DNA non si usava molto! Ma nel 91 effettivamente sarebve stata la prima cosa fatta dalla polizia! :–)

      E il tuo italiano è ottimo! Gracias por tu comentario!!!

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