Top Secret!: recensione del film

6k3kdxibcpt2ipi2v5gqvz5hra5Jim Abrahams e i fratelli Zucker fecero irruzione nel mondo del cinema nel 1980 con il loro strepitoso Airplane! (in italiano: L’aereo più pazzo del mondo), una commedia brillante e divertentissima che esplorava il lato comico dei disaster movie aerei che tanto andavano di moda negli anni Settanta (come per esempio i ben quattro film della saga Airport usciti nel 1970, nel 1974, nel 1977 e nel 1979). Ma mentre ricordo perfettamente di aver visto più volte questo film da piccolo, non avevo mai visto prima di ieri il loro secondo film: Top Secret!, uscito nel 1984. Stavolta il bersaglio della parodia è il genere di guerra e quello di spionaggio, ma in realtà non mancano bordate anche a film romantici e musicali. Inutile dire che mi ci sono divertito come un bimbo alle giostre, ho riso dall’inizio alla fine!

Il protagonista del film è un giovanissimo Val Kilmer qui al suo esordio in un ruolo che gli calza a pennello: quello di una rockstar statunitense, Nick Rivers, in pieno stile Elvis Prestley che si improvvisa eroe della Resistenza nella Germania dell’Est durante la Guerra Fredda, una Germania dell’Est che in realtà è semplicemente messa in scena come la Germania nazista della seconda guerra mondiale. In questa sua avventura incontra l’amore della bella Hillary (Lucy Gutteridge), deve fronteggiare i malvagi generali e colonnelli tedeschi (Jeremy Kemp e Warren Clarke), unirsi ai combattenti della Resistenza francese (per qualche strano motivo!) capitanati dal biondo Nigel (Christopher Villiers), e salvare lo scienziato padre di Hillary, il dottor Flammond (Michael Gough, ovvero l’Alfred dei Batman di Tim Burton). La forza del film sta nell’avere una trama da seguire che usa tutti i classici cliché dei generi di riferimento (l’imprigionamento e la tortura dell’eroe, la fuga dalla prigione, la liberazione dello scienziato costretto a lavorare per i cattivi, spie che vengono scoperte o tradite, la storia d’amore dell’eroe…) e nel fatto che tutte, e dico tutte, le scene siano irresistibilmente comiche ancora oggi a 35 anni di distanza. Sì, magari qualche riferimento è un po’ difficile da cogliere adesso, ma il potenziale comico del film va ben oltre il riferirsi a film e personaggi esistenti!

Al contrario di Airplane!, qui sono limitati anche i cameo di attori di richiamo. Essenzialmente ce ne sono soltanto due: Omar Sharif nei panni di una spia inglese e Peter Cushing nei panni di un venditore di libri svedese simpatizzante della Resistenza. Le scene del primo sul treno in corsa, col dialogo con l’informatore venditore di souvenir e il suo inaspettato ritorno per parlare con Hillary sono a dir poco splendide, e la scena con Peter Cushing e la sua lente di ingrandimento (presa pari pari dal suo film The Curse of Frankenstein del 1957, La maschera di Frankenstein in italiano) è semplicemente geniale. D’altronde lo svedese è una lingua difficile da comprendere!

Ma in realtà l’intero film è una sequenza di scene brillanti una dietro l’altra. Dialoghi con scenette non sense a fare da sfondo (penso a quelle in pizzeria o nel parco con la statua del piccione), personaggi che dicono vaccate insensate mantenendo facce serissime, e trovate geniali a non finire: biciclette che si comportano come cavalli, lentissimi plotoni d’esecuzione, l’anal intruder (!), la stazione del treno semovente, il tedesco che invariabilmente è yiddish (la lingua degli ebrei ashkenazi, come ebrei sono i registi del film), il partigiano Latrine che entra sempre in scena ferito, la mina attira-sottomarini, sparatorie usate per giocare a tris con le finestre, tutto ciò che può succedere ad una mucca sotto copertura, la lunga presa in giro di The Blue Lagoon (Laguna blu, 1980) così come di altri innumerevoli film come Casablanca e i film musicali di Elvis o serie televisive come M.A.S.H.

Insomma, novanta minuti di risate (che continuano anche coi titoli di coda)! Io continuo a domandarmi perché non abbia scoperto prima questo film e non vedo l’ora di rivederlo più volte per apprezzarne ancora di più tutte le sue trovate, sicuramente troppo numerose perché una prima visione sia sufficiente a sfruttarne il grandissimo potenziale comico! Ciao!


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4 risposte a "Top Secret!: recensione del film"

  1. Io l’ho GIA’ visto e rivisto più volte, che per cogliere tutte le sue spassose sfumature una visione naturalmente non può bastare 😉
    In questo caso, poi, anche il buon doppiaggio italiano d’epoca fece fatica ad adattare alcune battute originali in modo che risultassero altrettanto divertenti nell’idioma nostrano: un caso particolarmente non riuscito -credo non per colpa degli adattatori, vista la grande difficoltà per lo spettatore nostrano di cogliere il riferimento- lo trovi proprio nella sequenza della pizzeria dal formaggio assai filante 😀 … quando il gruppo dubita dell’identità di Kilmer/Rivers, in lingua originale lo fa su basi musicali, arrivando a insinuare che lui possa essere il celebre jazzista statunitense Mel Tormé (quanto di più lontano ci sia dallo stile di Nick Rivers, quindi), molto ben conosciuto in patria ma non altrettanto da noi (se non dagli addetti ai lavori e pochi altri) ragion per cui è comprensibile, da una parte, il non aver voluto correre rischi nell’adattamento. Dall’altra, però, l’effetto comico dovuto al contrasto Tormé/Rivers viene del tutto annullato da un incoerente “come facciamo a sapere che il suo profumo non è Mallarmè?” dove, invece, in originale ci si chiedeva in pratica “come facciamo a sapere che lui NON E’ MEL TORME’?”, cosa che Val Kilmer smentiva all’istante con il suo scatenato rockabilly in pizzeria. Insomma, il pubblico italiano ha qui perso una battuta brillante e nemmeno lo sa (due battute, anzi, se consideriamo che alla fine del numero di Kilmer -quando ormai il gruppo è convinto che lui sia proprio chi dice di essere- si afferma “Scusate, ma questo non è Mel Tormè’ ” e non “Non è Mallarmè” come da doppiaggio nostrano)… 😉

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    1. Forse mi sbaglio, eh, ma non sarà per colpa di un doppiaggio poco azzeccato che il film in Italia non abbia avuto un grande successo? Perché io guardandolo in inglese mi ci sono divertito un sacco, a livello di Airplane! (che invece anche in Italia ha goduto di un certo successo) o The Naked Gun!

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      1. E’ un po’ lo stesso problema che si incontra con i Monty Python: per quanto professionale e ben fatto possa essere, non c’è doppiaggio capace di rendere al 100% le loro meravigliose battute originali! Tornando a quei ragazzacci di Zucker, Zucker e Abrahams devo ammettere, visto che hai citato Airplane, che quest’ultimo in effetti ha usufruito di un trattamento/adattamento migliore rispetto a Top Secret…

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