Mistery Train: recensione del film

mystery-train-1989-05-gNon si può dire che col suo quarto film, Mystery Train (1989, uscito in Italia col titolo Mystery Train – Martedì notte a Memphis), Jim Jarmusch si sia allontanato troppo dal suo stile. Forse, essendo il suo film precedente quella brillante commedia di Down By Law (Daunabailò, 1986), sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più di quella che sembra essere una semplice evoluzione dei primi due lavori del regista, Permanent Vacation (1980) e Stranger Than Paradise (Più strano del Paradiso, 1984). E invece l’atmosfera di Mystery Train torna proprio ad essere quella dei suoi primi lavori, mettendo da parte un umorismo esplicito come quello incarnato dal Roberto Benigni di Down By Law e tornando a far ridere per il non sense e le situazioni surreali più che per vere battute o dialoghi brillanti.

Mystery Train è composto da tre storie che si intrecciano perché tutte si sviluppano nel giro delle stesse 24 ore a Memphis e perché i protagonisti di ognuna di esse passano tutti da uno scalcinato hotel in un quartiere povero della città. Nel primo episodio, Far From Yokohama (Lontano da Yokohama), una coppia di giovani turisti giapponesi (Masatoshi Nagase e Yûki Kudô) arriva in città per visitare il Sun Studio, lo studio di registrazioni dei grandi pionieri del rock ‘n roll come Elvis Prestley, e Graceland, la casa di quest’ultimo. Nel secondo, probabilmente il più debole dei tre, Ghosts (Fantasmi), un’italiana (Nicoletta Braschi) conosce una serie di strani personaggi della città prima che gli appaia una visione del fantasma di Elvis. Nell’ultimo episodio, Lost In Space (Perduti nello spazio, come la serie televisiva di fantascienza), un inglese (Joe Strummer), suo cognato americano (Steve Buscemi) e un amico afroamericano (Rick Aviles) si mettono nei guai con la legge dopo che il primo e il terzo hanno perso il lavoro per la crisi economica.

Nonostante la struttura più elaborata del solito, è chiaro da questo breve riassunto che tutti gli elementi del cinema di Jarmusch sono presenti in questo film.

  • Primo: la musica la fa da padrone, con la palpabile ossessione per Elvis (e per Carl Perkins) comune ai tre episodi, con la presenza del cantante dei Clash e di Screamin’ Jay Hawkins (di cui era ossessionata la protagonista di Stranger Than Paradise) tra gli attori protagonisti, con la voce di Tom Waits che fa il dj notturno (era dj anche in Down By Law), e con una splendida colonna sonora del solito John Lurie, che per la prima volta però non appare come attore. Pure il titolo del film è una famosa canzone che viene da Memphis e di cui Elvis fece una famosa versione!
  • Secondo: ancora una volta seguiamo le vicissitudini di mezzi criminali, poveracci, o semplicemente persone semplici che hanno una vita noiosa e senza prospettive (si pensi ai due lavoratori dell’hotel interpretati da Cinqué Lee e Jay Hawkins).
  • Terzo: tutti, o quasi, fumano a nastro durante tutto il film.
  • Quarto: il film va contro le più basilari regole non scritte della Hollywood mainstream, in questo caso con la scelta di avere come protagonisti attori che siano quanto di più lontano dallo standard dell’epoca, cioè il maschio statunitense bianco. Qui troviamo due giapponesi che non parlano inglese, un’italiana che lo fa con un forte accento, ed infine un inglese e un afroamericano (insieme ad uno Steve Buscemi che ha un ruolo non troppo diverso da quello che avrà in The Big Lebowski quasi dieci anni dopo)!
  • Quinto: Jarmusch ancora una volta mostra sullo schermo degli Stati Uniti brutti, sfatti, sporchi, vissuti da persone stanche della vita che non vedono niente di positivo nel loro futuro.
  • Sesto: non mancano nemmeno le sue classiche inquadrature coi personaggi ripresi di lato mentre camminano per dei marciapiedi in zone disastrate della città. E c’è pure l’onnipresente dialogo in cui secondo un personaggio due luoghi sono uguali tra loro, in questo caso Memphis e Yokohama, che più diversi non potrebbero essere!

Insomma, anche se potrei continuare, ci siamo capiti. Dopo aver visto i primi quattro film di Jarmusch è come se un po’ lo si conoscesse, visto che il suo modo di fare cinema rivela molto della sua personalità. Questo Mystery Train ha moltissimi pregi e l’unico difetto che se non siete particolarmente appassionati allo stile del regista certamente non sarà questo il film che vi farà cambiare idea. Il ritmo è lento, i personaggi ci mettono del tempo a presentarsi e se cercate un climax intenso non lo troverete. Personalmente, pur se un gradino sotto Down By Law, considero Mystery Train un gran bel film che mostra una faccia degli Stati Uniti che raramente si vedeva sul grande schermo sul finire degli anni Ottanta e che tuttora pochi registi hanno il coraggio di mostrare. Jarmusch ci mostra povertà, razzismo e tristezza ma riesce a farlo in film per niente deprimenti grazie al suo strano senso dell’umorismo un po’ surreale pur se calato in un mondo assolutamente realista. Credo sia questa, in fondo, la sua forza! Ciao!


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