The Painted Veil: recensione del film

the-painted-veilEdward Norton a Hollywood ha fama di essere un piantagrane, ed è probabilmente per questo che ultimamente lo si vede pochissimo in grandi produzioni e blockbuster. D’altronde è abbastanza normale che i produttori evitino un attore che, per quanto bravo, si mette a modificare i copioni senza che nessuno glielo chieda e a discutere coi registi che invece, teoricamente, dovrebbe ascoltare! E non mi invento niente, sono tutte cose successe durante la lavorazione di film come, per esempio, American History X (1998) e The Hulk (2008), per citare giusto due esempi.

Nel film di cui sto per scrivere Norton è riuscito, da produttore oltre che attore protagonista, a litigare con una parte del resto dei produttori (quelli cinesi), e ha pure messo mano in maniera corposa alla sceneggiatura modificando il proprio personaggio a suo piacimento. Ha anche scelto personalmente l’attrice co-protagonista, Naomi Watts. Sto parlando di The Painted Veil (Il velo dipinto) del 2006, per la regia di John Curran, che poi non avendo goduto di una gran campagna pubblicitaria, è stato un mezzo flop recuperando a malapena il suo budget di una ventina di milioni di dollari. Ma che risultato ha ottenuto il buon Norton con tutto il suo lavoro? Mixed, come direbbero gli anglofoni: il film è riuscito soltanto in parte.

La trama in due parole è la seguente: nei primi anni del Novecento, il dottor Fane (Norton) lavora per conto del governo inglese in Cina. Riesce a sposare la bella Kitty (Watts) che coglie l’occasione per fuggire dalle grinfie di sua madre e appena può tradisce il povero dottore (con Liev Schrieber, il sospetto numero uno nella saga di Scream!) che, per ripicca, si fa trasferire in un’area colpita da una terribile infezione di colera. Una volta arrivati, i due conosceranno l’unico altro bianco nella zona, Waddington (Toby Jones) e impareranno cosa sia vivere in una zona povera di un paese per loro quasi del tutto incomprensible. Non scrivo altro per evitare spoiler.

Cosa funziona nel film? Grazie al coinvolgimento di produttori cinesi e all’aver girato quasi tutto il film in Cina, i set e i luoghi raffigurati nei film sono a dir poco splendidi. Anche la ricostruzione storica della Cina del principio del Novecento colonia inglese e ancora dominata da superstizioni e signori della guerra locali è notevole. Ed è grazie alla combattività di Norton e del regista che tutto questo, inclusi il ruolo dei nazionalisti e la crudezza dell’epidemia di colera, è rimasto nel film nonostante le proteste dei cinesi che forse avrebbero preferito una ricostruzione storica meno fedele e più idealizzata.

La storia d’amore funziona pure quella. Le motivazioni dei personaggi sono abbastanza semplici ed è facile intuire come si dipani la trama, ma un film del genere non conta sul colpo di scena per riuscire, naturalmente. D’altra parte, il personaggio di Norton se all’inizio del film risulta decisamente negativo a causa della sua reazione leggermente eccessiva al tradimento della moglie, poi si converte in un martire progressista che sacrifica tutto sé stesso per curare gli abitanti del villaggio che stanno morendo come mosche per il colera. Chiaramente Norton non ha resistito, una volta messa mano al personaggio, a renderlo accattivante ed eroico agli occhi di un pubblico moderno, e questo non gioca a favore della qualità del film ai miei occhi (un po’ come il personaggio di Brad Pitt in 12 Years a Slave (12 anni di schiavitù, 2013) che sta lì solo per dire a tutti che la schiavitù è una brutta cosa). Ma in fondo non ci sono praticamente personaggi negativi: anche Waddington non si sollazza con una semplice concubina, ma ne è innamorato, e lei di lui! Insomma, l’ottima ricostruzione storica alla fine risente dell’inserimento di personaggi un po’ poco credibili (anche se forse questo difetto è almeno in parte dovuto al libro da cui è tratta la storia, ma non avendolo letto non saprei dire). La stessa Kitty passa da aristocratica viziata a missionaria che dà tutta sé stessa per un esercito di orfani cinesi! Ma ho scritto abbastanza dei personaggi.

Alla fine come storia d’amore tormentato funziona questo The Painted Veil, e, pur se scontato (finale incluso), ha tutti gli elementi giusti del genere in cui si inserisce. Il pubblico non l’ha premiato con grandi incassi, ma essendo il terzo film tratto dallo stesso libro forse il tema aveva già stancato? Non credo, essendo i precedenti film del 1934 e del 1957, ma chi può dirlo!? Se vi piace il genere, credo che il film non vi deluderà, ed è assolutamente imperdibile se vi piacciono Edward Norton e Naomi Watts, che per quanto mi riguarda qui offrono delle performance molto credibili. Però non aspettatevi un film perfetto, ciao!


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