Down By Law: recensione del film

maxresdefault-1Down By Law è un film del 1986 scritto e diretto da Jim Jarmusch. I protagonisti sono due musicisti, Tom Waits e John Lurie, e uno strepitoso Roberto Benigni probabilmente nel suo periodo migliore come attore comico (Non ci resta che piangere è di due anni prima, per dire). Il titolo italiano è curioso: Daunbailò, cioè il titolo originale come se fosse pronnunciato da Benigni stesso nel suo inglese maccheronico. Per intendersi, il significato di down by law è qualcosa come incarcerati, messi dentro.

Questo è per me il primo film davvero bello di Jarmusch, la prima commedia che funziona dall’inizio alla fine e dove si ride di gusto. E gran parte del merito va a Roberto Benigni che qui è assolutamente inarrestabile, è pura energia comica! La prima mezz’ora, infatti, ricorda molto da vicino Stranger Than Paradise, con la presentazione di Zack e Jack, i personaggi interpretati da Tom Waits e John Lurie. Il primo è un dj fallito e il secondo è un criminale da quattro soldi, un magnaccia, con cui è facile simpatizzare date le parole spese in suo favore da una delle prostitute da lui sfruttate. Entrambi vengono incarcerati per delitti gravi ma non commessi da loro, ed è a cominciare dalle scene in carcere, con l’arrivo di Roberto (Benigni) che si ride per davvero.

Roberto, o Bob come preferisce farsi chiamare dai due compagni di cella, è un italiano che non parla quasi per niente inglese e si aiuta con un taccuino dove ha segnato un po’ di espressioni utili per comunicare. Poco a poco riuscirà a fare breccia nei silenziosi Zack e Jack e i tre diventeranno amici, ancor prima che compagni di evasione. Il finale surreale con Bob che si innamora di Nicoletta (Braschi), italiana trovata per caso nel ristorante sperduto dello zio, è anch’esso pieno di trovate dal potenziale comico notevole.

Io credo che Jarmusch qui abbia giocato un jolly che gli ha fatto vincere la partita, per usare una metafora in linea col personaggio di Bob, e quel jolly è proprio Benigni. Quest’ultimo, di fatto, eleva Down By Law a commedia strepitosa e riguardabile più volte senza timore di annoiarsi. Ogni secondo con Benigni sullo schermo è meritevole di essere visto e rivisto, inclusi quelli non comici come per esempio quando rivela il motivo della sua incarcerazione. D’altra parte, Waits e Lurie danno vita a due personaggi simili tra loro che fanno da perfetta spalla comica a Benigni in una combinazione più che azzeccata.

Jarmusch si limita a ripetere i temi e gli stilemi a lui cari ma stavolta, al terzo tentativo, riesce a fare un film strepitoso. Ritroviamo quindi il bianco e nero di Permanent Vacation. I protagonisti sono ancora una volta dei piccoli criminali o comunque degli emarginati dalla società (cosa in comune sia con Permanent Vacation, sia con Stranger Than Paradise). L’ambientazione nella St Louis povera e sporca e in carcere rifugge il “bello”, anche se le paludi della Louisiana con le loro mangrovie infinite dell’ultima parte del film hanno un certo fascino. E poi la musica la fa come sempre da padrone, con una colonna sonora firmata da Lurie finalmente ascoltabile e arricchita pure da due splendide canzoni di Tom Waits in apertura e chiusura del film (Jockey Full Of Bourbon e Tango Till They’re Sore).

Quindi perché Down By Law risulta di così tanto superiore ai due precedenti film del regista statunitense? Come detto per i tre protagonisti (Benigni una spanna sopra gli altri due) e la perfetta chimica tra di loro, il tutto combinato da una sceneggiatura più quadrata. Non fraintendermi, il non sense tipico di Jarmusch c’è pure qui, ma l’atmosfera surreale non fa che rendere i dialoghi in quel misto di inglese e toscanaccio ancora più divertenti.

Se dovessi consigliare a qualcuno di guardarsi qualcosa di Jarmusch eviterei l’ordine cronologico e suggerirei di partire da questo Down By Law. Mette in chiaro quale sia lo stile del regista e ne dimostra il grande potenziale, cioè quello di far ridere mostrando le vite dei reietti della società statunitense. Il cinema di Jarmusch mostra l’opposto del sogno americano e lo fa non risparmiando sulla crudezza e la crudeltà degli odierni Stati Uniti (i poliziotti in questo film sono tutt’altro che eroi senza macchia e senza paura), ma allo stesso tempo divertendo ed intrattenendo. Ciao!


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13 risposte a "Down By Law: recensione del film"

  1. Ecco, in Down By Law c’è il Roberto Benigni che voglio ricordare, non quello innocuo e fin troppo “normalizzato” di questi ultimi anni… e che magnifica tripletta con Waits e Lurie! Io riuscii a vederlo al cinema, non molto tempo dopo la sua uscita (eh, i bei tempi in cui i film non sparivano dalle sale a velocità curvatura)… 😉

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    1. Hai ragione da vendere: il Benigni buonista che legge Dante non lo reggo, a me piaceva in Berlinguer ti voglio bene (con il mitico Monni!), Non ci resta che piangere… e Down By Law, appunto!

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      1. Non mi era dispiaciuto nemmeno il tocco surreale che ancora aveva ne Il mostro (1994), per me superiore a Johnny Stecchino 😉 Peccato davvero per il presente: all’inizio credevo che Dante e la Costituzione fossero semplicemente dei personali progetti temporanei circoscritti nel tempo (e in quest’ottica, ma SOLO in quest’ottica, ci potevano pure stare) ma poi… lasciamo perdere, che a pensarci ci si fa solo il sangue amaro 😦

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      2. Io lui come regista l’ho sempre trovato un po’ pesante, mi è sempre stato difficile arrivare in fondo ai suoi film… Ma mi guardo Il mostro e Johnny Stecchino di fila cento volte prima di ascoltarlo con Dante e la Costituzione, questo è sicuro!!!

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