The Princess Bride: recensione del film

the-princess-brideThe Princess Bride (ovvero La principessa sposa, ma tradotto in italiano con l’assurdo e generico titolo La storia fantastica al contrario del libro su cui è basato che fu tradotto correttamente qualche anno prima) è un film del 1987 girato da Rob Reiner (Stand By Me, 1986, Misery, 1990). I protagonisti di questa avventura romantica dal gusto fantasy sono Cary Elwes (ovvero il Robin Hood di Mel Brooks nel 1993) e la bellissima Robin Wright coadiuvati da un cast eccezionale che include André the Giant, Peter Falk e un Mandy Patinkin nel suo ruolo della vita. Questo (che fu anche un gran successo al botteghino) è un altro di quei film cult imperdibili di quel triennio 1985/87 in cui uscirono film d’avventura memorabili come, per esempio, The Goonies di Richard Donner e Young Sherlock Holmes (Piramide di paura) di Barry Levinson.

Qual’è la trama di The Princess Bride? Il nonno Peter Falk legge una fiaba al piccolo Fred Savage a letto con la febbre, fiaba che è appunto la nostra storia fantastica. La principessa Buttercup (in italiano BottondoroRobin Wright) è innamorata dal servitore Westley (Cary Elwes) che però tristemente viene dato per morto per mano del perfido pirata Roberts. Successivamente lei viene rapita da tre criminali: il siciliano Vizzini (Wallace Shawn), il gigante Fezzik (André the Giant) e lo spadaccino Iñigo Montoya (Mandy Patinkin). Mentre la portano via si accorgono di essere seguiti da qualcuno che poi si scopre essere proprio il temibile pirata che uno ad uno sfida a duello i tre malfattori per arrivare a Buttercup

E mi fermo per non rovinare la sorpresa a coloro che non abbiano visto questo capolavoro che, inutile dirlo, dovrebbero immediatamente rimediare a questo imperdonabile peccato cinematografico! Il film è non soltanto una splendida avventura dal gusto fantasy (pur se ambientata in un mondo che menziona i siciliani e l’Australia), ma anche una delle più belle commedie romantiche della storia del cinema moderno. Ci sono così tante scene indimenticabili e così tanti dialoghi memorabili che è difficile farne un elenco…

Io ho trovato riferimenti a questo film nei posti più impensabili! Un esempio? Nel gioco indie Cthulhu Saves the World uno dei nemici è uno spadaccino che cerca un uomo con sei dita in una mano… Proprio come Montoya! E come dimenticare la sua frase “My name is Iñigo Montoya, you killed my father, prepare to die!“, in italiano “Il mio nome è Iñigo Montoya, tu hai ucciso mio padre, preparate a morir!“? Il personaggio di Montoya è drammatico per la sua decennale ricerca di vendetta, ma anche splendido per il suo senso dell’onore e dell’amicizia. E la qualità dei personaggi è proprio uno degli elementi vincenti del film. Tutti sono ben scritti e ben caratterizzati e per la maggior parte si evolvono con la storia, in alcuni casi cambiando addirittura di ruolo da nemici ad amici dei due protagonisti, come è giusto che sia in un film sull’amore e sull’amicizia!

La qualità della sceneggiatura si accompagna ad una messa in scena eccezionale e ad un cast che funziona alla grande con una combinazione di talento e chimica tra i vari attori davvero formidabile. Riguardo alla messa in scena, basterebbero i tre minuti del duello a colpi di spada tra Roberts e Montoya per dimostrare quanto valga la pena di vedere questo film. D’altronde quella fu una scena preparata per mesi con l’aiuto di esperti di scherma che avevano precedentemente lavorato con Erroll Flynn e in film come Star Wars e il primo Indiana Jones! Ma tutto è curatissimo in questo film: le scenografie, i costumi, la colonna sonora (di Mark Knopfler, apparentemente grande fan del falso documentario girato da Reiner qualche anno prima This Is Spinal Tap)…

Scusate, forse non sto scrivendo nente di interessante, ma stavolta riesco solo a tirar fuori cose positive, non ho niente da criticare a The Princess Bride! I dialoghi sono brillanti, c’è un umorismo incredibilmente gustoso dall’inizio alla fine, e moltissima attenzione è stata spesa in ogni piccolo dettaglio. L’ho già detto che c’è pure un semi-irriconoscibile Billy Crystal, che l’anno successivo tornerà a lavorare con Rob Reiner nell’ottima commedia romantica When Harry Met Sally (Harry ti presento Sally)?

Come altri due film del periodo di cui ho scritto qui sul blog recentemente (Young Sherlock Holmes e Stand By Me), anche qui c’è una voce narrante, anzi due, volendo, visto che non solo il nonno Falk racconta la storia ma a volte viene interrotto dal piccolo Fred Savage. Nonostante la mia avversione verso i narratori onniscenti nei film, qui la cosa funziona alla grande ed offre notevoli spunti di divertentl nella narrazione!

Insomma, qui siamo di fronte ad un capolavoro, un’avventura fantasy romantica e comica che funziona su tutti i fronti in una fusione di generi unica che non ha eguali nella storia del cinema. È un film che non mi stanca mai anche se praticamente ogni anno negli ultimi venticinque anni me lo sono visto almeno una volta all’anno. Questo significa almeno due cose: 1) sono vecchio; 2) ve ne consiglio la visione alla grande! Ciao!


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9 risposte a "The Princess Bride: recensione del film"

  1. Ho riflettuto molto a lungo su questo film, per due motivi:
    1) per la sua natura all’interno del lungo filone fantasy anni ’80… Un filone di «fantasia» che io ho sempre visto come una palingenesi di universo “fantastico” che è esploso solo negli anni ’80 ma di cui possiamo rintracciare l’humus anche prima, e in entrambe le componenti, sia quella “scientifica” sia quella “fantasiosa” (fiabesco-inconscio-pseudomedievalistica) — i progetti falliti di Jodorowski («Dune», 1971-1976) e Boorman («Lord of the Rings», 1970), «Dungeons & Dragons» (1974), «Zardoz» di Boorman (1974), «Arzach» di Moebius (dal 1975), «Lancillotto e Ginevra» di Bresson (1976), o le operazioni letterarie post-moderne («Die unendliche Geschichte» di Michael Ende, 1979) hanno fatto nascere il filone, che esplode sono dopo il successo commerciale di «Star Wars» (1977), riuscita ibridazione tra “scienza” e “fantasy”, successo che viene cavalcato (se escludiamo dal «fantasy» il «Superman» di Dick Donner, 1978) proprio da Boorman («Excalibur», 1981), e da Matthew Robbins («Dragonslayer», 1981), Gerald Potterton («Heavy Metal», 1981), John Milius («Conan», 1982), Michael Mann («The Keep», 1983), Peter Yates («Krull», 1983), con un maestoso picco nel 1984-1986 (con i capolavori di Richard Fleischer, Jim Henson, Richard Donner, Ridley Scott, Wolfgang Petersen, Walter Murch, Russell Mulcahy, solo per dirne alcuni), declinato non solo con prodotti di cinema, ma anche di TV, cartoni, giocattoli (la serie animata dei «Masters» è dell”83, «Thundercats», altro ibrido tra sci-fi e sword-and-sorcerers, è dell”85), per non parlare di romanzi e romanzini, e che nell”87, l’anno della «Princess Bride» di Reiner, sembrava già in fase calante (l”87 è anche l’anno dei «Masters of the Universe» di Gary Goddard)…
    Ho spesso riflettuto che la base letteraria (il romanzo eccezionalmente post-moderno di William Goldman, scritto nel 1973, prima di Ende, con un florilegio di genialità letterarie alla Borges, Calvino ed Eco), e gli accenni a una realtà “storica” mai medievale (picari, spagnoli, galeoni: tutto ci parla di Cinque- se non apertamente di Seicento), che rimanda ad altri tipi di “romanzesco”, appunto “romanzo” e mai né gotico né nordico (dove invece il «fantasy» più puro sembra crescere), più dalle parti di Rabelais, Cervantes, Pulci, Ariosto che in quelle di Tolkien, Ossian, Blake, Walter Scott, Re Artù e compagnia cantante, mi hanno sempre fatto considerare «The Princess Bride» una sorta di fiction pseudo-storica, molto diversa dal «fantasy» anni ’80…
    E questo mi dispiaceva, perché, se rimaneva “fantasy”, allora l’avrei potuto considerare come «l’ultimo grande fantasy anni ’80»… e invece non posso!
    Dato questo “abbandono estetico” del film di Reiner, la Palma di «ultimo grande fantasy anni ’80» spetta quindi, a mio avviso, a «Willow» di Ron Howard, del 1988, che però arriva, per certi versi, perfino “dopo” la conclusione del filone (dell”88 sono i «Ghost Movies» celebri: «Beetlejuice» di Burton, «Scrooged» di Donner, «High Spirits» di Jordan, che giungono proprio alla vigilia del «Batman» di Burton, che chiude tutto il decennio, e di «Erik the Viking» di Terry Jones, che davvero “conclude” come ultimo cascame, vista la trasformazione della fiaba hollywoodiana in «Pretty Woman» e «Ghost» nel 1990)…
    2) Riflettevo anche sul fatto che in Italia «The Princess Bride» non ha avuto il culto che ha ottenuto in altre parti del mondo… sicché (come «Labyrinth») non ce la faremo mai a vedere una sua proiezione celebrativa su grande schermo… — la cosa mi fa sempre piangere di dispiacere…

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    1. Hai ragionissima sul fatto che in Italia questo film sia molto più oscuro che in altri paesi (anche in Spagna, per dire, è considerato un film di culto assoluto)!

      Adoro quando mi dài così tanti riferimenti, comunque, perché oltre a nominare film che adoro (Heavy Metal e Conan the Barbarian su tutti), mi posso appuntare un sacco di roba sulla mia to watch list! :–)

      In ogni caso io lo vedo abbastanza fantasy Princess Bride (e migliore di Willow, il cui DVD comunque è lì che mi guarda in attesa di farsi guardare), tra roditori giganti, foreste di fuoco, resurrezioni e giganti! Poi, è vero, ci sono anche australiani e siciliani, quindi la cosa è un po’ ibrida…. X–D

      Per farla breve, ora devo cercare i DVD di Krull, The Keep e Dragonslayer (almeno per cominciare)! Grazie!

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      1. «Krull» è proprio “fiaba”; molto evocative scene, fotografia, le musiche sinfonicissime, ma il ritmo è quel che è… Lo girarono anche a Cortina! C’è Liam Neeson giovane! Yates disse di non averlo girato come uno «Sword and Sorcerers»: non ho mai capito con quale logica l’abbia detto! — «Dragonslayer» ha il difetto che, nonostante ci sia tutto, Robbins non è mai stato un regista top, nemmeno all’esordio… — Mann ha disconosciuto «The Keep», e non ne ha mai davvero autorizzato una distribuzione home video: oggi esistono copie in Digital Download di Amazon, YouTube ecc. — «Willow» l’ho visto di recente: a me galvanizza! [forse sarà la musica ispirata a Schumann!]

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      2. Di Krull ho visto il trailer e mi sembra un adorabile delirio che non vedo l’ora di vedere thiefs, warriors, wizards…: sembra la pubblicità di Dungeons & Dragons!

        The Keep dal trailer sembra un film di Lynch più che di Mann, sono curiosissimo e spero di trovarlo (e sono avverso allo streaming, quindi mi attrezzerò in qualche modo).

        E infine Dragonslayer sembra proprio un fantasy classicissimo.

        In ogni caso l’estetica primi anni Ottanta mi fa impazzire, con gli effetti speciali del tempo e il girato su pellicola che già mi predispone bene…

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