Steamboat Bill, Jr.: recensione del film

annex20-20keaton20buster20steamboat20bill20jr._nrfpt_01Steamboat Bill, Jr. (il quantomeno fantasioso titolo italiano è Io… e il ciclone) è un film del 1928 diretto da Charles Reisner e con protagonista Buster Keaton. Essendo stato fatto quasi cento anni fa, si tratta naturalmente di un film muto e in bianco e nero, ma nonostante quello che possiate pensare, nel caso non l’abbiate visto, i suoi 71 minuti passano veloci come se fossero 15. È una commedia superdivertente!

Giusto due righe su Buster Keaton prima di parlare del film: fu una figura di spicco della Hollywood degli anni Venti e, dopo una decade per lui maledetta, tornò in auge per almeno altri vent’anni. Regista, sceneggiatore, attore, giocoliere, acrobata… Dire che fosse un artista a tutto tondo è minimizzare. Per esempio, non solo è il protagonista di Steamboat Bill, Jr., ma ne ha anche scritto il soggetto e ha fatto da regista insieme a Reisner.

Questo film è considerato l’ultimo capolavoro del suo primo periodo d’oro e, visto come quest’opera abbia conservato energia e qualità ad un secolo di distanza, è facile capirne il motivo. Fu un vero e proprio colossal per l’epoca, con centinaia di migliaia di dollari investiti in scenografie maestose ed effetti speciali ancora oggi notevoli. Inutile dire che fu un fiasco clamoroso al botteghino e che fu rivalutato soltanto successivamente.

Riassumere la trama è semplice ma non credo aggiunga molto alla recensione, essendo la storia una semplice scusa per intavolare una serie di situazioni comiche legate tra loro in maniera soltanto marginale. Bill Jr. (Keaton) lascia Boston per raggiungere il padre (Ernest Torrence), capitano di uno scalcinato battello a vapore sul Mississippi, proprio quando la concorrenza dello spietato affarista King (Tom McGuire) lo sta lasciando senza lavoro. Il padre non è felice di avere un figlio damerino di città e soprattutto non è contento della sua storia con la figlia di King (Marion Byron). Fin qui sembra quasi un Romeo e Giulietta ambientato in Louisiana, ma poi il secondo atto si concentra tutto sul padre incarcerato ingiustamente e sulla rocambolesca fuga organizzata dal figlio, e nel terzo atto ecco che quest’ultimo diventa un eroe salvando tutti quando un ciclone colpisce la zona.

No, evidentemente non è la trama che ha fatto entrare questo film nella grande storia del cinema. È un Buster Keaton strepitoso, espressivo con tutto il corpo tranne che con la faccia, sempre impassibile, che fa del film un one man show che funziona dall’inizio alla fine. Gli sketch dell’arrivo in stazione, della scelta del cappello, del motore del battello, della fuga dalla prigione… Hanno tutti dei tempi comici perfetti e fanno tuttora ridere di gusto! Keaton fa di tutto in questo film: salta, cade, vola, esegue dei numeri pericolosissimi tutti rigorosamente in prima persona, senza controfigura. Impossibile non aver visto la scena in cui due tonnellate di facciata di un palazzo gli cadono addosso e lui si salva grazie all’unica finestra della parete, per esempio!

E poi gli effetti speciali, ovviamente totalmente pratici, sono incredibili: edifici che volano, che si disintegrano, che galleggiano in balia della corrente del fiume… Il terzo atto è pieno di scene che meravigliano per i tecnicismi usati novanta anni fa dall’industria cinematografica. E anche alcune scelte di regia sono notevoli: mentre normalmente la telecamera inquadra la scena cone fossimo a teatro, in alcuni casi il regista anzi, i registi, si sono inventati cose più particolari come i personaggi che guardano in camera come fosse uno specchio, per esempio. E che dire delle scene ambientate nel teatro in balia del ciclone, con Keaton che grazie alla telecamera posizionata sapientemente rivela i trucchi di magia che egli stesso usava nei suoi tour dove inscenava spettacoli alla Houdini?

Insomma, stiamo parlando di un gran bel film, tuttora godibile, che ha segnato la storia del cinema. Non è certo una coincidenza che il primo cortometraggio animato di Topolino sia uscito qualche mese dopo col titolo Steamboat Willie, per dire. Ciao!


4 risposte a "Steamboat Bill, Jr.: recensione del film"

      1. Now the hours I spend translating everything make a little less sense… In fact I Google Translate everything as a start, and then I work on the translated text. Sometimes it’s ok, sometimes it’s a mess, but I guess that it doesn’t change the sense and meaning of the original!

        Piace a 1 persona

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