The World’s End: recensione del film

the-world-s-end-1083879-twobyoneL’ultimo film della trilogia del Cornetto è The World’s End (per il mercato italiano, The World’s End – La fine del mondo) uscito nel 2013. Se in Shaun of the Dead (2004) il Cornetto era all’amarena per simboleggiare il sangue degli zombie e in Hot Fuzz (2007) era alla vaniglia con carta azzurra, il colore della polizia, qui il cornetto è alla menta e di colore verde per riprendere un classico colore di UFO e alieni. Infatti ecco che nel terzo capitolo della trilogia Edgar Wright porta la fantascienza alla dimensione pub inglese!

Nonostante ci troviamo di fronte ad un altro film di fattura pregevole, va detto che probabilmente questo è il più debole dei tre, quello in cui forse per la troppa confidenza di tutto il gruppo di collaboratori storici Wright sembra essersi un po’ adagiato ed aver messo il pilota automatico. Naturalmente anche stavolta la sceneggiatura è curata nei minimi dettagli: per esempio, la trama del film viene snocciolata all’inizio col racconto della storica ultima uscita tra amici, un’uscita che si ripete pari pari ma dove tutto ha un diverso significato fino ad un finale completamente sopra le righe con tanto di invasione aliena.

In The World’s End, un Gary King (Simon Pegg) ormai quarantenne si riunisce coi suoi amici (tra cui il solito Nick Frost e un Martin Freeman con una parte finalmente un po’ più corposa dopo le sue fugaci apparizioni nei primi due capitoli della trilogia) a vent’anni dall’ultimo tentativo di visitare tutti e dodici i pub di Newton Haven, la loro cittadina natale. King era uno ganzo vent’anni prima ma è rimasto lo stesso, si veste allo stesso modo, ascolta le stesse audiocassette… ed è un alcolizzato. Fa un po’ effetto scrivere di questo film dopo che Simon Pegg ha ammesso di essere riuscito a disintossicarsi dall’alcool soltanto recentemente e aver dichiarato che scrivere questo film fosse stato un modo per chiedere aiuto, una maniera di ammettere il suo problema. Ma sto divagando.

La notte di pub crawl (così si chiama questa usanza tipicamente anglosassone di passare da un pub all’altro bevendo in ognuno di essi e ubriacarsi come se non ci fosse un domani) si rivelerà fin troppo simile a quella di vent’anni prima, anche se i nostri eroi scopriranno presto che le persone di Newton Haven non sono cambiate per niente perché… sono state rimpiazzate da degli androidi. E qui mi fermo!

Non c’è niente che non funzioni in questo film: gli attori sono tutti bravissimi, Wright continua a stupire per la sua bravura alla regia, il montaggio è ancora una volta serratissimo, la colonna sonora è godevole… solo che al contrario di Shaun of the Dead che è una gran commedia e allo stesso tempo un fantastico film di zombie e Hot Fuzz che è una gran commedia ed anche un fantastico buddy movie, qui è difficile sostenere di essere di fronte ad un fantastico film di fantascienza. La parte commedia convince ancora una volta, si ride parecchio, specialmente all’inizio, ma la parte fantascientifica è meno quadrata, non sta realmente in piedi.

The World’s End è quindi un omaggio al genere che però non riesce ad entrare tra i suoi esempi più illustri. Detto questo, io il film l’ho visto più volte e mi ci sono sempre divertito, ma è evidente che la prima parte, più commedia, è molto più forte della seconda. Anche qui i nomi dei personaggi hanno tutti un significato così come in Hot Fuzz, e pure i nomi dei pub suggeriscono cosa aspettarsi in ognuno di essi. E i riferimenti a film di fantascienza si sprecano, come quella al poster di The Thing (La cosa, 1982) che mostra l’alieno con il volto illuminato così come gli androidi del film di Wright. Anche il tema del film è vicino a quello del capolavoro di John Carpenter, visto che le persone sono state sostituite dagli alieni, in questo caso però con androidi. E la cospirazione aliena è un grande classico del genere (senza andare troppo lontano, si pensi a They Live, Essi vivono, 1988, sempre di Carpenter).

Insomma, c’è qualità, ci si diverte, ma la sensazione è quella di essere di fronte al peggior capitolo della trilogia del Cornetto. Che non vuol dire che non si tratti di un buon film! Ciao!


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16 risposte a "The World’s End: recensione del film"

  1. Pingback: Star Trek Beyond
  2. Diciamo che una certa conoscenza della sci-fi britannica può aiutare ad apprezzare meglio pure la parte fantascientifica di The World”s End (Guida galattica per autostoppisti e Doctor Who sono i primi esempi illustri che mi vengono in mente) 😉

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  3. In difesa di Wright devo dire che ci sono delle punte di classe che gli altri film non hanno: le scene d’azione sono incredibili e si “vede” che ha messo a frutto l’esperienza con Scott Pilgrim (soprattutto la prima delirante sequenza nel bagno, “WHAT THE FUCK!”), le musiche sono utilizzate sempre meglio, e infine la messa a nudo del “Re” Gary King è un momento particolarmente toccante per me. Concordo che la prima parte funzioni molto meglio della seconda, e poi quel finale… boh, non mi convincerà mai fino in fondo.

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