Young Sherlock Holmes / Pyramid Of Fear: recensione del film

young-sherlock-holmes-56654aaf19b55Finalmente mi metto a scrivere di Piramide di paura (è conosciuto con due titoli in inglese: Young Sherlock Holmes e Pyramid Of Fear), film scritto da Chris Columbus e diretto da Barry Levinson uscito nel 1985. Perché finalmente? Perché questo è senza dubbio uno dei film che amo di più, e non solo perché il protagonista è una versione giovane di Sherlock Holmes, personaggio creato da Arthur Conan Doyle che adoro praticamente in tutte le sue incarnazioni (come già ammesso nella mia imperdibile lista di dieci personaggi importanti della mia vita).

Ho già nominato questo film in altre recensioni, per esempio per metterlo al primo posto nel mio personale trittico di migliori film d’avventura con adolescenti seguito da Stand By Me di Rob Reiner e The Goonies di Richard Donner ma scritto anch’esso dal buon Columbus (in quel periodo non lo fermava nessuno, scrisse pure Gremlins, film diretto da Joe Dante).

E insomma eccoci a Pyramid Of Fear. Perché mi piace tanto? Prima di tutto perché usa i personaggi di Doyle senza stravolgerli, tutt’altro: si nota l’amore verso Holmes e Watson grazie a una storia che si inserisce quasi senza problemi nel canone delle storie scritte da Doyle (l’unica cosa che non torna è che Holmes dovrebbe riconoscere Watson nel loro incontro da adulti in Uno studio in rossoA Study In Scarlet, ma è un dettaglio). Bellissimo come Columbus rispetti il ruolo di Watson, come sviluppi l’antagonista Moriarty, e come addirittura dia una spiegazione all’avversione verso il romanticismo del nostro amato detective.

Poi la storia è perfettamente bilanciata tra il mistero, l’azione e il fantasy ed è impossibile non esserne catturati dall’inizio alla fine. Tutti i personaggi sono ben scritti e ben interpretati, ogni scena serve o ad approfondirne i caratteri o a sviluppare l’interessantissima trama. E fatemela accennare questa trama: Watson (Alan Cox, figlio dell’attore Brian Cox) arriva a Londra e va alla scuola dove il giovane Sherlock Holmes (Nicholas Rowe) è già una vera celebrità grazie alla sua eccezionale intelligenza. Tra i due nasce immediatamente una grande amicizia e Watson scopre ben presto che Holmes è innamorato di Elizabeth Hardy (Sophie Ward), che vive insieme allo zio Rupert T. Waxflatter (Nigel Stock) nel campus. Le cose si fanno interessanti quando una ad una delle vecchie conoscenze di Waxflatter muoiono in circostanze misteriose, in preda a strane allucinazioni…

E mi fermo qui, niente spoiler! Se non avete visto il film, il consiglio è naturalmente di farlo il prima possibile. Non fu un grande successo al botteghino, recuperò a malapena il suo budget di 18 milioni di dollari, quindi supppongo che non tutti abbiano avuto la fortuna di vederlo.

Che altro dire? La realizzazione di questo film è spettacolare, con scenografie magnifiche, effetti speciali convincenti ancora oggi (con un mix di effetti pratici e alcuni tra i primi effetti creati al computer, niente meno che dalla Pixar, come il cavaliere animato della finestra della chiesa), e una colonna sonora epica da brividi composta da Bruce Broughton. Ogni dettaglio è curatissimo: la scelta di girare gli esterni ad Oxford fu azzeccatissima, coi suoi edifici alti, oscuri e gotici. Inoltre, lo Sherlock adolescente è ben diverso da quello che conosciamo grazie agli scritti di Doyle (è passionale ed impulsivo) e la storia del film ci darà tutti gli elementi necessari per giustificarne l’evoluzione verso il freddo detective di Baker Street che si diletta a risolvere crimini per non annoiarsi.

Forse Piramide di paura non ha la profondità di Stand By Me né è un’avventura così fantasiosa come quella di The Goonies, ma per me risulta sempre il miglior film dei tre, quello che riguardo più volentieri. Curiosamente, anche qui c’è una voce narrante, quella di Watson, che come nel caso di Stand By Me funziona perfettamente all’interno del film. E naturalmente è chiarissima l’influenza di Spielberg, qui produttore con la sua Amblin Entertainment, così come in The Goonies. Addirittura ci sono scene che ricordano i suoi primi due Indiana Jones (specialmente il secondo col suo tempio e i suoi riti), di pochi anni precedenti!

Le curiosità con cui potrei annoiarvi non finiscono qui, naturalmente. Per esempio, avevate notato l’elemento comune delle invenzioni nei tre film scritti da Chris Columbus nel giro di un paio d’anni, cioè Gremlins, The Goonies e Young Sherlock Holmes? Nel primo il padre del protagonista vende aggeggi improbabili da lui inventati; nel secondo Data ha un sacco di gadget che tornano utili nella ricerca del tesoro di Willy l’orbo; e nel terzo lo zio di Elizabeth non soltanto è un ex-professore, ma è anche un inventore!

E il dettaglio della pipa! E quello della lente d’ingrandimento! Ed il cappello! E il riferimento al fratello di Sherlock, Mycroft! Tutto fatto apposta per far impazzire un fan di Sherlock Holmes! E che dire… operazione riuscita, per quanto mi riguarda! Ciao!

PS: caratteristica non da poco per quanto mi riguarda, pur essendo un film per famiglie (non a caso prodotto da Spielberg), nel film c’è violenza, si vede del sangue, e muoiono varie persone, così come nel mondo reale. Negli anni Ottanta i film per ragazzi erano più intelligenti di quelli di oggi, o almeno consideravano i ragazzi più intelligenti di quelli fatti oggi…

PPS: e chi ci dice che Chris Columbus non abbia ricordato questo film quando fu chiamato a girare i primi due Harry Potter che hanno così tanti elementi in comune con Young Sherlock Holmes (giovani protagonisti, una scuola inglese…)?


10 risposte a "Young Sherlock Holmes / Pyramid Of Fear: recensione del film"

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