The Goonies: recensione del film

rexfeatures_843061a-e1431705329107The Goonies (I Goonies il titolo italiano, che non ha alcun significato: in inglese, goonies sta sia per sfigati, sia per abitanti di una precisa zona della città dove è stato girato il film) è un cult che più cult non si può. Basta fare un giro per la parte di Twitter che disquisisce di cinema per vedere di quanto amore goda questo film del 1985 diretto da Richard Donner, sempre menzionato negli imperdibili sondaggi tra i film da portare su un’isola deserta e tra i migliori film usciti nel suo anno. Ma mettendo da parte Twitter per un momento (o anche per più momenti), tutti, amanti del cinema e non, sanno chi sia Willy l’orbo e ricordano il momento del grido “Super Sloth!!!“. Ma questo film merita di essere considerato così bene?

Beh, sì, c’è poco da girarci intorno. Personalmente gli preferisco due film della stessa epoca e con ragazzini protagonisti, cioè Stand By Me (Stand By Me – Ricordo di un’estate, 1986) di Rob Reiner e Pyramid of Fear (Piramide di paura, 1985) di Barry Levinson, ma comunque stiamo parlando di un signor film! Di The Goonies sono memorabili i protagonisti, cioè il gruppo di amici formato da Mikey (Sean Astin, ovvero Sam nei Lord of the Rings, Il signore degli anelli, di Peter Jackson, tra le altre cose), Mouth (Corey Feldman, che l’anno prima aveva lavorato in Gremlins di Joe Dante, l’anno dopo avrebbe lavorato nel già citato Stand By Me, e nel 1987 eccolo in The Lost Boys, Ragazzi perduti, di Joel Schumacher), Chunk (l’ora magrissimo Jeff Cohen), Data (Jonathan Ke Quan, proprio lui, il bimbo nel secondo Indiana Jones) e il fratello maggiore di Mikey interpretato dal giovanissimo Josh Brolin. Sono memorabili gli antagonisti, la banda Fratelli, i cui membri dovrebbero avere origini italiane e quindi mangiano pasta, urlano e gesticolano in maniera eccessiva. E ci sono scene indimenticabili come quella della scoperta del galeone o dell’evasione dei fratelli Fratelli con tanto di inseguimento a folle velocità.

Qui siamo di fronte ad un’avventura divertente che mescola pirati e adolescenza, amicizia e amore, violenza e umorismo, e lo fa alla grande! Ci sono moltissimi personaggi tutti ben delineati, tutti con un proprio carattere, e nessuno è di troppo. Anche se nessuno di loro ha una vera e propria evoluzione come, per esempio, in Stand By Me (ma lì la crescita e l’entrata nel mondo degli adulti sono i temi centrali del film, l’avventura è solo una scusa per raccontarli), in The Goonies ci si trova a seguire Mikey e compagnia come se fossimo anche noi parte del gruppo! La parte fantasy della storia crea un’atmosfera unica sin dalla prima scena in soffitta con il ritrovamento dei primi indizi per arrivare al tesoro di Willy l’orbo, e la rivelazione del galeone è semplicemente spettacolare. Erano gli anni Ottanta e tutti gli effetti speciali erano pratici, e qui non si badò a spese: si costruì un galeone pirata praricamente a grandezza naturale, e si dice che la cosa fu tenuta nascosta agli attori principali per far sì che la loro reazione di stupore fosse la più genuina possibile. La forza della scena dell’arrivo alla nave pirata dimostra che funzionò!

Ma soprattutto a funzionare qui sono i dialoghi. Visto che cinque adolescenti sono i protagonisti e che sono sullo schermo quasi sempre insieme il risultato è un caos di tafferugli, insulti, giochi, danni, discussioni tipiche di quell’età… e tutto suona naturale, spontaneo, sembra quasi impossibile che siano frutto della penna di Chris Columbus, qui sceneggiatore, anche se la storia viene attribuita a Steven Spielberg. Le scene di amicizia sono davvero tutte eccellenti, da guardare e riguardare per notare ogni volta nuovi particolari, nuovi dettagli che rendono questo film unico.

Ma non sarei io se non tirassi fuori qualcosa che non mi piace di questo film. Sono dettagli, ma fanno sì che nella mia personale lista dei migliori film d’azione anni Ottanta con ragazzi protagonisti The Goonies si piazzi terzo invece che primo! La colonna sonora per me funziona a metà: mentre la parte orchestrale è ok, le canzoni di Cindy Lauper sono invecchiate male e gridano “Anni Ottanta” ad ogni nota, cosa che per me ha un valore negativo, non positivo. E alcuni dei personaggi adulti risultano un po’ troppo idioti per i miei gusti. Sì, sono divertenti i membri della banda Fratelli, ma sono anche anche incredibilmente e inverosimilmente stupidi! A volte, e sempre per i miei gusti, troppo. E Rosalita… davvero crede alle parole di Chunk che traduce dall’inglese allo spagnolo quelo che le dice Chunk? La scena è divertente ma mi risulta un po’ artificiosa, al contrario del resto del film che trovo fresco e spontaneo.

È tutto! Sì, lo so, ho poche critiche, ma come detto The Goonies è un signor film, da vedere e rivedere! Ciao!


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18 risposte a "The Goonies: recensione del film"

  1. Supersonicamente top! Con valenze cinematografiche stupende nello script, per certi versi simile negli intenti a «Close Encounters», con un “eletto” che si rapporta a un suo mito/cinema per crescere e insieme restare bambino (Mickey e Willy sono come Dreyfuss e gli alieni, o come Elliot ed ET)… e si rapporta anche ai Predatori: per crescere Mickey deve anche rinunciare (alle pietruzze di Willy)… — da notare che il Willy/cinema anche lui obbedisce al monito di Indiana Jones: con un occhio ha rinunciato a vedere! — spettacolo! — anche perché Donner garantisce un equilibrio ridanciano e leggero autenticamente “young”, laddove Spielberg avrebbe avuto la mano assai più pesante (la mano leggera di Donner la si trova anche nel Dante di Explorers, però meno riuscito)

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    1. Hai ragione, alcuni dei temi cari a Spielberg si notano tutti nella storia, ma come te anche io sono felice che la regia sia capitata nelle mani di Donner che ha dato al tutto un tocco molto avventuresco (si dice così?) facendo un film così divertente e dinamico!

      E sì, Explorers purtroppo non è granché comparato ad altri superclassici del tempo… nonostante Dante alla regia! Prima o poi scrivo anche di quello!

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  2. Annata interessante il 1985. Ritorno al futuro, Ladyhawke, Piramide di paura, Il colore viola, Legend, Cocoon, solo per citarne alcuni. Tuttavia, a differenza di gran parte dei miei coetanei, questo film non ha accompagnato la mia infanzia. Comunque trovo che Richard Donner sia uno dei registi più sottovalutati della storia.

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    1. Hai ragionissima, grande annata! Era un gran periodo in generale per questo tipo di film (per dirne un altro, Big trouble in little China di Carpenter è del 1986!)!!! E non potrei essere più d’accordo con te su Donner: Ladyhawke, Lethal weapon, The goonies, e il suo praticamente-esordio dopo un sacco di gavetta in TV fu lo spettacolare The omen con Gregory Peck!!!

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  3. Pingback: Thor: Ragnarok

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