Gone Girl: recensione del film

rosamund-pike-gone-girlGone Girl, il cui vergognoso titolo italiano risulta essere L’amore bugiardo – Gone Girl, è un film del 2014 diretto da David Fincher, ovvero il regista di Se7en (1995) e Fight Club (1999), per nominarne giusto un paio. I protagonisti sono Ben Affleck e Rosamund Pike e il film è un thriller con una trama abbastanza complessa che sviscererò qui sotto. Quindi sì, questa è una di quelle recensioni in cui non posso fare a meno di utilizzare spoiler per parlare del film. Se non l’avete ancora visto, magari fate meglio a ripassare di qui dopo la visione. Cominciamo.

Nick Dunne (Ben Affleck) torna a casa una mattina dopo una lunga chiacchierata con sua sorella Margo (Carrie Coon) e scopre che sua moglie Amy (Rosamund Pike) è scomparsa. Per nulla scomposto, chiama la polizia e coopera con la detective Rhonda Boney (Kim Dickens) per sapere che fine abbia fatto Amy. Ben presto si capisce che il matrimonio dei Dunne era in crisi: Nick voleva chiederle il divorzio e da più di un anno aveva una relazione extramatrimoniale con la giovane Andie (Emily Ratajkowski). Nonostante questo, Nick si spende in una campagna mediatica per la ricerca della scomparsa Amy, che in gioventù era stata una bambina prodigio famosissima la cui immagine era stata sfruttata a dovere dai genitori. Per quasi un’ora di film seguiamo quindi le indagini della detective e le macchinazioni di Nick che qualcosa da nascondere ha, anche se probabilmente non è il responsabile della scomparsa della moglie. E poi…

Poi Fincher decide di raccontarci per filo e per segno cosa sia successo. La storia ci viene raccontata dalla stessa Amy attraverso le parole del suo diario e anche direttamente da lei stessa. Da vittima si trasforma in carnefice, essendo in poche parole una pazza psicopatica che vive una vita falsa in cui costruisce storie e rovina le vite degli sventurati che le capitano sotto mano (leggasi: tutti i suoi compagni). Addirittura si svelano i dettagli di come abbia inscenato il suo rapimento/assassinio in modo da incastrare il marito e farlo condannare a morte. E quindi non si capisce bene dove il film voglia andare a parare… ed ecco dove va a parare: Amy perde tutto il denaro per essere stata incauta di fronte a un paio di poco di buono in un hotel e quindi si butta su un piano B. Il piano B è andare dal suo ricchissimo ex Desi Collins (Neil Patrick Harris), inscenare il suo rapimento, ucciderlo, uscirne con la fedina penale pulitissima e tornare da Nick per avere un figlio da lui avuto con un’inseminazione artificiale.

Se in questo momento avete perso il filo sappiate che non siete i soli: la storia è questa e non torna quasi niente. In particolare, se il piano originale di Amy poteva anche stare in piedi, questa seconda parte improvvisata ha più buchi di un gruviera. Lei infatti arriva da Collins vari giorni dopo la sua scomparsa, cosa provata dalle telecamere di sicurezza della mansione principesca dello sventurato ex. E anche se lei avesse manomesso le registrazioni, come lo ha fatto in modo da apparire prigioniera per settimane quando non lo era? Ha lasciato solo la scena in cui sembra che lui l’abbia violentata e nient’altro? E lui non ha nessun alibi che provi che non poteva averla rapita nel momento della sua scomparsa? Diciamo la verità: alla fine del film ho pensato di aver visto per due ore e mezzo una ciofeca bella grossa (in maniera simile a quello che mi fa pensare il finale di un altro film di Fincher, The Game, del 1997). E’ un thriller in cui tutto viene svelato praticamente subito e in cui la trama non torna per niente! Ma…

C’è un “ma”. E se invece questo film fosse un colpo di genio? Sin dall’inizio i media giocano un ruolo fondamentale nella storia. Amy da piccola era un fenomeno mediatico conosciuto da milioni di persone. La scomparsa è pubblicizzata tantissimo in televisione e con eventi a cui partecipano centinaia di volontari. La messa in stato d’accusa di Nick dà il via a un carosello di interviste e dibattiti (e introduce anche il personaggio più bello del film, l’avvocato Tanner Bolt interpretato da Tyler Perry), ravvivato poi dal ritorno di Amy. In tutto questo è chiaro che i media decidono sin da subito che il colpevole della sparizione è Nick, e al ritorno di Amy decidono che lei è un’eroina sopravvissuta e che la coppia da loro formata uscirà da questa storia più forte di prima. E questo è quello che succede, nonostante i fatti indichino chiaramente Amy come una psicolabile assassina che ha prima tentato di incriminare il marito per una cosa che non aveva fatto e poi ucciso in maniera premeditata un uomo che voleva solo aiutarla!

Quindi l’intero film potrebbe essere un’acuta critica sociale al ruolo dei media e della celebrità che si impongono addirittura sui fatti reali, quasi un film sulle fake news prima che si cominciasse a parlare di fake news. Era questa l’intenzione di Fincher? O sto leggendo troppo in un film la cui sceneggiatura apparentemente fa acqua da tutte le parti? Gone Girl è una ciofeca o un colpo di genio? Ciao!

PS: l’ho detto che la colonna sonora firmata da Trent Reznor è strepitosa?


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14 risposte a "Gone Girl: recensione del film"

    1. E’ interessante perché è il film che ha incassato di più di Fincher (se non erro), ma secondo me non è nemmeno lontanamente il suo miglior film. E pare che la critica lo osanni abbastanza (79 su Metacritic, ancora di più su Rottentomatoes), ma secondo me ha dei problemi evidenti… te ne hai scritto, Nick?

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      1. Ci ho scritto solo 3 righe al numero 17 di Psych! (https://matavitatau.wordpress.com/2015/07/31/psych/) — è anche vero che dopo Gone Girl, Fincher non ha più fatto quasi nulla… — io ne ho un buon, ma non entusiasmante, ricordo: il finale mi piacque tanto, ma la storyline della Pike la trovai lunga, così come molte vicendine ancillari messe lì quasi per forza (in un film già abbastanza durevole: l’affair di Affleck con la giovinastra non lo trovai così necessario e portava via tanto tempo) — la tensione che Fincher riusciva a creare, specie nei momenti terminali (all’inizio e alla fine) però la sentii tutta!

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      2. Fincher è parecchio bravo, infatti all’inizio mi ha preso un sacco la storia e come hai detto te c’è un sacco di tensione! La parte centrale del film però si perde, e il finale… mah… attualmente propendo per un giudizio negativo, lo ammetto!

        E poi si, due ore e mezzo è un po’ troppo, già levando la studentessa si sarebbero risparmiati venti minuti buoni che non avrebbero guastato!

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  1. A me piacque. A mio avviso è uno di quei film in cui il regista intenzionalmente lascia lo spettatore di immaginarsi parte della storia “non raccontata”. Concordo che può avere l’effetto “WTF”, ma nel mio caso è stata una piacevole sorpresa.

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  2. Il comportamento dei distributori italiani è ondivago, quando si tratta (come in questo caso) di film tratti da romanzi di successo: o stravolgono il titolo, così nessuno capisce il collegametno con il libro, o lo ripetono identico anche se la casa editrice ha un gusto discutibile. Qui vale il secondo caso, e siccome la Rizzoli ha intitolato “L’amore bugiardo” il romanzo di Gillian Flynn, ecco il titolo italiano. Però tutti i media del mondo parlano di “Gone Girl”, capiranno gli italiani che è questo il film che ha fatto impazzire tutti? Chiamiamolo allora “L’amore bugiardo – Gone Girl”, tanto era moda dell’epoca anteporre il titolo italiano all’originale…
    La Flynn ha creato subito un effetto tornado e le case sono andate a frugare nella sua bibliografia: serve una bionda in una storia durissima, ce n’è? Ce n’è, e l’anno dopo esce “Dark Places – Nei luoghi oscuri” con Charlize Theron, dimenticato con la velocità del lampo 😛
    Se hai trovato “Gone Girl” ingarbugliato è solo perché la Flynn è così: il recente “Widows: Eredità criminale”, terzo tentativo del cinema di sfruttare i suoi romanzi, è un gioco continuo di flashback che dopo cinque minuti ti vien voglia di picchiare regista e sceneggiatore 😀
    A me “Gone Girl” è piaciuto parecchio, è una classica storia noir con tanto di crudele femme fatale – una Rosamund Pike che da allora non riesco più a guardare, tanto mi fa rabbrividire il grado di cattiveria che nascondono i suoi occhi! – che porta il protagonista all’inferno, e sempre secondo il noir classico ad un certo punto scopri che la storia non è come ti era sembrata, che non esistono buoni ma solo sfumature di male.
    La critica ai media è forte ma curiosamanete i media adorano questi “ritratti in nero”, infatti il film è stato pompato a dismisura proprio dagli stessi media che non si sono filati di pezzo gli altri film tratti dall’autrice, complice il fatto che il primo ha ricevuto una nomination agli Oscar e gl altri no. (E anche perché il primo è una produzione Fox, il secondo non è nessuno e il terzo è solo distribuito da Fox.)

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    1. Interessantissimo commento, grazie! Ammetto la mia ignoranza, non sapevo dei romanzi della Flynn… e visto che ho pure visto Widows e mi ha lasciato abbastanza freddino (ne ho pure scritto qui sul blog), credo che non mi metterò a cercarli!

      Effettivamente Gone girl se lo si prende come un noir è meglio: The big sleep è un grandissimo film e la trama fa acqua da tutte le parti! :–)

      E Rosamund Pike fa paura per davvero, concordo con te!

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  3. Ho visto il film una volta sola, però mi piacerebbe rivederlo per esaminare meglio questi dettagli. Trovo molto interessante questa tua analisi. Trattandosi di Fincher, comunque, vado sulla fiducia quindi dico che probabilmente si tratta di un colpo di genio 😊

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