Vatel: recensione del film

vatelI film in costume pare che non conoscano periodi di crisi e quest’anno non fa eccezione. Per esempio, soltanto ora nel mio cinema di fiducia potrei andare a vedere Mary Queen of Scots, Maria regina di Scozia, 2018, di Josie Rourke, The Favourite, La favorita, 2018, di Yorgos Lanthimos e L’échange des princesses di Marc Dugain. E invece ho deciso di guardarmi in DVD un film del 2000: Vatel, diretto da Roland Joffé e con attori e attrici altisonanti come Gérard Depardieu, Uma Thurman e Tim Roth. E non mi ci sono addormentato, ma quasi. Perché?

Perché Vatel narra la storia vera degli ultimi giorni di vita di François Vatel (Gérard Depardieu), il tuttofare al servizio del principe di Condé (Julian Glover). Pare che nel 1671 il re di Francia, niente meno che il Re Sole Luigi XIV (Julian Sands), decise di rendere visita al principe per chiedergli di fare da generale in un’imminente guerra contro gli olandesi. Il Re Sole non viaggiava leggero (non andava a caccia di orchi!) e quindi ecco piombare 2mila persone nella tenuta del principe per tre giorni! Al maestro di cerimonie e tuttofare Vatel tocca organizzare banchetti luculliani ed eventi vari per intrattenere la corte del re e lo stress raggiunge livelli altissimi per il povero inventore della crema Chantilly (la creò proprio lui: Vatel). Talmente alti che alla fine lo porteranno al suicidio.

Il film riporta questi fatti in maniera puntuale e la sceneggiatura si limita a scrivere dei dialoghi e ad immaginare delle situazioni plausibili con cui illustrare gli ultimi drammatici giorni del povero Vatel. Tutto è fatto in maniera competente: i costumi, le scenografie, le musiche, il modo di recitare posato degli attori, la regia che non si permette nessun guizzo fuori dalle righe… insomma, in una parola, niente da segnalare. Sembra quasi che Joffé si sia concentrato sulla forma ma non sulla sostanza. Manca la storia interessante da raccontare, non ci sono scene memorabili, e l’intreccio amoroso tra Vatel e Anne de Montausier (Uma Thurman) non è abbastanza, così come non lo è vedere per l’ennesima volta (un altro esempio lo troviamo in Dangerous LiaisonsLe relazioni pericolose, film del 1988 diretto da Stephen Frears) i nobili francesi del XVII secolo decidere di guerre e tasse senza la benché minima preoccupazione per i loro sudditi.

Quindi consiglio la visione di Vatel? Sinceramente no. Se siete dei fan di Gérard Depardieu credo che sia l’ultimo film degno di nota che ha fatto negli ultimi vent’anni, quindi magari non perdetevelo: qui lavora egregiamente e il film è centrato tutto su di lui. Ma per il resto, mi sembra che il film offra poco. Ciao!


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6 risposte a "Vatel: recensione del film"

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