The Dead Zone: recensione del film

dead-zone-1983-01-gLa prima metà degli anni Ottanta è stata certamente un periodo d’oro per Stephen King al cinema. Nel 1983 uscirono ben due film splendidi tratti dai suoi scritti: Christine (Christine – La macchina infernale) di John Carpenter e The Dead Zone (La zona morta) di David Cronenberg (Cujo di Lewis Teague, uscito anch’esso nel 1983, non lo annovero tra i film splendidi). E solo tre anni prima era uscito The Shining di Stanely Kubrick, scusate se è poco! Questi sono tre dei migliori registi della seconda metà del ventesimo secolo! E visto che nel weekend mi sono visto The Dead Zone, ecco il relativo ed immancabile post (con spoiler: se non avete visto il film, che è strepitoso, tornate dopo averlo fatto!).

Johnny Smith (il personaggio di Christopher Walken si chiama veramente così, non chiedetemi perché) è professore in un istituto di Castle Rock, Maine, ed è follemente innamorato della collega Sarah Bracknell (Brooke Adams). Dopo averla accompagnata a casa una sera, rientrando a casa ha un terribile incidente d’auto. Al suo risveglio in ospedale scopre di aver passato gli ultimi cinque anni in coma. I suoi genitori gli dicono anche che Sarah nel frattempo si è sposata e ha pure un figlio. Insomma, Johnny con quell’incidente si è rovinato la vita. Inoltre…

Inoltre scopre di possedere un dono: toccando alcune persone riesce a vederne il passato o il futuro. Così salva dalla morte in un incendio la figlia di una delle infermiere dell’ospedale e riesce a far ritrovare la madre al dottore Sam Weizak (Herbert Lom, qui in un ruolo serissimo anche se per me è stato difficile dissociarlo dall’ispettore Dreyfus della Pantera rosa di Blake Edwards). L’attenzione dei media verso il fenomeno si fa presto insopportabile e il povero Smith si ritira a vita privata col padre. Ma un giorno lo sceriffo Bannerman (Tom Skerritt, cioè Dallas in Alien di Ridley Scott!) va a cercarlo per chiedergli aiuto su una serie di omicidi commessi da un serial killer… E non vi dico altro!

Il resto del film introduce anche il personaggio di Greg Stillson interpretato da Martin Sheen che è, senza esagerare, Donald Trump: un politico arrivista senza scrupoli che brama il potere sopra ogni altra cosa. E la domanda chiave del film è: se aveste la possibilità di tornare indietro nel tempo ed uccidere Adolf Hitler prima che prenda il potere, lo fareste? Sapendo dei milioni di morti che causerebbe la sua elezione, ci sentiremmo moralmente giustificati a commettere un omicidio? Sì perché quella è la zona morta del titolo: il futuro non è scritto e lo si può modificare, c’è qualcosa che non vediamo, qualcosa di mutabile. E quando Johnny Smith scopre il possibile terribile futuro di Stillson non ci pensa due volte ad agire.

Questo film è assolutamente incredibile, e non capisco come Cronenberg nello stesso anno sia riuscito a fare pure un altro capolavoro come Videodrome. La zona morta è un film freddo come le location (canadesi) dove è stato girato e ha la forza di un Caterpillar nel far avanzare una trama che pur essendo fondamentalmente fantasy riesce a vendersi come realistica. Christopher Walken in questo ha un ruolo fondamentale, perché ha la faccia e la mimica di una persona che davvero possiede il dono della veggenza, un dono che è quasi più una maledizione che altro. Il suo personaggio ha un’evoluzione brutale nel film, la storia è narrata così bene e Walken è così bravo nell’interpretazione che crediamo a tutto quello che avviene sullo schermo e alla fine proviamo dei sentimenti reali verso il personaggio.

Tutto funziona: le musiche, la regia di Cronenberg molto statica, non in senso negativo, direi quasi carpenteriana, glaciale come le temperature di Castle Rock, la trama che scorre perfettamente dall’inizio alla fine, il finale in crescendo in cui non si sa se il piano di Smith riuscirà o meno, e il cast superlativo. Martin Sheen riesce ad imitare perfettamente Trump trentacinque anni prima che Trump prenda il potere (ironico in un film centrato su un personaggio capace di vedere il futuro), Walken ha un carisma eccezionale in ogni scena, Brooke Adams è la perfetta compagna che si è rifatta una vita ma che è ancora innamorata del suo sfortunato compagno…

E se dovessi associare La zona morta ad altri film, mi vengono in mente, oltre ai già citati The Shining (1980) e Christine (1983), The Silence of the Lambs (Il silenzio degli innocenti, 1991), e A Simple Plan (Soldi sporchi, 1998). Non necessariamente per avere un tema in comune, ma più per avere in comune un’atmosfera dannata, pessimista, fredda. Se sono film che vi piacciono, guardatevi anche La zona morta e sono sicuro che non ve ne pentirete! Ciao!


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