The Terminator: recensione del film

The Terminator - 1984Che a 30 anni un regista possa esordire (sì, esordire: a tutt’oggi non è ancora chiarissimo chi abbia diretto Piranha II: The Spawning nel 1981) con un film meraviglioso come The Terminator potrebbe sembrare impossibile, eppure è quello che ha fatto James Cameron nel 1984. Ma d’altronde stiamo parlando di uno dei registi più influenti della storia del cinema moderno (tra le altre cose ha firmato Aliens nel 1986, Titanic nel 1997 e Avatar nel 2009), quindi c’è poco da stupirsi. E giusto qualche giorno fa ho scritto di un altro giovane prodigio, il maestro del terrore John Carpenter, che nel 1978 diresse Halloween anch’egli appena 30enne. Ma sto già divagando! Torniamo a The Terminator e partiamo dalla trama.

Nel 1984 Los Angeles è sconvolta da un serial killer che uccide una ad una le varie donne di nome Sarah Connor che vivono in città. La polizia non riesce a fermarlo e nel frattempo ha anche a che fare con un tale Kyle Reese che sostiene di essere venuto dal futuro ad impedire un omicidio… No, dài, non riesco a scrivere la trama evitando spoiler! E poi chi non ha visto The Terminator al giorno d’oggi?

Ora la scrivo seriamente. Nel 2029 gli umani sopravvissuti ad una catastrofe nucleare stanno finalmente vincendo la guerra contro le macchine grazie alla guida del leggendario John Connor. A Skynet (l’intelligenza artificiale che vuole l’estinzione della razza umana) non resta che un ultimo tentativo per cambiare le sorti della guerra: mandare indietro nel tempo un cyborg (Arnold Schwarzenegger) per uccidere la madre di John, Sarah Connor (Linda Hamilton), evitando così la nascita del comandante dell’esercito umano. Fortunatamente, John riesce anch’egli a mandare qualcuno indietro nel tempo, Kyle Reese (Michael Biehn), per proteggere la sua futura (nel passato!) madre. Riuscirà Kyle a fermare l’apparentemente inarrestabile Terminator?

Inutile dire che questo film è esageratamente bello. James Cameron riuscí con un budget ridicolo a portare sullo schermo un film di fantascienza che ancora oggi è impressionante da vedere grazie al mix di effetti speciali pratici ideato dal geniale regista (animazioni in stop motion, proiezioni di filmati sullo sfondo, modellini in scala, pupazzi in animatronics…). Il film ha un ritmo allucinante e fila liscio come l’olio: le scene si susseguono ad un ritmo vertiginoso senza nessun momento di stanca. Scene che inoltre sono costruite tutte alla perfezione: la presentazione dei tre protagonisti fa sì che in pochi minuti già ne capiamo le personalità, se non proprio le intenzioni, l’attacco nel Tech Noir è girato e montato con una maestria allucinante se pensiamo che il regista era alle prime armi ed era costretto a lavorare con pochi mezzi e pochi soldi, per non parlare dell’attacco alla centrale di polizia! Il Cyberdyne Systems Model 101 (così Reese chiama il modello di Terminator che deve combattere) fa fuori trenta poliziotti uno dietro l’altro senza battere ciglio: fa paura per davvero! E le scene ambientate nel futuro hanno un’atmosfera unica, un post-apocalittico scurissimo che lascia trasparire le paure di Cameron legate alle armi nucleari (c’era ancora la Guerra Fredda al tempo).

Quindi questo è sì un film di fantascienza, ma allo stesso tempo ha anche tutte le caratteristiche di un action horror (le scene ravvicinate del Terminator che si rattoppa fanno effetto!). Per questo da sempre lo penso come vicino in spirito all’Alien di Ridley Scott (1979). Ma se l’idea di quest’ultimo è semplicissima (alieno ostile su un pianeta uccide umani), quella di The Terminator è allo stesso tempo geniale ed originalissima, anche se Cameron ha dovuto aggiungere l’autore Harlan Ellison ai crediti del film dopo un passaggio in tribunale (pur se a tutt’oggi mantiene che l’abbia fatto malvolentieri e per una specie di ricatto dei produttori).

Il personaggio di Kyle Reese non è semplicemente un eroe senza macchia e senza paura: è un soldato abituato a vivere in un mondo freddo e senza speranza, innamorato della persona per la cui salvezza inevitabilmente morirà… Sarah Connor evolve in maniera incredibile durante il film da giovane cameriera impacciata a lottatrice capace di sopravvivere ad un implacabile Terminator. E quest’ultimo è un antagonista incredibile: non si ferma davanti a niente, non prova pietà, non ha rimorsi, non ha paura… glaciale e perfetto. Infatti Schwarzenegger è usato con intelligenza da Cameron che praticamente non lo fa parlare mai (un po’ come fece John Milius qualche anno prima in Conan the Barbarian).

Anche la colonna sonora firmata da Brad Fiedel ha un tema principale dall’incedere implacabile talmente memorabile che è impossible non conoscerlo e riconoscerlo. Bella anche l’idea che il titolo del film si riferisca al personaggio malvagio, non all’eroe. Insomma, non c’è niente che non funzioni in questo film! Anche i personaggi secondari come il tenente della polizia che va dritto al sodo (Paul Winfield) o il detective che non sta zitto un attimo (Lance Henriksen) sono ben costruiti e caratterizzati. E va sempre ricordato il cameo del grande Bill Paxton come una delle prime vittime del Terminator! A me vengono i brividi anche solo a ricordare alcuni dialoghi, specialmente quelli di Reese che prova a convincere la Connor, i poliziotti, o l’imperturbabile psicologo (Earl Boen) che la sua incredibile storia non è nient’altro che la verità.

Ma a provare che si tratta di un film fondamentale ci sono anche un numero imprecisato di seguiti (perdonatemi, ma sono disposto ad ammettere l’esistenza soltanto dell’unico altro film diretto da Cameron, Terminator 2: Judgement day, del 1991), un paio di serie, giochi, videogiochi, fumetti… insomma, come sempre con un grande successo di Hollywood, potete trovare anche il lanciafiamme e la carta igienica del brand (Spaceballs insegna). Lasciando da parte tutto questo e tornando al film del 1984 fatto con 6.4 milioni di dollari da James Cameron, io non posso fare a meno di guardarlo almeno una volta all’anno. Lo trovo perfetto in ogni suo dettaglio, tutte le scene si incastrano benissimo tra loro, mi appassionano i dialoghi, il suo universo è accattivante e da sempre mi sono divertito ad immaginarci storie dentro. Ecco, ora che ne ho scritto ho proprio voglia di rivederlo!!! Ciao!


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27 risposte a "The Terminator: recensione del film"

    1. Eh sì, come sempre quando ci sono dei viaggi nel tempo bisogna accettare un certo livello di paradosso, anche se in questo caso secondo me (o per meglio dire: per me – la cosa è molto soggettiva!) le cose funzionano alla grande!

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  1. Davvero ci sono dubbi su chi abbia diretto il mitico “Piranha II”? E’ così cameroniano che non me lo saprei immaginare in altre mani! Nella sua autobiografia Lance Henriksen racconta tranquillamente del suo amico “Jim” che dirige e che nella camera d’albergo dipinge personalmente i piranha, tanto per capire quanti soldi aveva la produzione 😀
    Cameron era un genio negli anni Ottanta perché veniva dalla scuderia di Roger Corman e sapeva come ottenere il massimo dal minimo, come ottimizzare ogni più minuscola risorsa per ottenere il massimo effetto, e malgrado abbia la fama di regista scorbutico in realtà la sua grandezza era circondarsi di geni e rompere loro le balle finché non tiravano fuori il massimo. Sapeva fermare Schwarzy che voleva dire “I WILL be back” («Io non ti dico come recitare, tu non mi dire come scrivere», è la frase che leggenda vuole Cameron abbia detto a Schwarzy per convincerlo a dire “I’ll be back”); sapeva chiamare l’amico Henriksen perché sapeva che con due spicci avrebbe regalato oro a qualsiasi suo film, come ha fatto; sapeva che Stan Winston sarebbe diventato il più grande artista degli effetti speciali meccanici della storia, e gli ha sfondato gli zebedei fino a fargli tirar fuori il massimo; ha rotto le balle a tutti, facendosi odiare sul set, ma ottenendo il massimo risultato dalle minime risorse. Fino a che gli anni Novanta non l’hanno inondato di soldi e ha cambiato totalmente stile: tirare fuori il minimo con la massima spesa. Il successo lo ha premiato, quindi è giusto così: bisogna solo spendere soldi, il resto non conta…
    Durante le riprese dell’odioso “Yado” (Red Sonja), interpretato semplicemente perché truffato da De Laurentiis, Schwarzy ha fatto amicizia col ragazzino del film (in seguito grande artista marziale) e in una pausa l’ha portato ad un videoregistratore e gli ha fatto vedere una copia di lavorazione del suo film che stava per uscire: così il giovane Ernie Reyes jr. ha potuto vedere “Terminator” prima di tutti ^_^

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    1. Grazie del commento, è super interessante!!!

      Su Piranha II diciamo che ci sono dei conflitti tra il greco, Assonitis, e Cameron sulla paternità dell’opera, anche se certamente la mano del canadese si nota eccome!

      E non potrei essere più d’accordo con te su Lance Henriksen: un grandissimo attore! Mi piace anche che Cameron richiamasse (e richiami tuttora) gli attori che gli piacevano come Bill Paxton, Michael Biehn e Sigourney Weaver, alla fine lo vedo quasi come una famiglia e mi sembra che abbia sempre funzionato alla grande (questo vale anche per film collegati come Near Dark, che ha molti dei soliti noti di Cameron nel cast)!

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  2. Pensa che ho voglia di rivederlo io dopo averti letto, anche se sono un caso patologico, questo è uno di quei film che appena arrivo ai titoli di coda, vorrei subito rivedere da capo. Ottimo post, l’entusiasmo è ai livelli richiesti da questo capolavoro, che di fatto è abbraccia quattro generi insieme (azione, fantascienza, film romantico e slasher) facendoli tutti e quatto alla grande, pensare che ancora qualche povero di spirito lo considera solo una roba dove i personaggi si sparano, quando invece è una pietra miliare della storia del cinema. Cheers!

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    1. Verissimo, il film funziona anche nella sua parte romantica: ho menzionato l’amore di Reese, ma non ho scritto che le scene intime tra Kyle e Sarah sono assolutamente perfette! Cameron sa girare qualunque genere cinematografico…

      E sono contento che traspaia l’entusiasmo, adoro questo film alla follia! :–)

      Grazie del commento!

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  3. Pingback: Terminator Genisys
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  5. Che dire? Concordo al 100% con la tua recensione e ne condivido il tuo enorme entusiasmo. E’ incredibile come una pellicola del genere con tutte le sue limitazioni riesca comunque a divertirti, tenerti in tensione ed emozionarti. Per dire la breve relazione tra Sarah e Kyle è stupenda, è piena di pathos e, seppur breve, mi ha fatto affezzionare parecchio a loro. Una storia dove la fantasia non manca ma dove i personaggi non vengono trascurati.
    Ottimo lavoro!

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    1. Hai ragionissima, non l’ho scritto ma la storia d’amore tra Sara e Kyle è splendida e anche credibile. Inoltre Cameron dimostra di saper girare con maestria anche le scene dolci tra di loro, oltre a quelle violentissime del Terminator… un vero maestro, e tutto questo al suo esordio!!!

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