Star Trek: Voyager – S01E03, Riflessi nel ghiaccio

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E quindi eccoci con Voyager up and running. Il primo episodio ha fatto un ottimo lavoro per mettere in moto la storia, e quindi si parte con la prima avventura, Riflessi nel ghiaccio (Parallax il titolo originale). Un’avventura che è più una scusa per fare un po’ di sviluppo dei personaggi che altro!

La Voyager si imbatte in un’anomalia spazio temporale e prova a salvare una nave stellare che pare esserci rimasta intrappolata. Ma dopo poco risulta che quella nave altro non è che la Voyager stessa, che quindi ora deve fare di tutto per liberarsi dall’anomalia! Sinceramente non è la storia più avvincente per partire con la prima stagione, secondo me. C’è un sacco di technobabble, è un’idea che abbiamo già visto nell’universo di Star Trek (ok, questa è una frase che probabilmente si può dire sempre, è vero, ma in questo caso la storia non offre nessuno nuovo spunto di reale interesse), però fortunatamente ci sono delle buone occasioni per sviluppare i rapporti tra i personaggi.

In particolare seguiamo le disavventure di B’Elanna Torres nella sala macchina in cui si scontra con l’ufficiale più alto in grado, Carey (Josh Clark), che ne sa molto meno di lei ma che vuol far valere la sua autorità. In parallelo nasce anche uno scontro tra Chakotay e Janeway sull’opportunità di riconoscere B’Elanna come ingegniere capo, uno scontro da cui nasce la più bella frase di Chakotay fino ad ora: “I won’t be your token Maqui officer on board“, ovvero “non sarò il tuo ufficiale Maquis marionetta“. Alla fine naturalmente la mezza Klingon otterrà la carica che si merita, e Carey da buon ufficiale della Flotta Stellare la accetterà senza fiatare. Bello, ma anche qui un po’ rapido: tutto il potenziale di conflitto tra i due equipaggi sembra già esaurito, anche se forse mi sbaglio, naturalmente. Se così fosse, la cosa sarebbe un po’ deludente.

Il resto dell’episodio è Star Trek standard (un episodio simile che mi viene in mente è Booby Trap, Trappola spaziale, della terza stagione di TNG): naturalmente con un po’ di tecnobaggianate la situazione si risolve per il meglio, e quando B’Elanna e Janeway devono capire quale sia la vera Voyager in cui rientrare col loro shuttle è il capitano a dimostrare che l’esperienza e la classe, come si dice dalle mie parti, non sono acqua.

Ecco, una cosa che mi preme sottolineare: mentre mi sto piano piano abituando ai vari membri dell’equipaggio e già sento nascere un certo affetto verso la maggior parte di loro, il capitano Janeway proprio non lo digerisco. Questa sua freddezza, queste sue frasi dette come fosse un computer, una mimica corporale minima, praticamente di legno… no, proprio non mi sta catturando. Spero che la cosa cambi, e sono pressoché sicuro che succederà dato il possibile arco narrativo di un personaggio emozionalmente lontano dall’equipaggio con cui prima o poi finirà per avvicinarsi… Ciao!

PS: Robert Duncan McNeill e Garrett Wong, rivedendo recentemente l’episodio, hanno riso molto (nel loro podcast The Delta Flyers) dell’eccesso di shaking (agitarsi) dell’equipaggio nelle scene in cui la Voyager viene sballottata. Apparentemente era una correzione eccessiva della quasi totale mancanza di shaking nell’episodio precedente notata dalla regista Kim Friedman che mandò a tutti i principali membri del cast una videocassetta dove spiegava come farlo bene e usando scene di Deep Space Nine per farsi capire!


Episodio precedente: Dall’altra parte dell’Universo

Episodio successivo: Ancora una volta


17 risposte a "Star Trek: Voyager – S01E03, Riflessi nel ghiaccio"

  1. Voyager è una serie che ci mette un po’ a ingranare (come pure il duro capitano Janeway nei confronti del proprio equipaggio), in effetti, ma gli ottimi episodi non mancheranno nemmeno qui… e, parlando di rimandi a TNG, avrai modo di sentir di nuovo parlare di Reginald “Reg” Barclay 😉

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  2. E niente, ho iniziato “Voyager”: come disse qualcuno, ogni resistenza è inutile! 😀
    In queste prime puntate addirittura Paris riesce ad essere quasi sopportabile, al contrario degli episodi successivi che mi è capitato di vedere: è quando inizia a fare il simpatico e il battutista della situazione che voglio ucciderlo. Per fortuna ora c’è Kes a fare l’insopportabile e a distogliere l’attenzione 😛
    Comunque è inutile starci a girare intorno, il Dottore è il personaggione spaziale che tiene insieme tutto: mi spieghi com’è possibile che non gli abbiano affidato una serie da protagonista? Ogni volta che entra in scena, Picardo illumina tutto: ho visto quattro puntate e i testi migliori sono solo i suoi!

    Comunque faccio notare che in questo episodio “Parallax” il doppiaggio italiano ha regalato oro: tutti i personaggi non fanno che chiamare l’event horizon originale… “orizzonte eventuale”!!! Nuoooooooooooooooo!!! Ma cos’è? Un orizzonte? Forse… eventualmente…
    Va bene che l’episodio è uscito in Italia nel 1997 e Paul W.S. Anderson non aveva ancora spiegato cosa fosse un buco nero nel suo “Punto di non ritorno” (Event Horizon, 1997, in italia dal gennaio 1998); va bene che la SuperPocket non aveva ancora portato in edicola, come farà nel 1998, la versione tascabile di “Dal Big Bang ai buchi neri”; il più noto best seller mondiale di Stephen Hawking dove viene scritto chiaramente “orizzonte degli eventi” (che però era già attestato nel 1988 quando il saggio esplose in Italia), ma bastava chiedere al primo che passava di lì per sapere che mai, in nessun universo parallelo è accettabile “orizzonte eventuale” 😀

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    1. Era solo questione di tempo! :–D

      Interessante quello che dici su Paris: McNeill riguardandosi critica molto il personaggio perché sente di averlo interpretato con Locarno in mente e quindi è diventato subito molto confrontational, quasi aggressivo, sentendosi come non benvenuto in un equipaggio della Flotta Stellare. Dice che gli è costata fatica farsi ben volere… che è proprio ciò che non ti piace del personaggio! All’inizio fa lo spaccone e l’uomo che non ha bisogno di nessuno, ma diventa poi il ganzo con le donne che fa le battutine in ogni occasione. A me come personaggio non dispiace, ma riconosco che tra queste due versioni la prima era più interessante e poi in ogni caso è uno dei personaggi gradualmente abbandonati col passare delle stagioni…

      Su Picardo ti dico questo aneddoto. Per ogni episodio erano previsti 7 giorni di lavoro. Picardo fu contrattato prevedendo un giorno di lavoro a episodio, ossia doveva essere un personaggio minore. Infatti dei tre Robert, il principale era Chakotay e a Beltran lo chiamavano Robert, il secondo era Paris e a McNeill lo chiamavano Robbie, e poi rimaneva Picardo e lo chiamavano Bob.

      Rapidissimamente Picardo stole the show e quando si resero conto che ogni sua scena era puro oro ampliarono notevolmente lo spazio dedicato all’EMH, per nostra fortuna!!!

      Sul doppiaggio italiano non commento: lo evito come la peste e mi basta vedere come hanno tradotto i titoli per capire che pessimo lavoro sia stato fatto!!!

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      1. Il Dottore è lo Spock e il Data di Voyager, il personaggio in viaggio verso l’umanità. Con tali antecedenti è normale che sia un personaggio riuscito già in partenza! Gente come Kim e Paris erano chiusi sin dall’inizio: uno è perfettino, uno è un pilota. Che ci fai? Che ci costruisci su? Poco e nulla!

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