’71: recensione del film

71’71 è un thriller crudo e oscuro che apre una finestra sulla Belfast del 1971, una vera e propria città in guerra. Con Jack O’Connell come protagonista, ’71 è il primo film da regista del francese Yann Demange (anche se la produzione è inglese), e un’altra volta ci troviamo di fronte ad un grandissimo debutto (come per esempio qui e qui, per nominarne altri due). Da tenere d’occhio, tra l’altro, il suo secondo film (stavolta fatto negli Stati Uniti) che uscirà nelle sale il 14 settembre 2018: White Boy Rick.

Ma parliamo di ’71. Gary Hook (O’Connell), un giovane soldato inglese, viene mandato a Belfast a causa dell’inasprirsi degli scontri tra indipendentisti cattolici e protestanti filo-britannici. Ci imbarchiamo così verso il nord Irlanda insieme al suo battaglione di giovanissimi soldati e il giorno dopo siamo subito catapultati nelle strade di Belfast, che al tempo era teatro giornaliero di scontri asprissimi tra polizia, esercito, e paramilitari. Le cose andranno nel peggiore dei modi per il nostro Gary Hook: dopo aver visto l’omicidio a sangue freddo di un suo commilitone, si troverà a scappare nelle ostili vie della città ferito e disorientato.

Ma la storia di questo soldato non è che la scusa che Demange usa per raccontarci la situazione politica e militare dell’Irlanda del Nord nel 1971. E diciamolo subito: a Hook ne capitano talmente tante che sembra perseguitato dalla sfiga più nera, tanto che arriviamo a pensare “No, pure questa adesso?” più di una volta. Ma non è questo il punto del film, film che ha una forza eccezionale. Per fare un parallelo, è un po’ come Celda 211 (film del 2009 diretto da Daniel Monzón): è vero che al protagonista ne capitano di tutti i colori, ma il film si mantiene comunque credibile grazie a come tratta realisticamente il tema della vita carceraria in Spagna. In ’71, invece, il film si mantiene credibile grazie a come ci mostra i rapporti di potere tra le due fazioni indipendentiste (l’Official Irish Republican Army, IRA, e la Provisional IRA composta da giovani irruenti e più proni alla violenza), i paramilitari orangisti e l’esercito britannico il cui ruolo, si intuisce chiaramente, è quello di destabilizzare la regione più che di risolverne i problemi.

’71 è quindi un film molto crudo, cattivo, dove i colori dominanti sono il nero della notte e dei vicoli umidi e il giallo del fuoco, fuoco delle esplosioni e dei roghi appiccati ovunque durante gli scontri. La fa da padrone la camera a mano che accompagna il protagonista nella sua ricerca di salvezza che si rivelerà davvero complicata. E le musiche di David Holmes sono giustamente poco orecchiabili ma aiutano alla perfezione a creare un’atmosfera tesissima per tutto il film. E poi il finale è davvero cinico, con le alte sfere dell’esercito britannico che ammettono più o meno esplicitamente il ruolo che giocano negli scontri nord irlandesi.

Gran film, assolutamente da vedere. E spero che Demange si mantenga su questi livelli anche in futuro! Ciao!


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