Little Miss Sunshine: recensione del film

14_little_miss_sunshineLittle Miss Sunshine è il primo lungometraggio della coppia Jonathan Dayton e Valerie Faris, registi che venivano da una gavetta di tutto rispetto nel mondo dei videoclip musicali avendo lavorato con gruppi come The Smashing Pumpkins, Red Hot Chilli Peppers e Korn. Uscito nel 2006 (ma ci vollero 5 anni per girarlo), il film fu un grande successo e vinse anche due Oscar, uno per la miglior sceneggiatura e uno per Alan Arkin come attore non protagonista. Il film è una commedia drammatica brillante, e qui sotto proverò a spiegare il perché di questo mio giudizio.

In Little Miss Sunshine seguiamo le (dis)avventure di una famiglia di Albuquerque composta da padre (Greg Kinnear), madre (Toni Collette), nonno (Alan Arkin), zio (Steve Carell) e due figli (Paul Dano e la splendida Abigail Breslin). Il padre è un fallito che odia i perdenti, la madre è stressata, il nonno si droga, lo zio ha appena tentato il suicidio, il figlio non parla da mesi e odia tutto il mondo, e la figlia si vede troppo grassa per partecipare ai concorsi di bellezza che vede in televisione. In altre parole, è una famiglia con problemi normali in un momento particolarmente difficile.

E se questo fosse un film stupido alla fine del film tutti avrebbero risolto i propri problemi e vivrebbero felici e contenti per sempre. Ma questo film è tutt’altro che stupido, fortunatamente, e il finale è ben diverso. Durante il film semplicemente tutti impareranno a stare insieme, a collaborare (significativa la metafora del furgone che non si mette in moto a meno che tutti non lo spingano), e soprattutto ad accettarsi per quello che sono (cosa chiarissima nella scena del ballo collettivo durante il concorso di bellezza). L’ossessione di essere dei vincenti e di seguire il sogno americano del successo e dei soldi viene ridicolizzata per quella che è: una stupidaggine. Dobbiamo vivere la vita che vogliamo noi, non la vita imposta dalla società e dalla pubblicità a cui siamo costantemente sottoposti. E dobbiamo semplicemente cercare di essere felici, questo ci dice Little Miss Sunshine.

Fantastici i personaggi: il padre, che durante lo svolgimento del film cambierà piano piano il suo modo di pensare, e soprattutto il nonno, ben lungi dall’essere un saggio ma almeno con una certa lucidità data dagli anni di esperienza, e la bambina, innocente e aperta alle esperienze che la vita le mette davanti. Poi pure Paul Dano (è il suo primo film) ha un gran personaggio, divertente all’inizio e che si dimostra tutt’altro che stupido nella seconda parte del film. Poi belle le musiche, belli i colori… insomma, è proprio un bel film.

Infine, come non provare simpatia per una storia scritta per andare contro le idee distorte del Governator, ovvero Arnold Schwarzenegger? Allo sceneggiatore l’idea di scrivere il copione venne dopo aver ascoltato un discorso pubblico dell’attore/politico austriaco in cui sosteneva di odiare i perdenti. Beh, Michael Arndt scrisse la sceneggiatura di Little Miss Sunshine proprio per andare contro all’idea liberal/turbocapitalista che nella vita o si va su nella piramide sociale o si va giù. Quindi grazie Arnold, ma soprattutto grazie Michael Arndt per aver scritto una storia che non solo ci fa divertire, ma ci fa anche pensare. Semplice ed intelligente. Da vedere! Ciao!

PS: buffo che sia Bryan Cranston che Dean Harris abbiano dei piccoli ruoli nel film anni prima di apparire entrambi in Breaking Bad che è pure quello ambientato a Albuquerque!


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