Jurassic World: Fallen Kingdom

322699f120c17c2728457969b59af12cIl regno caduto… Purtroppo le uniche cose che sono cadute sono state le mie palle.

Allora… nel 2015 a qualcuno prudeva il culo di riportare in auge il brand di Jurassic Park, idea abbastanza opinabile visto cosa aveva fatto Spielberg con The Lost World (1997) e poi Joe Johnston con Jurassic Park 3 (sì esatto, il regista del primo Captain America). Però l’idea alla base del progetto c’era, e forse con una buona scrittura e qualche guizzo di ingegno poteva venire fuori un filmetto apprezzabile.

Invece dànno in mano la scrittura a Colin Trevorrow (regista della pellicola oltre che sceneggiatore) che si rivela un incompetente epocale e butta l’intero film in vacca.

Jurassic World è un giocattolone per bambini e ragazzi in cerca del fan service facile e di qualche dinosauro che urla. C’è tutto quello che poteva esserci, escluso una trama. Il film si riduce a una carrellata infinita di richiami ai vecchi film, messi lì tanto per fare. I protagonisti si muovono dentro questo carrozzone automatico da parco divertimenti dove a destra e a sinistra sono spiattellati tutti i fan service possibili ed immaginabili, senza che questi siano inseriti un minimo nello script. Sembra davvero di assistere ad una mostra. Recitazione al minimo storico, prevedibilità infinita che porta alla noia assoluta e una costruzione troppo simile al vecchio Jurassic Park affondano del tutto la baracca portandoci sullo schermo un film d’azione mal strutturato e troppo puerile per essere apprezzato anche dai più grandicelli.

C’è da dire comunque che l’idea di ricalcare le orme del primo film di Spielberg è interessante e che qualche scena in qua e là riesce.

Dopo questo remake in chiave moderna di JP, che viene recepito in modo molto positivo dal pubblico mondiale, era ovvio aspettarsi un seguito.


E quindi, per la regia di J.A. Bayona: Jurassic World Fallen Kingdom. Scritto ancora da Trevorrow che… si rivela ancora un incompetente. Non si impara mai.

Ora… se mi leggete avete capito che spesso provo a salvare qualcosa dei film che guardo, perché alla fine è difficile che mi faccia tutto schifo di un prodotto. Magari salvo la colonna sonora, qualche merito tecnico, alcune scene… Ecco… Vi dico che ci proverò anche stavolta, facendo però uno sforzo estremo perché purtroppo questo Fallen Kingdom è una schifezza unica. Fare peggio del suo predecessore era un’impresa, ma ci sono riusciti.

Tentiamo di non parlarne solo male però. Parlare solo male di qualcosa è sempre troppo facile. Tentiamo di analizzare bene cosa hanno fatto.

Pronti? Si parte!

La prima cosa che salta all’occhio di questo Jurassic World: Fallen Kingdom è la coerenza. Non la coerenza della sceneggiatura, che non si fa vedere nemmeno da lontano, ma la coerenza di idee che questi due film hanno. Infatti se Jurassic World è un remake di Jurassic Park in chiave moderna, Jurassic World: Fallen Kingdom è un remake di The Lost World. Forse definirlo remake è troppo forte, diciamo che ha degli evidenti richiami al film di Spielberg. Questa cosa l’ho apprezzata, e ho apprezzato anche che si sia discostato dalla frana di facile fan service per provare a stimolare lo spettatore con citazioni leggermente più ricercate.

Infatti se in Jurassic World la citazione o il richiamo ai vecchi film era un piatto e scontato inquadrare con la telecamera la jeep del primo parco abbandonata nel bosco, o far entrare i personaggi nel vecchio centro visitatori, qui Bayona la butta più sul richiamo registico ed evoca i vecchi film con piccole chicchettine apprezzabili. Maisie Lockwood che inganna l’Indoraptor come fece Lex con il Velociraptor, solita dinamica, soliti stacchi di regia e solite tempistiche. La scena dell’Indoraptor che nel museo della villa cerca i nostri protagonisti ha le dinamiche della scena della cucina nel primo JP, dove le stoviglie mosse dai dinosauri in caccia adesso sono gli scheletri in mostra mossi dalla temibile bestia biogenetica, e il piano di cottura dove si nascosero Tim e Lex è adesso la base in legno dei reperti in mostra: anche qui solite dinamiche e solite tempistiche.

Questo lavorare con il fan service in modo più ponderato rispetto al film precedente, che invece ci faceva vedere una bandiera e una macchina e poi se ne lavava le mani, è un aspetto che ho apprezzato molto e che va a braccetto con le altre citazioni e richiami che il film ha. E che forse sono la cosa più carina.

Bayona infatti non si ferma qui, ma ci propone tante altre idee di composizione della scena che si ispirano ad altri film. Come non citare la fuga dei dinosauri nel King Kong del 2005 di Peter Jakson che ispira tantissimo la fuga dei dinosauri di questo film, così tanto che Peter Jakson è anche citato nei ringraziamenti alla fine dei titoli di coda, o gli inaspettati richiami horror gotici nella seconda parte della pellicola, di cui parliamo tra poco.

Quindi tanti richiami più curati del primo film, tanto più occhio registico da parte di Bayona che si dimostra bravissimo negli interni… ma purtroppo incompetente nella gestione degli esterni. Mi ha un po’ ricordato il Lynch di Dune (1984), splendido nelle introduzioni e nelle atmosfere ma completamente incompetente nelle scene d’azione.

Il film infatti è diviso in due parti: la prima parte completamente in esterno sull’isola Nublar, la seconda completamente in interno nella location della villa che nasconde un laboratorio di biogenetica segreto nelle sue fondamenta.

Il film apre in esterno mostrandoci un eruzione vulcanica in procinto di distruggere l’isola Nublar e i suoi dinosauri. Intanto dei militari stanno cacciando queste maestose bestie per conto di un imprenditore intenzionato a vederli al miglior offerente. Questa parte è un disastro completo. Totale. Bayona sbaglia tutto quello che poteva sbagliare e ci porta sul piatto un noiosissimo impasto action davvero poco digeribile.

La fotografia di Faura (che ha già lavorato con Bayona) fallisce miseramente nel dipingere in modo realistico l’isola e le sue bestie. Il film infatti sembra un enorme cartoon in C.G.I. dai colori pastello saturi e surreali, dipinge la lava come se fosse pongo e la foresta sembra colorata al pennarello. Spesso si ha l’impressione che tutto sia fatto al computer, dalla villa agli alberi alle persone. Osceno.

L’azione nella prima parte e poi anche in certi frangenti della seconda è disastrosa. Abbiamo questa costruzione causa / effetto da videogioco per Play Station 4 in cui a un’azione corrisponde una reazione invariata, come quando premi un pulsante. Premi A per fischiare e indurre il dinosauro a spaccare il muro. Premi X per saltare quando il T-Rex non chiude la bocca. E’ oscena, non c’è credibilità ne armonia con il contesto realistico. Siamo circondati da una sequela di scene d’azione preconfezionate e statiche, senza dinamica e senza un raccordo le une con le altre.

Adesso c’è la lava. Stacco. Adesso c’è la bocca del dinosauro. Stacco. Adesso c’è da saltare con il furgone sulla nave. Stacco.

Sono scene a chiusura stagna, fini a loro stesse e facilmente sostituibili con altre (ipotetiche) scene simili. Un disastro tecnico e concettuale abbastanza evidente che ci lascia storditi e increduli.

Nella seconda parte passiamo dagli esterni agli interni e Bayona ritrova la sua dimensione, quella che avevamo visto nel buon The Orphanage (2008), e che sicuramente gli è più congeniale.

Qui il film si risolleva leggermente e accantona la puttanata di serie B per provare a costruire qualcosa con gli elementi sul piatto, che sono: una location chiusa, un dinosauro carnivoro libero ed affamato e i protagonisti che cercano di sopravvivere.

Ecco che lo spirito horror del nostro regista viene fuori e riesce ad amalgamare questi elementi creando una seconda parte molto più interessante della prima e sicuramente più solida in quanto a composizione. Bayona inizia a giocare con la tensione, con i riflessi sui vetri, con le ombre e con le paure dei personaggi per costruire uno horror con il mostro abbastanza carino in quanto a idee tecniche e realizzazione. Lodevole il voler portare Jurassic Park nel gotico proponendo delle citazioni interessanti anche se fuori luogo. Troviamo infatti delle influenze horror inaspettate e delle citazioni lontane nel tempo davvero ben piazzate. Impossibile non ricollegare l’arrivo dell’Indoraptor nella camera della bambina con il Nosferatu di Murnau (1922) e con tutti i seguiti che il capolavoro del regista tedesco ha poi ispirato (come Nosferatu: Phantom der Nach di Herzog del 1979) con questi giochi di ombre sul muro inquadrati dal basso e la mano della bestia che si estende sul letto dove la piccola giace inerme per la paura. Bellissima la virata gotica del dinosauro che scala la villa e ulula alla luna: per un momento la bestia si trasforma in una viverna, in un gargoyle.

IndoHorror

E qui c’è da dire poco ma Bayona fa bene, riesce ad amalgamare la location con i personaggi e la minaccia, sfrutta bene la struttura della villa fatta di scale e passaggi nascosti e finalmente fa prendere un po’ di respiro al film, almeno per qualche minuto.

Sinceramente avrei tagliato tutta la prima parte per provare a fare qualcosa di differente su questo tono, che sicuramente è distante dal JP che tutti conosciamo ma che riesce a sposarsi in modo più naturale con il regista scelto per la pellicola.

Il problema del film però è un altro. Perché tecnicamente questo prodotto ha degli alti e bassi abbastanza palesi, ma almeno riesce in qualche punto. Il grosso problema del film sono lo script e la recitazione.

Non so perché ma il cast è ai minimi storici… E sì, il doppiaggio è abbastanza mediocre ma non è quello il problema, il problema è il cast. Non avevano voglia. Gli attori sono stati diretti in modo abbastanza superficiale oscillando tra il comico involontario e l’incompetenza totale. C’è una scena dove Pratt viene addormentato da una dose di sedativo e la lava eruttata dal vulcano lo sta per raggiungere. Tralasciando i colori fintissimi della lava e il tono ridicolo della scena, troviamo una prova attoriale da film demenziale con tanto di faccia buffa e tono ironico nei movimenti del tutto fuori contesto. Sembra una situazione da Guardiani della Galassia, che però si propone come film d’azione demenziale, questo no.

La prova del cast viene affossata dallo script: orribile. Frasi fatte, dialoghi sentiti mille volte, battute in tono Marvel del tutto fuori contesto e per nulla divertenti. La spalla comica portata sullo schermo dal giovane Justice Smith è odiosa e fastidiosa, ricorda a tratti il tremendo Chris Tucker nel Quinto Elemento di Besson, con gli urletti da checca per strappare una risata ripetuti mille volte o le frasi anticlimatiche ripetute fino allo sfinimento. Bayona sbaglia completamente il tono da dare a questi frangenti e ridicolizza ancora di più queste demenziali situazioni proponendo idee compositive degne di una puntata dei Looney Tunes. Primi piani sugli urli pseudo ironici del personaggio di Smith o con la gente che spunta a molla con gli occhi sgranati dal basso dell’inquadratura. Ci mancavano i capelli ritti e aveva fatto un capolavoro che nemmeno Hanna – Barbera.


Tutto questo anticlimax continuo e immotivato viene devastato da una sceneggiatura a dir poco disastrosa.

Il film ha questo pretesto: Il vulcano dell’isola Nublar esplode e devasta tutta l’isola. Tralasciando che l’isola è gigantesca e io non so come possa distruggerla tutta ma mi pare una cazzata, come è successo che qualche genio abbia deciso di costruire un parco in un isola dove c’è un vulcano potenzialmente attivo che se erutta la distrugge tutta? Che cazzo di idea è?

Comunque, il vulcano erutta e i dinosauri rischiano di morire. I nostri eroi vogliono salvarli ma non hanno i soldi per finanziare l’operazione di salvataggio. Quindi corre in loro soccorso Eli Mills, che gestisce l’enorme patrimonio di Sir. Benjamin Lockwood, un tempo socio e amico di John Hammond. Ovviamente Mills non vuole solo salvare i dinosauri ma li vuole vendere al migliore offerente per ricavarne grossi profitti economici.

Quindi i protagonisti vengono portati sull’isola con l’inganno, aiutano Mills e poi vengono abbandonati lì quando tutti scappano mentre il vulcano erutta. Da questo punto la sceneggiatura ha un’impennata nella cazzata incredibile.

Per scappare dall’isola i nostri eroi saltano con un furgone dal pontile del porto alla nave che sta salpando, dove ci sono quelli che fino ad ora hanno tentanto di ucciderli, e nessuno fa una piega. Come se fosse normale entrare nelle navi saltando dal molo alla stiva aperta. Nemmeno uno stronzo che chiede come stanno, se il semiasse del furgone ha retto. Nulla. Del tipo: “ah… un’altra volta il salto con il furgone in fiamme mentre l’isola erutta lava! Adesso Bob ha stufato! Ci spacca tutti i pneumatici!”

Questi stanno sulla nave, fanno cosa vogliono e nessuno li considera. Addirittura Bryce Dallas Howard riesce a mimetizzarsi nella ciurma di soli uomini mettendosi un cappellino in testa. Olé, fatto. Pronti.

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Chiaro esemplare di uomo. Adesso non vi sembra perché non ha in testa un cappellino. Sennò sarebbe uguale a Pinuccio er cocomeraro.

Perché passa facilmente per un òmo, no?

Mills non ha detto nulla a Lockwood del laboratorio segreto di biogenetica sotto la villa, né del fatto che ci sono dei dinosauri carnivori tenuti in cattività, né del fatto che stanno facendo un’asta con centoventi persone nello scantinato. Infatti quando Lockwood lo scopre Mills è costretto ad ucciderlo! Cosa pensava che succedesse?

“Mills cosa fate in garage? Cosa sono tutti questi rumori e ruggiti?”

“Nulla, si gioca a palla con gli amici e Pino si è sentito male!”

“State attenti a non rompe nulla!”

Era ovvio che prima o poi l’avrebbe scoperto. Poi quest’òmo non ha mai sentito né visto nulla delle costruzioni del mega laboratorio? Pensava fossero i lavori di ampliamento del bagno?

Ad un certo punto c’è la gabbia con il dinosauro pericolosissimo dentro, e il cacciatore assoldato da Mills per catturare i dinosauri la apre e ci entra dentro. Cosa succederà mai? Secondo te? Proviamo ad indovinare. Muore. Ma guarda un po’! E il dinosauro esce. Ma guarda un po’! Forse aprire le gabbie dei carnivori ed entrarci dentro è una cazzata? Io dico di sì.

Mills, spietatissimo, cattura i protagonisti, gli ingabbia e poi fa: “tanto pensano che siano morti nella lava del vulcano sull’isola… uccideteli!” E poi passano ore e tutti se lo scordano e questi scappano dalla cella.

“Dovevo fare qualcosa… l’òva l’ho comprate… la gabbia dell’Indoraptor è chiusa… ah sì! Certo! L’acqua in frigo che sennò poi è calda e fa schifo!”   

Ci sono forzature nel comportamento delle bestie davvero fuori luogo. Ad un certo punto i protagonisti scappano dalla lava e stanno per essere mangiati da un dinosauro, passa il T-Rex che lo morde e poi va via. Boh… Giusto per salvare in modo forzato i protagonisti? Ma non metterci la scena, scusa!

“Grazie!”

“Di nulla!”

Nemmeno Milord in Sailor Moon, la prossima volta cosa fa? Tira una rosa e blocca l’assalto dei Raptor?

Il film è praticamente una forzatura di trama continua, con intermezzi demenziali a spezzare l’inesistente tensione e qualche indigeribile momento causa / effetto forzato e cretinissimo per mandare avanti uno script altrimenti impantanato nella sua idiozia.

Jurassic World: Fallen Kingdom è un film bruttoccio che purtroppo ci ricorda gli action di serie B con The Rock. Plasticoso e mal diretto nella prima parte, si risolleva leggermente in alcuni frangenti della seconda parte pur rimanendo costantemente noioso e assolutamente non interessante. Il film soffre di una sceneggiatura surreale e forzata e di uno screenplay banale e puerile che forse potrebbe divertire un bambino di cinque anni ma che in ogni altro caso risulta inseguibile. Prove attoriali ai minimi storici e idee di costruzione delle scene tremende finiscono di affossare questo inutile pappone che riesce a fare peggio del suo predecessore condannando questo brand all’oblio.

Orribile e insulso Jurassic World: Fallen Kingdom ci lascia con una scena post credit evitabile e ridondante rispetto a quanto visto fino ad ora. Perfetto.

Possiamo spezzare una lancia in favore di qualche iniezione morale ed etica nella trama, portata in schermo dal ritorno storico del personaggio di Ian Malcolm, c’è un vago ragionamento sulla cattività e sull’etica del giocare a fare Dio con la clonazione, c’è un vago puzzo morale sul finale in cui si prova a veicolare un messaggio animalista di libertà. Possiamo dare credito a un piano sequenza d’azione non male tra Pratt e gli scagnozzi di Mills e a qualche idea horror di tanto in tanto che ci desta da un torpore inevitabile e perpetuo. Possiamo tentare di strizzare qualcosa fuori da questo film… possiamo… ma il risultato è lo stesso. L’oblio.

Ultima cosa: La regia fa di tutto per non farci vedere il culone della Howard, che secondo me è un bel tortello. Nel senso che è tanta ma è bona. Quindi perché non farcela vedere per intero? Siamo davvero così strozzati dal modello di donna che deve per forza essere fisicamente perfetta in tutto? Ha il culone, è venuta così, non significa che sia un cesso. Anzi. Fateci caso: è continuamente sfocato, nascosto da una cassa, da un tavolino, fuori campo, impallato. Mi ha ricordato Bart Simpson nudo nella scena del film dei Simpson del 2007.

E fatecela vede’! E’ bella, cazzo.

Nemmeno quello.

Splendido ‘sto film. Bravi tutti. Tremendo. Scusatemi, non riesco a salvare molto di questo lungometraggio. Ci ho provato, l’ho sviscerato e qualcosa fuori è uscito. Poco purtroppo…

Addio.


8 risposte a "Jurassic World: Fallen Kingdom"

  1. Non avevo mai notato che la Dallas avesse il culone, per me è tipo uno dei modelli di bellezza occidentale (benchè sia rossa, non amo le rosse). Comunque credo faccia parte dell’ideologia neo-vittoriana che sta prendendo piede: mi hai inquadrato il culo, sei un porco maschilista! Metoo!!

    Anyway, per dire qualcosa di vagamente costruttivo, ho letto che è stato pesantemente censurato qui in Italia, pensi che questo abbia compromesso l’effetto del film? Posto che io ancora nn l’ho visto (nè credo lo farò, a questo punto)…

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    1. Anche secondo me lei è strabella.

      Non lo sapevo. Devo ammettere. Si è visto più volte che l’edizione estesa raramente salva la baracca. Guarda Batman VS Superman, gli ultimi Alien di Scott ecc…

      Credo che se un film soffre di errori tecnici così evidenti, come scavallamenti di campo o incoerenza narrativa ci puoi far poco. E’ inutile accorciare o allungare il brodo. Alla fine il film si capisce e la narrazione riesce a raccontare (male) una storia, non manca la carne al fuoco. E’ semplicemente andata a male. Aggiungerne altra non porta a nulla. Forse una versione estesa potrebbe tamponare qualche omissione nella sceneggiatura o rendere alcuni passaggi meno forzati, questo è più che probabile, però dubito che possa salvare un filmaccio che sembra davvero una pellicola di serie B di Michael Bay in cui i problemi risiedono nella struttura di fondo e nel girato dato come buono, che invece non era.

      Quindi boh… ci sta che possa aver compromesso qualcosa, è possibile, certo non credo che il film sia molto meglio di quanto mostrato.

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      1. Si, si capisce dalla tua recensione che è comunque qualcosa di insalvabile, non importa quanto o quanto gravemente monco. Resta il fatto che è il motivo per cui non so se lo andrò a vedere: se pago un biglietto voglio vedere tutto il film, non importa quanto brutto sia. E’ un malcostume, quello di tagliare delle scene probabilmente per assicurarsi l’acquisto del dvd in seguito, che spero finisca presto, lo trovo frustrante e disonesto.

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      2. Un comportamento osceno. Concordo. Io te lo sconsiglio, aspetta l’uscita in DVD. Davvero, di solito salvo sempre qualcosa dei film che guardo e credo che anche i film che non apprezzo possano in realtà piacere ad altri. Magari ci trovano cose che io non ci ho visto o si fanno trasportare dall’avventura. Ma questa roba purtroppo non mi sento di consigliarla a nessuno se non a dei bambini di pochi anni che si fanno affascinare dai dinosauri.

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  2. L’ho visto al cinema! Sono andato con aspettative talmente basse che alla fine ho sofferto meno di quanto pensassi… Qualche pensiero sparso (comunque in linea con EvilAle):

    * Bayona l’azione non la sa filmare. Sarà bravo, ma l’azione non è la sua tazza di té.
    * I dinosauri in CGI non li sopporto, ad ogni scena d’azione mi sembrava di vedere un cartone animato, coi movimenti forzatissimi, la forza di gravità che non esiste…
    * Ho capito 12 ore dopo essere uscito dal cinema che il dinosauro che combatte il dinosauro cattivo era Blue.
    * La trama credo che l’abbia scritta un gruppo di scimmie (poco) ammaestrate.
    * Il travestimento della Howard con il cappellino è il massimo. Almeno Indiana Jones si metteva un’uniforme da nazista (che poi gli stava stretta)!
    * Il tema finale mi è piaciuto. Sì, lo so che è il tema del film di 25 anni fa.
    * Alcuni dinosauri in animatronics erano fichi (Blue legato e il testone di T-Rex quando gli fanno la trasfusione).
    * Il primo dialogo tra il figaccione e la Howard è divertente.
    * Ho già detto che la trama non ha alcun senso dall’inizio alla fine?
    * Però il motivo per infilarci a forza un bimbo secondo me è ganzo.
    * Ma poi perché c’erano tutte quelle tubature piene di acido in quella villa? Ho già detto della trama insensata?

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  3. Siamo tutti d’accordo che nei contenuti il film abbia delle falle piuttosto evidenti, ma devo dire che guardato al cinema senza troppi pensieri e lasciandosi avvolgere da suoni e immagini indubbiamente spettacolari, il film alla fine dei conti raggiunge il suo onesto fine di entertainment, che è poi la ragione per cui un milione e mezzo di italiani si sono recati nei cinema a vederlo. Poi sull’analisi del film sono d’accordo con te su buona parte delle riflessioni che hai fatto, ma il fatto è che un film così forse non meriterebbe nemmeno un’analisi così accurata, perché si finisce inevitabilmente per affossarlo…😉

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