E.T. the Extra-Terrestrial: recensione del film

e-t-the-extra-terrestrial-et-the-extra-terrestrial-928616_1024_768Dopo innumerevoli anni ho rivisto E.T. l’extra-terrestre, film di Steven Spielberg del 1982 (stesso anno di un ben più cattivo extra-terrestre, cioè The Thing, La cosa di John Carpenter!). Di che tratta E.T.? Un UFO è sulla Terra per fare delle ricerche, si suppone, e per sfuggire a degli umani se ne va in tutta fretta lasciando uno dell’equipaggio sul pianeta. Viene trovato da un ragazzino, Elliott (Henry Thomas), che farà di tutto per farlo tornare sano e salvo tra la sua gente. E ci riuscirà.

Sembra banalizzata, ma in realtà la trama del film è davvero banale di per sé. Lineare, con i buoni che sono buoni e i cattivi che sono… buoni pure loro! Puro Spielberg anni 80, quindi, e d’altronde lo diceva lui stesso nelle interviste: questo è un film per passare due ore tranquilli, stare bene con la famiglia e finire la visione con un sorriso. Addirittura anche il fratello più grande di Elliott, Michael (Robert MacNaughton) non è un bullo e aiuta il fratellino, cosa mai vista in un film anni 80 (vedi The Goonies, per dirne una)!

Quindi il film si sviluppa con l’amicizia tra Elliott e l’alieno, con varie scenette umoristiche in cui quest’ultimo inciampa e cade nella vasca da bagno, in cui la madre riesce incredibilmente a non vederlo anche se passeggia goffamente per casa… e poi improvvisamente la salute sia sua che di Elliott peggiora (per motivi non ben definiti dalla trama), cosa che dà l’impulso al film per arrivare al finale in cui E.T. riesce a farsi recuperare dall’UFO che l’aveva perso e a tornare a casa. L’amore e l’amicizia possono tutto! Insomma, per me un film accettabile, nulla di più, e che ha avuto un successo incredibile. Ma… eh sì, c’è un ma.

Ho visto la “20th anniversary edition“, perché è quella che inavvertitamente ho comprato in DVD. L’avessi mai fatto… Comincia con Spielberg che spiega che ha MIGLIORATO il film perché, per esempio, quando E.T. parlava il movimento delle sue labbra non era perfetto, e allora grazie all’animazione al computer (del 2002, badate bene) è riuscito a correggere questi difetti. Che falso! Spielberg è andato ben oltre la correzione di piccoli difetti! In molte scene ha sovrapposto un E.T. fatto in CGI (grafica al computer) al meraviglioso pupazzo fatto ed animato da Carlo Rambaldi (che vinse pure un Oscar per il suo lavoro) e ha distrutto il suo film. Le nuove scene con E.T. sono oscene, distraggono tantissimo, e il nuovo E.T. non c’entra niente con il vecchio, sembra un cartone animato. La scena iniziale nel campo di grano è imbarazzante, cosí come tutte le altre in cui gli occhi dell’alieno si aprono a dismisura che nemmeno in un cartone della Looney Tunes. E poi i walkie talkie disegnati sopra i fucili degli agenti di polizia, cosa che South Park ha già ridicolizzato a dovere nel fantastico episodio Free hat… Ci doveva essere un virus in quegli anni in giro, lo stesso che colpì George Lucas e lo portò a rimettere mano ai suoi primi tre Star Wars

E quindi? E quindi la visione di questo film che al massimo mi poteva lasciare tra l’indifferente e il lievemente soddisfatto (alla fine è una semplice favola, e raccontarla era l’unico intento del regista), mi ha lasciato con l’amaro in bocca per il disservizio allo spettatore fatto da questa orrida riedizione. Se fossi Carlo Rambaldi andrei a casa di Spielberg a spaccargli un E.T. a grandezza naturale sulla testa. Ciao!

PS: tragicomico che la sorellina innocente e pura del film sia Drew Barrymore, che entrò in una clinica per disintossicarsi dalle droghe alla tenera età di 13 anni!


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18 risposte a "E.T. the Extra-Terrestrial: recensione del film"

  1. “PS: tragicomico che la sorellina innocente e pura del film sia Drew Barrymore, che entrò in una clinica per disintossicarsi dalle droghe alla tenera età di 13 anni!” L’ho sempre trovato giusto. Il Karma si bilancia da solo.

    Tremende e insensate queste riedizioni, soprattutto perché non rispettano il lavoro che c’è stato fatto e l’opera originale. Sono degli insulti al cinema. Non ho capito come mai sono state concepite. Lucas sai… è fissato con gli effetti speciali al pc e ha sempre dichiarato che alcune cose dei film vecchi non l’erano piaciute e quindi le ha rifatte.

    Scusa tragicomica ma vabbè, si può capire, ma Spielberg con una cosa che vinse l’oscar per gli effetti speciali… boh… L’unica cosa era trovare una scusa per rivenderlo.

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  2. Ma bastava vendere un’edizione rimasterizzata, senza ritoccare nulla, e avrebbe venduto comunque tantissimo! Almeno Spielberg l’ha fatto soltanto per E.T…

    Ah, bellissimo Elliott che gioca coi pupazzetti di Star Wars nel film, a proposito di Lucas! X–D

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  3. Spielberg si è sempre vantato di essere stato l’unico, della “ghenga” di registi a cui Lucas fece vedere Star Wars prima dell’uscita in un’unica serata tutti insieme, a congratularsi, ad augurargli il successo, e a capire che si trattava di un film epocale: gli altri registi presenti (si dice fossero presenti anche Coppola, Scorsese, De Palma, Matthew Robbins, Willard Huyck, Gloria Katz, Lawrence Kasdan) con grandi masse di aneddotica, lo trovarono ridicolo (è rimasta famosa la battuta di Brian De Palma che paragonò Darth Vader a una stufa) [tutto questo lo racconta un pochino Sergio Arecco nel suo castorino su Lucas, e William Friedkin, nella sua autobiografia «The Friedkin Connection», racconta invece che nel 1972-’75, quando lui, Coppola e Peter Bogdanovich fondarono e gestirono la Directors Company, che sfornò «La Conversazione» di Coppola, «Paper Moon» e «Daisy Miller» di Bogdanovich e che avrebbe dovuto produrre anche «Sorcerer» di Friedkin prima del lievitamento dei costi sul set dominicano e messicano, era Coppola a voler finanziare a tutti i costi Star Wars e cercò di convincere Friedkin e Bogdanovich a realizzarlo con la Directors Company: Coppola portava con sé il copione e lo fece leggere ai soci, che però lo trovarono infantile e scemo — quando nel ’77 Friedkin riuscì a completare un costosissimo «Sorcerer» si trovò a competere proprio con lo stra-successo di Star Wars, quello che lui aveva definito infantile, e cominciò a parlarne male, della serie: «Star Wars sta al cinema come McDonald’s sta al cibo: McDonald’s ha fatto sparire il buon cibo, e Star Wars farà sparire il buon cinema» — 40 anni dopo, invece, nell’autobiografia, confessa di avere esagerato in quelle dichiarazioni un po’ per gelosia] — Forte della sua preveggenza, Spielberg ha messo ninnoli di Star Wars in molti dei suoi film da produttore: in «Poltergeist» il bimbo ha le lenzuola di Guerre Stellari, e in «Gremlins» i mostri giocano col videogioco di Star Wars, in «Back to the Future» Martin si spaccia per Darth Vader del pianeta Vulcano… — quella di E.T. è quindi un omaggio tra i tanti…

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    1. Il Castoro di Lucas mi manca, l’ho sempre snobbato un po’ a favore di libri più incentrati sulla saga di Star Wars che sul suo creatore… però questi aneddoti sono davvero gustosi (peraltro non l’ho trovato sul Castoro di De Palma, ma del resto quello è incentrato sui suoi film più che su quello che pensa Brian di altri film, però quella della stufa è forte!😂😂)

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      1. Sai che, nonostante le tante cose buone che ha, non so se ne spalleggerei la lettura più di tanto? È datato, “fantasioso” (certe interpretazioni da «art pour l’art» applicate a Lucas sembrano spesso tirate per i capelli), forse bisognoso di una riedizione sarebbe auspicabile (anche se le riedizioni di “classici” del Castoro sono spesso deludenti: il magnifico castorino di Spielberg di La Polla forse si rimpiange leggendo quello nuovo di Resmini) e, a livello di cronistoria e non di critica, la nuova biografia di Baxter per Lindau è migliore. Indubbiamente, però, tra tante “fumisterie” qualcosa di ottimo c’è! [stesse cose potrei dire dei castorini di Disney e di Leone, sorpassati da molte monografie disneyane, da Lasagna a Barrier, e leoniane, da Frayling a Garofalo] — Il «De Palma» di Nepoti, invece, quello è perfetto!

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      2. Ah, il principe di questi aneddoti, ovviamente, è «Easy Riders, Ranging Bulls» di Peter Biskind (1998), un grande classico della New Hollywood (anche se, appunto, aneddotico: a livello storico-critico esistono monografie sull’argomento migliori)

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      3. Invece quale “guida” di Guerre Stellari buona mi consigli? — io ho solo quella di Massimo Benvegnù (ElleU, 1999, carina ma non troppo) e il volumetto che dedicò alla saga il mensile Ciak (gustoso ma niente di che) — ho, per esempio, molte curiosità su «Star Wars. L’epoca Lucas» di Ghisolfi (Mimesis, 2017), da farmi regalare a qualche compleanno, ma forse c’è qualcosa di più appetitoso!

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      4. guarda, non è il massimo dal punto di vista critico (ma, viene da chiedermi, con Star Wars vogliamo davvero perderci nei paroloni della critica??) però ho trovato ben fatto il libro di Chris Taylor “come Star Wars ha conquistato l’Universo”, che ricostruisce molto bene soprattutto la genesi del fenomeno Star Wars e le idee da cui viene fuori… interessante e molto dettagliato…

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      5. grazie a te per avermi fatto scoprire quel libro,che non conoscevo (easy riders, raging bulls)… corro a recuperarlo…
        p.s. scusa Sam se siamo andati un po’ off topic, ma del resto sempre di movie brats si parlava…
        😉
        ciao!

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