Loro 2

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E’ sempre difficile iniziare una nuova recensione. Devi trovare l’inizio giusto e sapere di cosa parlare, e vi garantisco che con questo Loro 2, seguito di Loro 1 del connazionale Sorrentino, è ancora più difficile perché ho faticato a trovarci un filo conduttore, una logica.

Ma da qualche parte devo pur iniziare no?

Quindi: Loro 2, per la regia di Paolo Sorrentino, esce a pochissima distanza dal suo predecessore Loro 1, e più che una dilogia è in realtà la seconda delle due parti in cui è spezzato un unico film. Scopo dell’opera è quello di dipingere il personaggio di Silvio Berlusconi, controverso personaggio pubblico che ha segnato il fato del nostro paese per diversi decenni.

Sappiamo già cosa ne penso di Loro 1 ma se vi siete scordati quello che dissi poco tempo fa pigiate sul link e rinfrescatevi la memoria.

Loro 2 è cronologicamente inserito alla fine degli eventi di Loro 1 ma non ne è il seguito immediatamente diretto. Infatti il primo titolo finiva con Silvio che conquistava nuovamente Veronica Lario, mentre qui si dà per scontato il buon esito di quella questione per concentrarsi sin da subito sugli intrallazzi politici (e non solo) di Silvio.

E qui Loro 2 si distacca dal suo predecessore in modo brusco e netto abbandonando il filone narrativo del raggiungimento del successo berlusconiano per approdare a lidi più intimi e introspettivi. Il film infatti quasi si dimentica della vicenda di Scamarcio e Tamara (bellissima Euridice Axen), accantona gli intrallazzi politici di Bentivoglio e della Bonaiuto, si dimentica del rapporto morboso tra la Smutniak e Scamarcio e finisce per dipingerci un Silvio Berlusconi impaurito e indifeso.

Sì, Loro 2 è un film sulla paura della vecchiaia, sul terrore di non lasciare il segno in un mondo che si dimentica troppo velocemente di chi lo abbandona, è un film sulla paura di rimanere soli, sullo spettro dell’abbandono. Tutto questo interamente rappresentato da Barlusconi che, complice chi lo circonda e le vicende che lo vedono interessato, diventa un veicolo per parlare d’altro.

Silvio come veicolo narrativo dunque.

Le feste cariche di una felicità finta ed esasperata simbolo della ricerca di una gioventù perduta, le visioni di Veronica giovane come spettro di quello che eravamo ma che non siamo, non più almeno, la voglia deviata di possedere sessualmente donne più giovani come misura del tempo che scorre e delle energie che ci abbandonano (Silvio nella scena della telefonata si spoglia di questa verità confessandola alla massaia interlocutrice), il potere e gli amici che ci sfumano tra la mani, gli occhi pietosi di chi riesce a leggerci con onestà per quello che siamo.

Questa folle paura del tempo che scorre, della nostra immagine che verrà scordata se non ci impegniamo a lasciare una vestigia su questo mondo, questo spettro dell’oblio che ci terrorizza, tutto questo in Silvio. Che con le sue azioni, con il suo modo di porsi, di parlare, di interagire con quello che lo circonda smette di essere un uomo e diventa un simbolo. Simbolo in cui è facile identificarsi perché toccato da qualcosa che non lascia impunito nessuno in questa realtà, il declino che porta alla morte.

Quindi Sorrentino ci da un suo punto di vista di Berlusconi, un punto di vista più umano. Abbandona il voler parlarci delle presunte (e non) malefatte di Silvio e lo cala in una bolla di umana vulnerabilità finendo per comporre un film molto più intimo e toccante di quanto si potesse pensare. Quindi un giudizio dal punto di vista umano, non politico.

Questo sforzo narrativo, lodevole, è però inficiato da una montaggio senza filo logico e da alcune scelte narrative inspiegabili e frammentate.

Come vi dicevo, il film si scorda di quasi tutto quello detto nel primo capitolo finendo per chiudere gli archi narrativi aperti precedentemente in mondo frettoloso e sconnesso. Scamarcio, Euridice e la Smutniak, colonne portanti del primo titolo, vengono cassati con qualche scena che appare svogliata e buttata lì. C’è comunque la voglia di chiudere quelle storie con una morale che si ricollega poi a quanto visto in Loro 1: loro sono loro e noi si rimarrà sempre noi, per quanto possiamo sforzarci di diventare loro. Però questo avviene con uno sbrigativo monologo di Kasia e con un veloce dialogo tra Scamarcio ed Euridice che non rendono giustizia a tutto il tempo speso  su questi personaggi nella precedente pellicola. L’intrallazzo tra Bentivoglio e la Bonaiuto viene cassato con un dialoghino infantile, come se il film si fosse stufato di quella storia e avesse voluto passare ad altro. Il personaggio di Dio del primo film, che si pensa sia Bertolaso, completamente dimenticato. La vicenda dell’armata di troie al seguito di Scamarcio nemmeno menzionata, naufraga ad un certo punto e sparisce così come è iniziata, nell’anonimato.

Il film chiude in fretta tante cose già aperte per proporne altre nuove che però non portano da nessuna parte: Veronica che fa i viaggi, il musicante di Berlusconi all’Isola dei Famosi, il povero personaggio di Roberto De Francesco sballonzolato in qua e là che uscirà di scena senza che nessuno lo noti, il terremoto all’Aquila così dal nulla, Mike Bongiorno inutilmente tirato in ballo, Ennio Doris in apertura del film che sparirà come un’ombra.

Come succede per Loro 1, a queste scene puoi dare un connotato simbolico, vogliono dirci qualcosa: il terremoto con Silvio che promette e mantiene rappresenta la stretta che il personaggio in questione aveva (ha?) sul popolo. De Francesco e i suoi ricatti sono l’effimera natura delle conoscenze di comodo di Silvio. Mike è una pedina non più utile nel suo impero, Ennio una ancora utile. Eccetera, eccetera…

Però queste scenette sono diegeticamente mal poste, frammentate in una narrazione sconnessa che pare non avere un filo conduttore e soprattutto inconcludenti perché senza una base narrativa chiara (in Loro 1 alla fine c’era). Loro 2 non trova un suo ritmo narrativo e rimane átono e senza guizzi.

Questa sua atona melodia è il più grosso difetto del film. E’ come una canzone senza ritornello e con un solo strumento, è come un panino ripieno di cracker, è come la pasta in bianco scotta. Loro 2 è átono e non ha una struttura su cui basarsi, mette in campo un sacco di cose ma le racconta tutte in modo annoiato, e spesso non le chiude come se questa átona noia avesse preso il sopravvento. E quelle che riesce a concludere finiscono nell’anonimato. Il film non ha note alte né basse, è un continuo medio con degli sporadici tocchi di ironia che ammetto sono davvero divertenti, ma che non contribuiscono all’economia del film che ne esce monotono e sconclusionato.

Loro 2 comunque riesce a mettere in piedi dei dialoghi molto meno artefatti del primo titolo e ci dà la sensazione che i personaggi siano effettivamente inseriti nelle scene che stiamo vedendo. Questo è un grosso punto a favore del film che si distacca dalla struttura artefatta del precedente titolo e fa sì che lo spettatore segua leggermente meglio le vicende che si susseguono sullo schermo. Questo particolare contribuisce molto a rendere il film più leggero del suo predecessore. A supporto di questa ritrovata leggerezza nel raccontarsi troviamo tanta ironia e tante prese per il culo molto divertenti. Bellissima la scena del cambio forzato delle attrici nelle sitcom nostrane che non sanno recitare nemmeno a bastonate, brillante il finto trailer di Lady D. in Congo, simpaticissimo il dialogo tra Silvio ed Ennio entrambi interpretati da Servillo. Insomma, sono quasi tutte azzeccate le sporadiche battutine che di tanto in tanto ci fanno sorridere.

Questo è un passo nella direzione giusta, il film è molto più leggero e sinceramente più godibile rispetto a quel pappone morbosamente serio di Loro 1. Questa ironia è molto presente nella prima parte del film ma si va a spegnere verso le battute finali che purtroppo tornano nei pressi del Sorrentino stopposo e artefatto. Il film si spegne come una candela consumata, finisce la sua corsa facendo una carrellata su un gruppo di pompieri tra le macerie dell’Aquila, come se il film avesse avuto quello come perno centrale. Anche no. E mentre la macchina da presa inquadra i volti stanchi e provati di questa gente ti domandi che cosa significhi tutto questo: forse che il merito che hanno preso Bertolaso e Berlusconi per quella vicenda è in realtà tutto di questa gente? Forse che le autorità hanno scordato quella vicenda facendo finta che tutto sia risolto? Qualcosa sull’onnipotenza di Silvio che è riuscito a ridare addirittura la statua del Cristo, simbolo di devozione, ad una popolazione devastata da una tragedia inimmaginabile?  Sinceramente non lo so.

Il film si spegne dicevo, su un Berlusconi stanco e demotivato, su questi pompieri che boh… qualcuno mi spieghi, e su questi toni monotoni che hanno contraddistinto questa nuova pellicola di Sorrentino.

Loro 2 è un passo avanti e contemporaneamente un passo indietro rispetto a Loro 1. Riesce a vendersi in modo più fruibile e simpatico ma si perde in mille discorsetti che non portano a nulla e alla fine non ci dànno una visione chiara del personaggio, né di quello che di lui pensa Sorrentino. Sorvolando sul tema della vecchiaia, abbastanza palese, il resto è un mistone poco chiaro di ironia e malinconia, politica e amicizie, rapporti sociali ed intimi, tutto mescolato assieme senza una chiara struttura narrativa. Come se fosse poco chiaro anche a Sorrentino cosa il film dovesse essere.

Due pellicole abbastanza inutili che forse avrebbero trovato una dimensione più compatta con un solo film montato meglio. Montaggio troppo settoriale nel primo e troppo frammentato nel secondo. Due film gemelli ma completamente differenti, con pregi e difetti in entrambi i casi ma che alla fine compongono una storia fumosa e impercettibile fatta su un miscuglio di pensieri e punti di vista buttati alla carlona dentro un contenitore poco omogeneo e troppo lunatico.

Loro 2, mi è piaciuto? No. Però l’ho trovato più godibile del primo titolo, è riuscito a divertirmi e la narrazione non mi ha annoiato. Peccato per la sua natura frammentata e la sua inconcludenza narrativa. Sorrentino purtroppo non è riuscito ad inquadrare Berlusconi. Non è riuscito a darci un suo punto di vista sull’uomo politico, non da un giudizio morale né etico, né riesce a dipingere un quadro chiaro e schietto di cosa è stato e cosa è Silvio, lasciando questo personaggio italiano nella sua imperscrutabilità. Chi cerca un prodotto come il Divo, con le sue chiare idee politiche e la sua netta presa di posizione su Andreotti e tutto quello che lo ha coinvolto si troverà spaesato e stordito da un film pretenzioso che gioca inutilmente con dei simbolismi poco adatti alla pellicola e che si impantana verso le battute finali, finendo per affogare personaggi e narrazione in una insolita vena di monotonia compositiva.

Peccato.

Se invece volete leggere un articolo positivo nei confronti del film vi consiglio Matavitatau che sviscera il film con una lista ben dettagliata di pregi, e qualche difetuccio.

Addio!

 


8 risposte a "Loro 2"

  1. Anche qui sono d’accordo su molte cose e sul giudizio complessivo (anche se io ho finito per rimpiangere un pochetto il primo dopo aver visto il secondo, e ti dico che non lo avrei mai pensato)…
    poi è vero che questo film è meno intricato del primo, più lineare… questo sì che è il film su Berlusconi, cosa che non era il primo…
    ma del resto sono d’accordo quando dici che con un montaggio fatto bene si poteva fare un solo film e Sorrentino ci ha preso tutti per il c**o, piegandoci alle sue logiche commerciali (non per nulla il film non è stato presentato a Cannes, come si diceva in un primo momento… perché non avrebbe avuto alcuna speranza e forse si sarebbe beccato i suoi primi fischi dalla sala stampa)…
    comunque, ottima anche questa recensione, ciao

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  2. Io avevo visto il primo con curiosità… ero interessato di vedere dove voleva andare a parare. Era sicuramente più noioso, ma un pochino più onesto negli intenti. Mi sembrava di capire meglio un messaggio. Questa seconda parte anche a me è sembrata raffazzonata alla meno peggio. Senza un’idea precisa di cosa parlare e di come parlarne. In alcuni punti anche un bel po’ arrogante. Al di là di alcuni interpreti bravi (Servillo, quantomeno), e qualche scena riuscita, rimane poco. Peccheto.

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  3. Pingback: El reino: prudente
  4. Per me che ho visto la versione international cut unica sarebbe interessante guardare i due capitoli separati. Peccato che il film non sia poi così esaltante da farmi venire la voglia di dedicarci altre 4 ore.
    Probabilmente nel remix unico ne è uscito un lavoro più coeso e che risparmia la noia cui ti riferisci per quanto riguarda il primo capitolo, però l’inconcludenza generale rimane…

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