Dangerous Liaisons: recensione del film

les liaisons dangereuses (1988)Continuo con i film in costume: dopo questo, questo, e questo, ieri ho guardato Dangerous Liaisons, Le relazioni pericolose, film del 1988 diretto da Stephen Frears (di cui avevo visto solo High Fidelity, Alta fedeltà, 2000!) con Glenn Close, John Malkovich, Michelle Pfeiffer, Uma Thurman, Keanu Reeves… insomma, un cast da paura.

Il film è tratto dal romanzo epistolare Les Liaisons dangereuses del francese Pierre Choderlos de Laclossi che fu pubblicato nel 1782. La storia si svolge a metà del 1700 in Francia e verte sui nobili Glenn Close e John Malkovich e su come si divertano a giocare con le vite altrui per… ingannare il tempo. In sostanza, questi ricchissimi personaggi dal sangue blu non sanno come passare le giornate e si sfidano a conquistare cuori altrui, si occupano di vendicare torti o presunti torti subiti, e flirtano in maniera più o meno esplicita tra di loro. La trama è troppo complicata per essere riassunta in poche righe, e va riconosciuto che dopo aver familiarizzato coi nomi dei vari personaggi le cui vicende si intrecciano sullo schermo, il regista riesce a farci seguire tutti gli eventi senza nessuna difficoltà.

La cosa che mi è piaciuta di più del film è senz’altro la ricostruzione storica. Sono tutt’altro che un esperto del periodo, ma tutto ciò che ho visto mi è parso credibile, nessun comportamento dei personaggi mi è sembrato fuori luogo, e lo svolgimento della trama avrebbe potuto tranquillamente essere una storia vera. Naturalmente aiuta che il romanzo da cui il film è tratto sia dell’epoca, e tra l’altro mi sembra interessantissima la data di pubblicazione: il 1782. Di lì a poco la rivoluzione del 1789 al grido di liberté, egalité, fraternité avrebbe spazzato via la nobiltà francese di cui il romanzo ci dà un’immagine tutt’altro che positiva.

Bravissimi anche tutti gli attori. Non solo risultano ottimi i giovanissimi Keanu Reeves e Uma Thurman (rispettivamente 24enne e 18enne all’uscita del film), ma il trio Close-Pfeiffer-Malkovich ci propone una serie di performance al limite dell’incredibile. Glenn Close ha uno sguardo davvero avvelenato quando recita i suoi dialoghi più taglienti, la mimica facciale e corporale di Malkovich è perfetta per veicolare la natura ingannevole e sibillina del suo personaggio, e Michelle Pfeiffer è fenomenale nel cambiamento da anima pia a perdutamente innamorata. Per non parlare della forza delle loro interpretazioni quando i ruoli dei personaggi cambiano, con l’innamoramento di Malkovich a cui egli stesso stenta a credere, o la disperazione che alla fine ha il sopravvento sulla calma fino ad allora serafica di Glenn Close. Chapeau!

Ho letto che Malkovich fu criticato per l’interpretazione troppo “moderna” che dette al suo personaggio, ma secondo me fa un lavoro superbo nella trasformazione in nobile annoiato, spietato, senza cuore, e, alla fine, vittima dei suoi stessi schemi perversi. Inoltre, pur non avendo letto il romanzo, mi sembra che il film provi ad essergli fedele almeno nella sua natura epistolare, con un ruolo importantissimo della corrispondenza tra i personaggi.

Insomma, credo che anche nel caso che le (dis)avventure di queste figure dell’alta società francese del ‘700 non vi interessino, il film potrà intrattenervi adeguatamente per il suo valore storico e per l’ottimo reparto tecnico di regia, montaggio, e sonoro. Ciao!


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