Te doy mis ojos: recensione del film

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Te doy mis ojos (Ti do i miei occhi il titolo italiano) è un film del 2003 diretto da Icíar Bollaín (di cui avevo visto soltanto También la lluvia (2010), che non mi aveva troppo impressionato) con Laia Marull e Luis Tosar come protagonisti. Il film parla di violenza di genere, e in particolare di maltrattamenti in famiglia, e lo fa senza giri di parole e, soprattutto, con grande intelligenza. Ha una forza devastante ed è incredibilmente fatto bene, infatti si portò a casa sette Goya, tutti i più importanti, meritandoli tutti. E quindi adesso arrivo io e vi dico che ne penso, che so che ne sentivate il bisogno!

Sia la Marull che Tosar sono allucinanti (di lui parlo sempre bene, per esempio per El desconocido, Desconocido – La resa dei conti, 2015). Interpretano dei personaggi scritti benissimo ma per niente facili da portare sullo schermo e ci riescono ogni singolo minuto del film. Perché sono personaggi difficili da interpretare? Perché la regista sceglie di non mostrarci semplicemente un cattivo marito maltrattatore e una moglie succube vittima. Al contrario, fa la scelta più difficile: Luis Tosar è un marito maltrattatore ma innamorato di sua moglie, e rendendosi conto del suo problema cerca aiuto psicologico per tentare di risolverlo. E Laia Marull è una vittima, sì, ma prova a fuggire dalla gabbia familiare in cui si ritrova. Non l’aiuta la madre (Rosa María Sardá, vista da poco in Todo sobre mi madre, Tutto su mia madre, 1999), da lei lontana affettivamente e che ha avuto una storia simile con il padre, né la sorella (una fantastica Candela Peña, nel 2018 fresca di Sin rodeos), nonostante ce la metta tutta, né l’aiuta l’incompetente polizia (le cose sono sicuramente migliorate per quest’ultima vista l’attenzione mediatica che casi simili hanno avuto e continuano ad avere negli ultimi anni).

Quindi il film sviluppa il tema della violenza di genere più comune, quella che avviene tra le mura familiari. Ci presenta una famiglia con problemi comuni e va a scavare nella psiche dei personaggi con una profondità notevole. Perché Laia Marull non riesce a ribellarsi al marito? O almeno ad andarsene una volta per tutte? Cosa la spinge a non separarsi da lui, nonostante le violenze subite? Vedremo una grande evoluzione in lei quando riuscirà a rendersi più independente, a farsi delle amiche, cosa che le darà una forza che la sua famiglia non riusciva a darle.

E perché Luis Tosar è violento con lei? Scopriremo che è la paura che guida il comportamento di quest’ultimo, una paura di non essere all’altezza, una paura di essere abbandonato che ha radici lontante, nella famiglia di lui e nella sua attuale vita. E questa scoperta la facciamo grazie alle sedute psicologiche, sia singole che di gruppo, in cui vediamo altri personaggi secondari che parlano della violenza a cui sottopongono le proprie mogli. E tutti quei dialoghi sono così realistici che sono sicuro che ci sia stato un gran lavoro di ricerca da parte della Bollaín, che firma anche la sceneggiatura con Alicia Luna.

Insomma, Te doy mis ojos è un film duro, potente, e fatto benissimo. Ve ne consiglio la visione senza ombra di dubbio! Ciao!


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