Avengers: Infinity War

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Ed eccoci finalmente giunti ad una sorta di punto d’arrivo per questi primi dieci anni del Marvel Cinematic Universe. Finalmente il tanto agognato Infinity War è giunto nelle sale italiane (prima che in quelle americane, beccatevi questo!) e come c’era da aspettarsi ha fatto totalmente impazzire il pubblico.

Forse per uno hype pompato dalla pubblicità che ormai ci portavamo sulle spalle dal primo trailer uscito mesi fa? Forse per la curiosità di vedere tutti i personaggi cinematografici Marvel assieme in un unico grande film? Forse per la voglia di vedere Thanos più da vicino?

Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che il pubblico in delirio ha risposto benissimo a questo nuovo capitolo della saga Marvel gridando al miracolo e facendo andare fuori scala ogni metro di votazione internettiano.

Quindi, mentre il mondo grida al miracolo strappandosi i capelli per il nuovo film degli Avengers, io ho tentato invece di guardarlo provando a non farmi trasportare troppo da quel ragazzino di sedici anni che abita dentro di me e che pare non volersene più andare. Il venticinque aprile quindi vado al cinema, gremito di gente, e mi sparo questi centoquarantanove minuti di mazzate e calcioni nel culo.

La prima cosa che domanda questo nuovo epico capitolo marveliano è una gestione corale ed equilibrata della sceneggiatura che per forza di cose è un pastone immenso di personaggi provenienti da ogni angolo della Marvel, e in questo i produttori del film ci hanno visto giusto: Anthony e Joe Russo. Anthony e Joe sono i registi di due dei film Marvel più riusciti, Winter Soldier e Civil War. Inevitabile quindi la scelta della produzione orientata verso questi due tizi che dimostrano ancora una volta di avere una certa propensione per la gestione del cinecomics, rivelandosi la scelta giusta.  Ad Anthony e Joe viene impartito un arduo compito: riuscire a bilanciare qualcosa di francamente imbilanciabile e riuscire a trarre il meglio da un’idea di film opulenta ed esagerata. E qui entra in gioco la sceneggiatura di Christopher Markus e Stephen McFeely, autori di altre marvelate come la trilogia di Captain America o Thor The Dark World.

Quindi, ricapitolando: Anthony, JoeChristopherStephen si mettono a lavoro su un film impossibile, ma avendo già lavorato assieme nella trilogia del Capitano Americano  sanno come capirsi, sanno come far funzionare qualcosa.

Come Irvin Kershner inconsciamente sapeva come gestire uno Star Wars o  Nicholas Meyer sapeva come prendere Star Trek.

Questi quattro tizi sanno come far funzionare un cinecomics, e dall’unione delle loro menti esce la vera genialata di questo Infinity War: Non facciamo un film sugli Avengers, facciamo un film su Thanos che ha un’avventura e viene ostacolato dai suoi antagonisti, gli Avengers. Thanos non è un antagonista, è un protagonista. Con le sue avventure, con la sua storia e il suo background, viene sviscerato dalla sceneggiatura che ci porta sullo schermo un personaggio moralmente ambiguo che si prende l’onere di bilanciare l’equilibrio dell’universo in modo drastico e risolutivo. Thanos è il vegano rompipalle che ti trovi a cena per caso da un amico, portato dall’amico dell’amico. Ti cancellerebbe dalla faccia dell’esistenza solo perché hai addentato quella gustosa costoletta di maiale, e ti è piaciuta, ecco, Thanos ha quella risoluzione e determinazione lì, solo che lui non ti odia, lui ti ammazza con imparzialità.

Come risolviamo la fame in un pianeta al limite delle risorse naturali? Si ammazza metà della popolazione. Come risolviamo la povertà in un pianeta con scarsità di ricchezze? Si ammazza metà della popolazione. Come si risolve la sovrappopolazione? Si ammazza metà della popolazione.

Un po’ monotematico, però efficiente. E in questa sua sanguinaria benevolenza verso l’universo Thanos è costretto a fare delle scelte devastanti, scelte che sembrano tanto delle prove di coraggio di un eroe senza macchia e dal bianco mantello. Deve sacrificare qualcuno che ama, si trova a dover torturare una delle proprie figlie per estrapolarle delle informazioni, piange la morte dei suoi sottoposti caduti per la sua causa, si scontra con i suoi antagonisti e ne riconosce il valore in battaglia.

Thanos ha in mente solo la salvezza dell’universo ed è così vicino al suo obiettivo che ormai nulla potrà formarlo, come lui stesso dice: non è adesso il tempo per il cordoglio. Si piange dopo, ora c’è da lavorare per un bene più grande.

Anthony, JoeChristopherStephen fanno centro. Non banalizzano un personaggio che poteva avere ancora una volta lo scopo conquisto la terra, non ci danno un cattivo egoista, inutile o rivisto. Provano a costruire qualcosa con questo personaggio e francamente ci riescono. Ribaltano l’aspettativa che lo spettatore aveva avuto sulla narrazione e ribaltando così il film, dove vedi il cattivo come protagonista e i buoni come antagonisti.

Ma i nostri quattro cavalieri del cinecomics non devono fare un film solo su Thanos, ah no! Ci sono anche altri personaggi da dover inserire sul piatto della bilancia senza che questo si squilibri. E badate bene, non sono tre cretini, c’è: Spider Man, Iron Man, Dr. Strange, i Guardiani della Galassia al completo, Captain America, Black Widow, Hulk, Thor, War Machine, Black Phanter e tutti quelli del Wakanda, Falcon, Visione, Scarlet Witch, Loki e gli Asgardiani… Aiuto! Sono duemila.

Come si risolve?

Nella più classica della maniera, si fa un film corale in cui certi gruppi di personaggi si imbarcano in piccole quest che fanno da collante tra di loro e muovono gli ingranaggi della trama. E qui Avengers Inifiniti War mostra la sua vera faccia, la faccia della serie televisiva al cinema e non del film.

Sapete cosa mi piace degli ultimi Marvel? Che i film hanno trovato una dimensione personale. Certo, hanno personaggi che un po’ devi conoscere e talvolta fanno riferimento ad eventi pregressi, però i film trovano una loro stabilità artistica e narrativa: Thor che ci riporta all’avventura coloratissima dal vago puzzo kitsch anni ’80, Balck Panther con il suo sottotesto fortemente politico o Captain America con i piedi per terra che ragiona sulle implicazioni morali di eroi soprannaturali in un mondo di naturali.

Ecco, Infinity War non ha una propria veste ma, per forza di cose, è un minestrone senza una propria personalità costretto a rubarla agli altri film per tentare di mettere d’accordo personaggi e tonalità di colori provenienti da prodotti del tutto slegati l’uno con l’altro.

E questo problema è stato trattato benissimo dai nostri Cavalieri della Cinelisse (poteva venirmi meglio ma vi giuro che unire apocalisse con cinecomics è un casino… idee?) che agiscono con l’idea più azzeccata che potevano avere: non focalizziamoci sulla trama, ma sui personaggi. Questo tratto è però distintivo delle serie televisive che dovendo intrattenere per lunghi periodi gettano una base narrativa immediata e poi ci sviluppano sopra i personaggi. Non dico che sia errato, però il film perde la sua dimensione narrativa diretta e diventa un contenitore asettico di eventi e battute che dà per scontato certe cose risultando del tutto indigeribile per chi non ha visto le puntate precedenti.

Alla fine la trama è: Thanos vuole le gemme dell’infinito per poter bilanciare meglio e più velocemente l’universo, cosa che sta facendo adesso scorrazzando a destra e manca. Da una trama quasi inesistente ci si plasma i personaggi. Ha senso.

Questo aspetto non tocca i personaggi nuovi, cioè Thanos e i suoi francamente inutili comprimari. Tocca invece gli antagonisti di Thanos che, essendo dodicimila, fanno a gomitate per trovare uno spazio narrativo diventando alla fine tutti i comprimari di tutti, escluso pochi eletti che spiccano nella sceneggiatura: Iron Man, Thor, Gamora, e forse Visione. Gli altri sono li per contratto, per dovere verso il film che ne richiede la presenza, per fare fracasso. Anche capendo che il target del film è l’adolescente e il fan sfegatato di questi super eroi, non si può che constatare un certo squilibrio narrativo nelle fila dei buoni, se così possiamo chiamarli.

Il nano della forgia di Peter Dinklage è abbastanza inutile, la fugace apparizione della Paltrow e di Benicio Del Toro contribuiscono a creare un legame tra i personaggi e l’ambientazione in cui questi si muovono, ma sinceramente sono personaggi che cadono nel nulla, tutti i poveri comprimari consolidati nella parte dei comprimari svolazzano a destra e a manca per poi sparire nell’oblio: Falcon, i guerrieri del Wakanda, Drax, Nebula.

Addirittura Captain America e amici sono quasi delle macchiette.

Questo porta a scene cinetiche abbastanza fini a se stesse, come il combattimento tra Black Widow e la tirapiedi di Thanos, del tutto privo di un qualsiasi interesse o di un peso nell’economia del film.

Forse come diegetica e fluidità narrativa era meglio il primo Avengers o Age of Ultron in cui i personaggi erano meno e trovavano tutti spazio o interazione tra di loro provando anche a costruire una trama su cui giocare. Avevano una personalità meno dipendente dagli altri tasselli Marvel e in questo la narrativa ne giovava.

C’è però da ammettere una forte volontà di dipingere quanto possibile di questa zuppona di gente e certe apparizioni fugaci di questi personaggi funzionano alla grande. Apprezzabile lo sviluppo delle storie d’amore tra Visione e Scarlet Witch o Gamora e Star Lord, storie inserite ottimamente nell’arco narrativo del sacrificio e che riescono ad unire ideologicamente questi personaggi con Thanos. Peccato invece aver cassato del tutto la storia di Hulk con Black Widow e aver relegato il povero Bruce Banner a macchia comica non troppo brillante se comparato alle battute (stavolta davvero divertenti) della combriccola dei Guardiani della Galassia e del nostro Spider Man, davvero simpatico.

Quindi: bravi lo stesso! Bravi lo stesso!

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Bravo lo stesso.

Infinity War alla fine si fa perdonare questi comprensibili scivoloni proponendo un finale davvero potente e avendo la forza di ammazzare malamente molti dei personaggi importanti senza battere ciglio. Questa scelta narrativa trova un ovvio appoggio nella seconda parte del film che vedremo tra un anno (sì, la storia si divide su due film)  dove gli eventi saranno ribaltati a favore di chi adesso ha preso i calci in culo. Ma per ora ci godiamo un Thanos vincitore senza pari, un universo con la popolazione dimezzata e uno sterminio epocale nelle fila dei nostri amati eroi fino ad ora tremendamente plot armored.

Forza fittizia perché rimetteranno tutto in ordine facendo finta di nulla, però è bello che si senta per una volta una reale minaccia e che questa si concretizzi lasciando una flebile fiamma di speranza. Dal canto mio spero sinceramente che proseguano su questo universo parallelo della distruzione post Thanos ma ne dubito fortemente.

Infinity War è ganzo, come si dice da queste parti. E’ un film che riesce a trarre il meglio da quelli che erano i difficili compromessi e ne esce con dignità. Intrattiene, diverte, ci mostra un nuovo personaggio sfaccettato e complesso, prova a commuovere e propone un finale insolitamente triste ed amaro, dal forte d’impatto e sinceramente inusuale per questo genere di prodotto.

Effetti speciali grandi protagonisti del film, così tanto presenti che sembra quasi di vedere un film d’animazione in computer grafica. Ottimi nella loro ovvietà, contribuiscono a marcare il forte aspetto da avventura a metà tra il fantasy e lo Sci.Fi. regalandoci tantissime immagini degne di nota.

Azione onnipresente, troppa e spesso ripetitiva con pochi guizzi di genio creativo. Quando questi ci sono però si fanno sentire: citiamo ad esempio la fighissima scena dove Thanos spacca una luna per creare una pioggia di meteore o il piano di Iron Man, Dr. Strange, Spider Man e i Guardiani della Galassia per strappare il guanto delle gemme dell’infinito dalla mano dell’imbattibile flagello.

Recitazione abbastanza mediocre, forse il cast era stordito dalla quantità massiccia di effetti speciali e dalle scene corte e fugaci che non permettono un’immedesimazione costante, forse il doppiaggio nostrano non ha contribuito a migliorare la situazione e ci fa perdere i doppiatori delle creazioni in CGI come Vin Diesel o Josh Brolin (si richiede infatti una visione in lingua quanto prima), però mi sono sembrati quasi tutti molto artefatti nella veridicità delle loro parti. Spesso notiamo una recitazione fisica da parte di Scarlet Johansson molto meccanica, Saldana e la Olsen non troppo convinte nei pianti o qualche posa di Evans che ricerca troppo l’iconicità da super eroe in posizione figa. Forse sono stanchi, forse era difficile da girare. Non lo so. Non mi hanno fatto una buona impressione.

Invece molto sciolti tanti altri come Chris Hemsworth, o Pratt sempre molto simpatici e divertiti dai loro personaggi.

Quindi… Ci siamo. Verdetto finale.

Infinity War mi ha divertito ed è un film valido se contestualizzato nel suo genere ovviamente. Non mi ha colpito più di tanto ed escluso qualche sincera e sporadica emozione di gasamento mi sono goduto il film con compassata curiosità. Si ride tanto, ci si commuove e c’è anche il tempo di riflettere sul sacrificio e il dovere. Il finale intelligente e atipico per la Marvel ci desta da un leggero torpore dato dal perpetuo casino eccessivamente cinetico che potrebbe stordire.

Tanto cuore però in questo film, si vede che i registi e gli sceneggiatori ci hanno creduto, si sono divertiti e impegnati per dare al pubblico qualcosa di ben elaborato.

Mi è piaciuto quindi, ma con le dovute riserve. Non lo considero il meglio della Marvel come tutti stanno facendo, ma comunque tra quelli più interessanti. Personalmente ho trovato gli ultimi lavori Marvel più godibili, appunto perché come dicevo prima riescono a vivere di qualcosa su cui appoggiarsi autonomamente.

Divertito e mediamente soddisfatto vi saluto.

Addio!

 


10 risposte a "Avengers: Infinity War"

  1. Qualche tempo fa incontrai Leo Ortolani a Milano in occasione della presentazione del suo libro “Il buio in sala”, e durante le domande libere gli fu chiesto cosa ne pensasse del MCU; lui rispose che è un bellissimo telefilm. Sicuramente ha molto in comune con la serialità il modo in cui si è sviluppato, ma non posso non considerarlo anche un ottimo esperimento: è possibile realizzare al cinema un prodotto fortemente serializzato con una trama orizzontale non solo solida, ma anche fondamentale? Evidentemente sì. D’altronde, in un certo senso, il cinema è nato seriale.
    Io ho apprezzato molto il fatto che Infinity War fosse così dipendente dai film precedenti, se devi chiudere un cerchio è necessario ricordare come si è aperto, e qui ogni singolo evento dei 18 film passati non solo viene ricordato, ma ha anche un suo peso nella storia. L’ho trovato brillante.
    Ultima annotazione su quello che dici della recitazione: sai che secondo me il doppiaggio sta precipitando a caduta libera, come qualità? Ne parlavo in occasione dell’uscita di Black Panther, che secondo me ha avuto un doppiaggio osceno, e anche qui ci sono alcuni casi da orecchie sanguinanti.

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    1. Sai che temo tu abbia ragione? non vorrei che la mia percezione sulla recitazione sia fortemente dipendente dalla qualità mediocre del doppiaggio. Con un amico ci siamo rivisti tutti i Bond, doppiati, ed è incredibile rendersi conto del doppiaggio che piano piano cola a picco nel solito brand. Arrivi a Spectre di due anni fa e ci trovi la gente di colore doppiata alla “zi buana zi amico zi badrone biango” o le comparse atone che nemmeno il sintetizzatore vocale di Google.

      Anche qui siamo nella mediocrità più sfrenata che di certo non contribuisce alla qualità del film, anzi, però io non posso far a meno di notare un certo atteggiamento di sufficienza da parte di certi attori. Almeno, così mi è sembrato. Cosa che invece non avevo notato in Black Panther o Thor nuovo, anche quelli doppiati con mediocrità. LA seconda visione mi sarà più chiara, ovviamente la farò in lingua appena esce il bluray.

      ——-

      Sono d’accordo con te e con Leo XD. E’ un bellissimo telefilm. Però negli ultimi tempi i prodotti avevano avuto la forza distintiva di creare qualcosa di unico e funzionante anche se presi singolarmente. Questo secondo me denota una grande attenzione e voglia di sperimentare da parte degli autori che si sforzano di darci qualcosa di nuovo e fresco. Succede anche qui, però per sua natura Infinity War è un minestrone, non ne faccio un problema perché è l’IO del film. E’ cosi. Questo però lo porta a dipendere dagli altri, cosa che stava lentamente lasciando il brand. Diciamo che ne prendo atto, però porta ad alcune conseguenze ovvie. Sempre di natura imprescindibile ma palesi.

      Non si poteva fare altrimenti, ma secondo me non funziona bene come un Thor Ragnarok, anche se come detto e come penso per i compromessi iniziali forse questo film è il meglio che poteva essere.

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      1. Evidentemente sull’ultimo punto si tratta di scuole di pensiero: il film è strutturato in un certo modo e ovviamente il fatto che piaccia o meno dipende dal gusto personale.
        Per quanto riguarda la recitazione, il MCU ha saputo trovare alcuni ottimi attori insieme ad altri non proprio eccezionali: Robert Downey Jr, ad esempio, a me piace moltissimo, e come attore lo preferisco mille volte a Chris Evans (per quanto io sia team Cap). Secondo me, poi, dipende anche, e sembra brutto da dire, da quanto l’attore abbia sbatta di impegnarsi nel suo lavoro. Per dire, Natalie Portman è un’attrice che adoro, ma in Thor si è spremuta proprio il minimo indispensabile per portare a casa le scene. Qui, forse ne parlavi anche tu, mi sembra che anche Scarlett non si sia sprecata troppo (non ha nemmeno avuto un gran spazio, ma tant’è). E’ ovvio che Avengers non ti richiede una recitazione da Amleto o Quarto Potere, e sicuramente molti attori si sono lasciati un po’ andare anche per questo motivo; che lo capisco, però a un certo punto è il tuo lavoro e dovresti farlo al meglio a prescindere dal film in cui stai recitando.

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  2. Pellicola potente e riuscitissima, Thanos è un mostro a tutti gli effetti, il miglior cattivo dell’MCU a mani basse proprio. Il finale è bastardissimo, ma l’ho adorato, dà ancora più valore a tutta l’operazione. Siamo davanti a qualcosa di centrale per l’MCU: ciò che potrebbe finire l’anno prossimo aprirà la strada ad almeno altri 5 o 6 anni di roba di successo

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  3. Sì, l’MCU potrebbe essere l’esperimento seriale più riuscito sul grande schermo ma con Thanos e con un finale “anti-bingwatching” scommette sull’attesa e tiene sulle spine milioni di spettatori per diversi mesi 😀

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