Pride and prejudice: recensione del film

pride-and-prejudice-pride-and-prejudice-2005-17217341-2321-1500Oggi scrivo del Pride and prejudice (Orgoglio e pregiudizio) del 2005 diretto da Joe Wright (lo stesso di Darkest hour, del 2017), con Keira Knightley e Matthew MacFadyen. La storia è ovviamente quella del libro di Jane Austen pubblicato nel 1813, e ci racconta la gioventù di Elizabeth Swann prima di finire ai Caraibi ad innamorarsi del giovane pirata Will Turner… ah no, scusate, quella è un’altra Elizabeth!

In Pride and prejudice seguiamo Elizabeth Bennet (la Knightley) e la sua famiglia composta dai genitori (il padre è il leggendario Donald Sutherland) e da cinque sorelle. L’unica preoccupazione della madre è trovare dei mariti a queste cinque figliole per non essere abbandonata una volta rimasta vedova, dato che non avendo figli maschi l’eredità spetterebbe a un nipote che appare tutt’altro che legato sentimentalmente alla famiglia (Tom Hollander, cioè Beckett di Pirati dei Caraibi). Inoltre, nella società del tempo non avere marito era come una condanna ad una vita di povertà, quindi tutti gli sforzi della famiglia erano rivolti a cercare candidati, possibilmente ricchi, per le cinque ragazze.

La maggiore, Rosamund Pike, è a detta di tutti la più bella e si innamora di Simon Woods. Keira Knightley si innamora dello spentissimo Matthew MacFayden. La più piccola legge troppi libri per potersi innamorare, e delle due altre sorelle che si emozionano tanto per l’arrivo di un contingente di soldati in cui incontrare marito una si innamora di Rupert Friend.

Quindi di che parla Pride and prejudice? Ci parla di amore, ovviamente. Ma mentre nel libro è molto chiara l’analisi dei vari tipi di amore che si sviluppano nella storia, nel film tutto appare un po’ superficiale. Sì, c’è l’amore giovane e spensierato, c’è quello profondo e più forte dell’orgoglio e di ogni pregiudizio… ma secondo me il film non riesce a trasmettere la forza del romanzo originale. Sembra quasi che Joe Wright voglia comprimere tutti i temi del romanzo in due ore di film a costo di farlo risultare come una specie di Bignami. Adeguato nel riproporre tutti i temi del libro, ma senza la sua profondità né la sua forza, nonostante ci provi in tutti i modi e ogni poco ci ricordi che l’orgoglio e i pregiudizi siano responsabili di moltissimi dei comportamenti dei protagonisti.

Adeguato, e anche qualcosa di più, il reparto tecnico del film. Il regista si sbizzarrisce con tutte le tecniche che ritiene adeguate ad accompagnare le varie scene: lunghi piani sequenza per i balli fastosi, campi e controcampi serrati nei dialoghi più intensi (bellissima la scena con camera a mano del dialogo tra  Keira Knightley e la cattivissima Judi Dench), camera fissa con grande profondità di campo dell’umida campagna inglese… e gli attori sono tutti ben diretti e accompagnati da una colonna sonora anch’essa adeguata.

Ma… niente di più. Devo ammettere che il film non è riuscito ad emozionarmi più di tanto, al contrario degli ottimi Jane Eyre di Franco Zeffirelli (1996) e Sense and sensibility di Ang Lee (1995). Colpa del regista? Colpa della storia? Colpa mia? Non lo so. In ogni caso, è un film da vedere, specialmente per gli appassionati di storie dramatiche/romantiche in costume. Semplicemente, secondo me, c’è di meglio. Ciao!


5 risposte a "Pride and prejudice: recensione del film"

    1. Mi duole dirle, vista la mia avversione alle serie che guardo raramente visto l’investimento di ore richiesto, ma effettivamente una serie è forse il mezzo migliore per veicolare tutti i contenuti del libro! Google però mi dice che questa miniserie di cui parli dura solo 327 minuti in totale, che alla fine è come due lunghi film… (poi Colin Firth è uno bravo!)! :–)

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