Sin rodeos: recensione del film

sin-rodeosSin rodeos è un film spagnolo del 2018 che mi sono visto al cinema il fine settimana scorso. Il regista è Santiago Segura, molto famoso in patria per aver creato la saga di Torrente, non proprio paragonabile ai vari Vacanze di Natale italiani, ma siamo da quelle parti lì.

Sin rodeos è una commedia e non è altro che una variante sul tema di Liar liar di Tom Shadyac (Bugiardo bugiardo in Italia). In quel film del 1997 il protagonista, Jim Carrey, si ritrova impossibilitato a mentire e il dover dire la verità in ogni occasione porta a non pochi sconvolgimenti nella sua vita. In Sin rodeos la stessa cosa succede alla protagonista Maribel Verdú che, a causa di una pozione di un santone, si ritrova forzata a dire quello che pensa a tutti quelli che conosce: il suo ex, sua sorella, il suo datore di lavoro, e persino un’autombilista con cui si incrocia spesso per strada (una Candela Peña che ho visto da poco in Todo sobre mi madre).

Sono tre gli elementi su cui si basa il film. Il primo: Maribel Verdú. Se non fosse per la sua bravura credo che non staremmo nemmeno qui a parlare di questo film. Spontanea, simpatica, espressiva… salva tutto il salvabile. Forse la conoscete per essere Mercedes in El labirinto del fauno (2006) di Guillermo del Toro.

Il secondo: il giocare con gli stereotipi tipici del nostro tempo. Troviamo quindi la quarantenne frustrata da un lavoro che non ne riconosce i meriti, l’amica che non ti ascolta perché persa a guardare lo smartphone, la sorella che tratta il gatto come se fosse un figlio, l’ex che cerca nella compagna una copia di sua madre, il vicino festaiolo che si droga allo stesso modo da vent’anni, l’artista buono a nulla che si atteggia a divo… tutti personaggi che chi più chi meno incontriamo o abbiamo incontrato nelle nostre vite. Il film ovviamente usa il gioco del dover dire la verità per farci vedere cosa succederebbe se dicessimo a tutti questi stereotipi quello che davvero pensiamo di loro.

E infine il terzo elemento di interesse del film è l’uso di personaggi famosi della TV, ma non solo, come Florentino Fernández, Quique San Francisco, Wyoming, Cristina Pedroche… che nel film hanno personaggi che ribaltano o riflettono coloro che sono nella vita reale. Aggiungo che, al contrario di quello che succede in Italia normalmente, bisogna ammettere che nessuno di questi attori ripete nel film quello per cui è famoso in TV, però è chiaro che non sono bravi attori e che le loro apparizioni nel film hanno senso solo con una previa conoscenza della loro attività televisiva.

Sono sufficienti queste tre cose per fare di Sin rodeos un film da guardare? Secondo me no. Sarà che non ho colto tutti i riferimenti televisivi visto che non guardo la TV spagnola. Sarà che il film sa di già visto essendo uscito 21 anni dopo il film con Jim Carrey con lo stesso espediente di trama. Sarà quel che sarà, ma anche se qualche risata me la sono fatta (la battuta migliore secondo me ce l’ha Florentino Fernández con il suo “Pues, cuando lo estés…”) ‘sto film non mi ha convinto. Non consigliato! Ciao!


4 risposte a "Sin rodeos: recensione del film"

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