Mar adentro: recensione del film

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Mar adentro (Mare dentro per l’Italia) è un film del 2004 di Alejandro Amenábar, il geniale regista di Tésis del 1996 e Abre los ojos del 1997, entrambi nominati nel mio listone dei film visti nel 2017. Mar adentro racconta la storia vera di Ramón Sampedro, tetraplegico a causa di un banale incidente al mare dall’età di 25 anni, che ai 55 anni decide di voler morire. Dopo aver invano cercato di farlo legalmente, sia giuridicamente in Spagna sia attraverso la Corte europea dei diritti umani, viene aiutato a suicidarsi da persone amiche ingerendo del cianuro di potassio.

E ci risiamo, direte voi, siamo di fronte a un altro Camino, film sulla morte fatto per farci piangere a più non posso. E invece no. Perché qui alla regia non c’è un Javier Fesser qualunque, bensì Alejandro Amenábar. E il protagonista del film è un incredibile Javier Bardem nel ruolo di Sampedro. E il film sviscera il tema dell’eutanasia con una lucidità e una forza davvero devastanti.

La storia ci viene raccontata non solo attraverso gli occhi di Sampedro, ma anche di quelli dei suoi familiari e delle persone che vengono a contatto con lui, principalmente la sua amica Lola Dueñas (la sorella di Penelope Cruz in Volver di Pedro Almodóvar) e l’avvocatessa interpretata da Belén Rueda (vista da poco nella commedia Perfectos desconocidos di Alex De la Iglesia). La vita della famiglia di Sampedro, un’umile famiglia di contadini di un villaggio vicino a La Coruña, ci viene mostrata senza tentativi di mitizzazione né di idealizzazione. Anche il personaggio di Sampedro lo vediamo capace di arrabbiarsi, di sorridere, di difendere le sue idee… insomma, ci viene presentato così come era realmente. Ed è per questo che il film è capace di emozionarci per davvero! Le reazioni delle persone coinvolte nella storia ci toccano da vicino perché probabilmente le nostre reazioni non sarebbero troppo diverse. Per esempio, è chiaro che il nipote di Sampedro ama suo zio, ma la loro non è una relazione semplice e il film non ce lo nasconde. Lo stesso vale per la relazione tra Sampedro e suo fratello e sua moglie (un’eccezionale Mabel Rivera).

Amenábar non ci nasconde nemmeno la patetica reazione della società spagnola di fronte alla richiesta di suicidio di Sampedro, una richiesta che ricevette una grande attenzione mediatica (un po’ come il recente caso di Dj Fabo in Italia). Mentre i giudici praticamente evitarono di prendere una decisione sul merito, la chiesa si schierò con convinzione contro la possibilità di un suicidio assistito. Nel film assistiamo ad un crudissimo confronto tra Sampedro e un prete anch’egli tetraplegico che Amenábar ci mostra con ironia ma allo stesso tempo con estrema profondità. Ed ecco un altro elemento vincente del film: c’è ironia, nonostante la pesantezza del tema affrontato.

Quindi, per concludere: il tema dell’eutanasia è interessante; è affrontato in maniera non banale; e il film è realistico, e quindi a tratti duro ma anche delicato e ironico quando ce n’è bisogno. Inoltre la regia e la fotografia sono ottime, le musiche molto celtiche (e composte dallo stesso Amenábar) ben si confanno alla Galizia che vediamo sullo schermo, gli attori sono tutti ben diretti… ‘sto film è una bomba. Si piange, eh, e pure tanto, ma merita davvero la pena guardare Mar adentro. Ciao!


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4 risposte a "Mar adentro: recensione del film"

  1. Che film eccezionale, fu qui che mi innamorai per la prima volta di Amenabar tanti tanti anni fa. E ora che ci penso è venuto proprio il momento di vedere il suo ultimo film, è da troppo tempo a prender polvere sullo “scaffale”.
    Mi innamorai anche di Bardem qui, trasuda bellezza e malinconia da ogni poro in quella scena flashback sugli scogli. Stupendo. Sempre perplesso poi per la traduzione italiana, manco Google Translator si sono preoccupati di aprire…

    Piace a 1 persona

    1. Mientras dure la guerra è un gran film, non credo che ti deluderà!

      Mar adentro davvero eccezionale, comunque, non mi stupisce che ti abbia convinto a esplorare l’opera di un regista che io considero tra i migliori al mondo (tra l’altro esordì giovanissimo!)!

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