The Fifth Element: recensione del film

aaaaa491Luc Besson deve essere un tipo strano. Ci ha regalato Léon nel 1994, un capolavoro con Jean Reno, Gary Oldman e una giovanissima Natalie Portman, e l’inspiegabile Valerian and the City of a Thousand Planets (Valerian e la città dei mille pianeti) nel 2017. Per non parlare dei Minimei e di tutta la spazzatura che ha prodotto, ma non diretto, negli ultimi venti anni… Insomma nel 1997 fa uscire il suo progetto più ambizioso, almeno fino ad allora: The Fifth Element (Il quinto elemento), con, tra gli altri, il grandissimo Bruce Willis, la bellissima Milla Jovovich, e il bravissimo Gary Oldman. Ne è uscito un bel film? Parliamone…

Voglio essere chiaro: a me piace, e ogni tanto me lo riguardo volentieri. Però ne riconosco i tanti difetti, e penso che si tratti di una mezza occasione sprecata di fare un gran film di fantascienza. Cosa mi piace di The Fifth Element? Le immagini del film mi piacciono un sacco, e secondo me ha pagato collaborare con gente del calibro di Jean-Claude Mézières e Moebius. Per me tutto, ma proprio tutto, dalle astronavi agli alieni, dai mezzi di trasporto volanti  alle armi futuristiche… TUTTO è fantastico da vedere. Trovo l’immaginario del film molto fantasioso e con un’estetica che mi cattura.

Bruce Willis è strepitoso, ma d’altronde era nel suo periodo d’oro: due anni prima era uscito con Twelve Monkeys (L’esercito delle dodici scimmie) di Terry Gilliam e il terzo Die Hard dove era tornato John McTiernan alla regia! Milla Jovovich era perfetta per il ruolo di spaesato essere superiore in quanto non doveva parlare tanto, ed effettivamente era di una bellezza… superiore! E Gary Oldman, che adoro… no, qui non lo adoro: il suo personaggio è un po’ troppo sopra le righe per i miei gusti, e quando leggo che era stato pensato come un incrocio tra Bugs Bunny e un candidato presidenziale repubblicano caduto nel dimenticatoio della storia, non posso fare a meno di chiedermi: perché? Perché questa scelta? E, più in generale: perché scegliere di esagerare così tante cose?

Sì perché il personaggio di Gary Oldman non è l’unica cosa che stroppia: il personaggio di Chris Tucker è una specie di Jar Jar prima che uscisse l’originale. Il mitico Brion James, cioè Leon Kowalski in Blade Runner (1982), è un generale fin troppo caricaturale, così come troppo caricaturali sono il presidente degli umani, Tommy Lister, o tutti gli scienziati alle sue dipendenze. Ed è chiaro che gli intenti del regista sono satirici, ma secondo me il buon Besson ha esagerato: nello stesso anno usciva Starship Troopers (Starship Troopers – Fanteria dello spazio) di Verhoeven e lì la satira è molto più riuscita! E poi le musiche! Sono a dir poco fastidiose, molto presenti, e totalmente anni 90 nel senso più negativo del termine. E quindi mi chiedo: perché queste scelte scellerate?

Dico io, caro Besson: hai un’idea innovativa per un film, ti immagini un futuro molto colorato e dinamico, al contrario della maggior parte della fantascienza esistente (vedi i vari Johnny Mnemonic, Twelve Monkeys, o i classici Alien e Blade Runner…). E allora porta sullo schermo questo futuro colorato, ma senza esagerare con le cadute di stile, e rendilo immortale con una colonna sonora classica SCIFI ma con un twist che la renda compatibile col tuo stile! Dovrebbe essere semplice, no? Hai attori da paura, tanti soldi, artisti impressionanti per disegnarti tutto quello che ti serve, effetti speciali ottimi che reggono tutt’ora a venti anni di distanza! Non hai scuse!

E invece no, Besson ha esagerato con le vaccate. Praticamente è come se in una ricetta di un dolce avesse raddoppiato la dose di zucchero senza cambiare gli altri ingredienti: il dolce non viene più buono, viene solo TROPPO più dolce. Il troppo stroppia, appunto. E il risultato è che ‘sto film è diventato sì un cult, ma non il caposaldo della fantascienza che, a mio modesto parere, sarebbe potuto diventare. Peccato. Perché le idee interessanti ci sono tutte: il protagonista e l’antagonista che non si incontrano mai di persona, l’amore come forza superiore a tutte le altre, la satira sul potere e sul militarismo…

E intendiamoci, ci sono anche altri difetti: il ritmo a volte zoppica un po’, con questo pianeta malvagio che si avvicina alla terra non si capisce bene a che velocità né facendo cosa, e i dialoghi non sono sempre così brillanti… ma soprattutto è questo tono che passa dal serio al ridicolo con una rapidità incredibile lasciandoci un po’ spaesati rispetto a quanto stiamo vedendo. Dobbiamo prendere sul serio questi personaggi a volte seri e a volte a livello Jar Jar, oppure no? Se siamo confusi, la colpa non credo sia nostra, ma di Besson e del suo senso dell’umorismo che mal si confa ad un’opera fantascientifica come quella che The Fifth Element avrebbe potuto essere e, invece non arriva ad essere.

Quindi ne consiglio la visione? Assolutamente sì. Ma vi capisco fin da ora se non vi piacerà, se lo odierete, oppure se mi ringrazierete del consiglio. Ciao!


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8 risposte a "The Fifth Element: recensione del film"

  1. Secondo me l’intento era quello di fare un cinefumetto satirico, che bilanciandosi tra un estetica singolare e una trama più consona alla carta stampata avrebbe poi creato un prodotto unico. E su questo c’è riuscito. Secondo me con questo film non c’è molto altro, forse qualche folle prodotto Sci.Fi. anni ’60, a cui il film spesso fa riferimento come cromature e forme. Ci ricorda un po’ Il Pianeta Proibito dove tutto è rotondo e coloratissimo o il ciclo di Gamma Uno di Margheriti come trama, riesce ad evocare tanto però deh…

    Secondo me è indigeribile. Soprattutto per via della seconda parte, nettamente più cacofonica della prima, e per la banalità e la stupidità di come questa trama venga narrata. Holdman sembra che non abbia mai visto una scatola chiusa in vita sua, l’entità malvagia del pianeta (quanto è vintage questa idea) si affida ad un imbecille e a tratti ricorda Shredder delle Tartarughe Ninja per come si rapporta con i sottoposti, Tucker la cantante e l’indovinellino mentecatto finale rovinano tutto il climax, i robò che camminano pare si sia cacati addosso.

    E’ orribile sta roba. Lo detesto mi dispiace. Mi piace visivamente, capisco gli intenti, ma mi fa sboccare.

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      1. La prima parte, escludendo gli antagonisti del film, secondo me è obiettivamente riuscita. Tanto lo fa anche l’aspettativa di vedere dove andrà a parare, e con queste idee visive la cosa pare essere interessante. Quando però la trama si dipana e i personaggi iniziano ad interagire tra di loro il film inciampa malamente e mette in gioco delle meccaniche di trama e delle personalità davvero puerili e stupide. Che però potevano funzionare molto di più in una cornice fumettistica, ma che di certo non funziona qui. C’è da ammettere comunque che come film risulta ancora abbastanza unico nel suo genere.

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    1. Assolutamente unico! Io ho il rimpianto di non vedere questo progetto fatto con un po’ più di “serietà”, che non vuol dire senza momenti leggeri, ma con meno esagerazioni nelle caratterizzazioni dei personaggi e con una voglia di renderlo più slegato all’epoca in cui è stato fatto.

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