Spartacus: recensione del film


stanley_kubrick_enfilme_q2138E quindi mi sono riguardato Spartacus, film del 1960 diretto (per lo più) da Stanley Kubrick con un cast a dir poco eccezionale: Kirk Douglas, Peter Ustinov, Charles Laughton, Laurence Olivier, Tony Curtis e Jean Simmons. Il film si può considerare come il passion project di Kirk Douglas (che è ancora vivo, ha 102 anni!), che lo fece come ripicca per non essere stato accettato come protagonista di Ben-Hur l’anno precedente. La produzione fu complicata, con il regista Anthony Mann che fu rimpiazzato da Kubrick in corso d’opera, con screzi vari sia tra quest’ultimo e Douglas, sia tra Charles Laughton e Laurence Olivier, e con molti degli attori che durante le riprese si permisero di cambiare i dialoghi che li vedevano protagonisti.

Che dire di Spartacus che non sia già stato detto? Il film è un peplum/epico/biografico fatto con migliaia di comparse e con scenografie imponenti. A 58 anni dall’uscita, rimane un film impressionante a livello visivo e che regge anche a livello di trama e di sceneggiatura, quest’ultima firmata da niente meno che Dalton Trumbo (a proposito, consiglio il film su di lui con Bryan Cranston uscito nel 2015, Trumbo, di Jay Roach). Come si nota dalla lista di attori sopra, il ruolo delle donne è abbastanza marginale, come era più o meno normale sia nel 1960 a Hollywood sia nell’epoca romana: la bellissima Jean Simmons (la rivedremo nei panni dell’ammiraglio Nora Satie in Star Trek: The next generation) praticamente fa l’innamorata indifesa per tutto il film. Fine dei ruoli femminili nel film. Ah no, ci sono anche due donne chiaramente assetate di sesso e sangue che dànno praticamente inizio alla rivolta dei gladiatori!

Il film fu un successo: vinse quattro Oscar, tra cui uno meritatissimo per Peter Ustinov che brilla in ogni sua scena, e uno per la miglior fotografia, tutto merito di Kubrick anche se andò a Russell Metty, che teoricamente era il direttore della fotografia (ma abbandonò la produzione indignato perché Kubrick non lo lasciava lavorare). Ma vale ancora la pena di sorbirsi queste tre ore e passa di film al giorno d’oggi?

Eccome! Il film è tuttora bellissimo da vedere: dinamico, brillante, epico, e con dialoghi taglienti e dal forte valore politico al tempo. Per esempio, le liste di proscrizione di Crassus erano un rimando alla lista nera di Hollywood in cui figurava, tra gli altri, lo sceneggiatore Dalton Trumbo. Anche il dialogo tra Crassus e Antoninus sulla bisessualità del primo dei due era a dir poco coraggioso in un film hollywoodiano del 1960! E sicuramente grande merito va riconosciuto sia a Kubrick come regista che a tutti gli attori protagonisti, uno più bravo dell’altro: grazie a loro, ogni scena risulta godibile e mai pesante.

Che altro? Bisogna ammettere che mentre ci sono delle scene di preparazione alla battaglia che non hanno nulla da invidiare a quelle di Braveheart (uscito 35 anni dopo), le battaglie in sé sono un po’ deludenti: o accadono off screen, o quello che si vede sembra una semplice scaramuccia tra pochi soldati. Inoltre ci sono molte scene fatte più per mettere in risalto il ruolo di Kirk Douglas che per rendere giustizia alla sceneggiatura, cosa che fu una delle cause degli screzi tra il protagonista e Kubrick e che portò quest’ultimo a non accettare mai più un progetto su cui non avesse potere decisionale totale. Di fatto, Kubrick non considerava Spartacus come un suo film! E se state cercando un film accurato storicamente… beh, Spartacus non lo è. Ci sono elementi di ciò che accadde realmente (la terza guerra servile effettivamente successe tra il 73 e il 71 a.C.), ma il film devia spesso e volentieri dai fatti storici.

In ogni caso, Spartacus va visto, come tutti i film di Stanley Kubrick. E, senza averlo pianificato, mi rendo conto che scrivo questo articolo a 19 anni esatti dalla sua morte: morì il sette marzo del 1999. Ciao!


4 risposte a "Spartacus: recensione del film"

  1. grandissimo film, come tutti quelli di Kubrick che è il mio regista top!
    mi ero perso l’anniversario della morte, quindi il prossimo anno sono venti, bisognerà organizzare qualcosa, uno speciale per commemorare il più grande di tutti (sempre per me, sia chiaro)… 😉

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  2. Pingback: Papillon (1973)

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