The constant gardener: recensione del film

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The constant gardener è un film del 2005 diretto da Fernando Meirelles basato su un romanzo di John le Carré. I due protagonisti sono Ralph Fiennes e Rachel Weisz e il cast include anche attori del calibro di Donald SumpterPete Postlethwaite! Insomma, non è un film che possa passare inosservato facilmente. Anche il tema che tratta è tutt’altro che triviale: che genere di affari fanno le case farmaceutiche nei paesi più poveri dell’Africa? Sono mosse da spirito altruistico, o ci sono sotto logiche ben più meschine?

E quindi… è un bel film? Ci sono tante cose positive, ma non mi è parso un film riuscito al 100%. Mi spiego. Rachel Weisz fa un figurone ed è splendida nel suo ruolo: giovane, idealista, onesta. La vediamo senza trucco, così come il personaggio impone, spontanea… davvero impressionante la sua performance. Ralph Fiennes, normalmente bravissimo (lo ricorderete in Strange days, 1995, e in Schindler’s list, 1993, per esempio), è molto sotto tono. La cosa è voluta, lui è l’appassionato di giardinaggio calmo e posato contrapposto all’esuberante Rachel Weisz… ma nemmeno nella seconda parte del film perde questa calma, con tutto quello che scopre! Mi è sembrato un po’ forzato.

Il tema: è lodevole trattare del ruolo delle multinazionali farmaceutiche nel Terzo Mondo, e il film lo fa in modo non banale. Però allo stesso tempo nemmeno riesce ad approfondirlo in maniera adeguata! Nel film appaiono molti personaggi che si vedono poco e di cui si intuiscono i ruoli, ma non si capiscono fino in fondo le motivazioni. Per esempio, in alcuni casi sono stato in grado di capire che avevo già visto dei personaggi solo perché ne avevo riconosciuto gli attori che li interpretavano, non perché ricordassi il loro ruolo!

La regia, con uno stile che vuole andare verso il documentaristico con camera a mano alternata ad un uso più convenzionale della stessa che alla fine risulta un po’ confusionario.

Le musiche sono splendide, c’è poco da dire. Anche la fotografia è ben fatta e riesce perfettamente a catturare le asperità del Kenya, dove hanno girato gran parte del film (cosa lodevole), contrapposta alla freddezza della Londra che visitiamo nella parte centrale del film. Ed è interessante l’uso continuo di flashback e flashforward, che comunque in nessun caso fanno sentire perso lo spettatore. Ma alla fine del film sono rimasto con un senso di incompiutezza. Sono contento che questo film esista, e si nota la ricerca seria che chi c’ha lavorato ha fatto su Big Pharma e su quello che accade in Africa, ma allo stesso tempo non credo che passi chiaramente un messaggio forte su questo tema. Meirelles voleva fare un film di denuncia? La dedica a Yvette Pierpaoli, operatrice umanitaria morta in Albania nel 1999, suggerisce di sì… Oppure no? Insomma, mi sembra che il prodotto finito sia interessante, ma che avrebbe potuto osare di più.

Quindi: ci sono cose che mi sono piaciute e cose che mi sono piaciute meno, ma alla fine sono contento di averlo visto. Ve lo consiglio! Ciao!

 


7 risposte a "The constant gardener: recensione del film"

  1. Ti avremo tutti già raccontato di quando lo abbiamo visto (io, Pietro, Andrea, il Cecco) a Venezia, con la distribuzione italiana che in sala elargiva cedolini su cui scrivere un probabile titolo italiano… io scelsi il demenziale «Diplomazia privata», il Cecco scelse «Il giardiniere di pace»… — se riconsegnavi il cedolino compilato partecipavi anche a un concorso, vincevi tipo un viaggio, cose davvero “surreali”… — il titolo italiano alla fine fu «The Constant Gardner: la Cospirazione»

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