Lady Bird: recensione del film

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Com’è questo Lady Bird di cui tutti parlano e che a sorpresa ha vinto svariati premi ed è pure in odore di Oscar? Proprio carino, assolutamente da vedere! Torniamo così a parlare di un’opera prima fatta con tanto amore e tanta passione, in questo caso da Greta Gerwig (attrice con esperienza, ma mai prima d’ora dietro la macchina da presa), così come nei casi di Cop Car (2015) e del Babadook (2014) menzionato nel listone del 2017.

In Lady Bird seguiamo Christine (Saoirse Ronan), che si fa chiamare da tutti Lady Bird, nel suo ultimo anno delle superiori nella sua città natale di Sacramento, California. Ne vediamo le amicizie, gli amori, le avventure scolastiche, e i complessi rapporti familiari con madre, padre e fratello. Non voglio anticipare niente di più della trama. La storia è semplice, è raccontata bene, è portata avanti da dialoghi tutti ben scritti e ben recitati, e le immagini ci fanno conoscere Sacramento in un modo in cui soltanto una regista che sia davvero cresciuta lì avrebbe potuto fare.

Se dovessi nominare due o tre film che mi sembrano vicini a Ladybird come intenti o come atmosfere menzionerei Little Miss Sunshine del 2006 (ma con personaggi meno estremi), American Beauty del 1999 (soprattutto per i rapporti tra gli adolescenti), e Juno del 2007. Come in questi film, in Lady Bird vediamo gli Stati Uniti di provincia descritti in maniera realistica, senza sensazionalismi e con tutte le contraddizioni proprie di quel paese. La regista non si vergogna di farci vedere come sia difficile la vita di coloro che non si conformano ai canoni della società. Per esempio, la bravissima Beanie Feldstein ci veicola bene il disagio di essere sovrappeso in una scuola dove la più desiderata (Odeya Rush) è ben fatta e sempre abbronzata (e perfino sua madre appare molto in forma, anche se grazie all’onnipresente chirurgia plastica). Il personaggio di Lucas Hedges è importante per farci capire un’altra incomprensione, che preferisco non rivelare, anche se l’attore non mi è parso così convincente (fa anche il figlio di Frances McDormand in Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, Tre manifesti a Ebbing, Missouri, 2017).

Ma soprattutto è la divisione tra poveri e ricchi che si fa notare di più. Si capisce come ogni decisione dei personaggi sia dettata o dal bisogno di soldi, o dall’assenza di soldi, o dalla volontà di raggiungere il sogno americano di fare tanti soldi così da stare in una casa più grande, avere la macchina più grossa, andare all’università migliore… Questo aspetto di Lady Bird mi è parso particolarmente forte e lo ha elevato, per me, a più di un dramma/commedia adolescenziale. Interessante anche il ruolo della religione così tanto presente nelle vite delle famiglie di Sacramento che vediamo nel film, un ruolo presentato senza giudizi né positivi né negativi.

Insomma, se volete vedere un film ben fatto, realistico, con una storia semplice ma interessante… non posso che consigliare la visione di Lady Bird! E un’ultima cosa: ma la mamma di Sheldon (Laurie Metcalf) deve sempre fare la mamma in ogni cosa che fa? E deve sempre essere religiosa? X–D

Ciao!


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