The party: recensione del film

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The party è una commedia nera del 2017 diretta da Sally Potter. Oltre ad essere un film pieno zeppo di bravi attori, è girato in uno stiloso bianco e nero e in tempo reale, contiene una marea di dialoghi brillanti, e le musiche sono strepitose. Direi che ci sono abbastanza motivi per consigliarne la visione, quindi! E adesso scrivo due righe in più, senza dilungarmi troppo.

L’idea del film è semplice: un gruppo di amici di vecchia data si riuniscono in casa di Kristin Scott Thomas e del marito Timothy Spall (Codaliscia di Harry Potter) per festeggiare una buona notizia che riguarda lei. Gli amici sono la scoppiatissima (ma alla fine non troppo) coppia Bruno Ganz (sì, Hitler in Der untergang del 2004) – Patricia Clarkson, la coppia omosessuale Cherry Jones Emily Mortimer (la protagonista del non entusiasmante The bookshop di Isabel Coixet, Goya per miglior film nel 2017), e il buon Cillian Murphy (tra le altre cose, protagonista dello splendido 28 days later di Danny Boyle, 2002) che arriva sorprendentemente sprovvisto della compagna. Ovviamente, tutto andrà nel peggiore dei modi!

E cosa mi ricorda questa struttura? Carnage (2011) di Polanski, ovviamente, che torno a citare così come nella recensione di Peter’s friends di Branagh (1992)! E cosa funziona in The party? Come anticipato all’inizio, più o meno tutto. Il ‘trucco’ dello sceneggiatore è rendere tutti i personaggi molto estremi, tutti più o meno con background di lotta extraparlamentare/femminista/di classe negli anni 70 e poi passati o al cinismo (la Clarkson) o a visioni new age del mondo (è il caso di Ganz) o alla politica (la Scott Thomas). Quindi ognuno di questi personaggi è peculiare di per sé, e l’interazione con gli altri non fa che aumentarne la peculiarità. Si susseguiranno quindi scene surreali, ma allo stesso tempo credibili, in una escalation di follia accompagnata da puntuali rivelazioni sulle vite dei nostri eroi.

In soli 71 minuti faremo in tempo a conoscere e comprendere il passato, il presente, e il futuro delle vite di sette personaggi che comunque in nessun caso sono ridotte a macchiette. The party convince perché è cinema classico ma saldamente nel presente, perché gli attori sono tutti in palla, e perché le musiche, di ogni stile e genere, vanno di pari passo col ritmo della sceneggiatura. Il finale, che rigorosamente riprende la scena pre-titoli di testa, arriva forse un po’ troppo bruscamente, ma ci fa andare via dal cinema con la voglia di discutere dell’intelligenza della sceneggiatura, della bravura degli attori, e delle belle immagini che la Potter ci ha regalato.

The party è un film girato in un paio di settimane, costato probabilmente due lire, con ‘solamente’ delle buone idee e dei buoni attori a sostenerlo, e dimostra che si può fare del buon cinema senza vagonate di soldi né tecniche stratosferiche. Non mi stupirebbe se qualcuno ci facesse un’adattazione per il teatro, visto che il materiale si presta alla grande. Che bello sarebbe se il cinema italiano offrisse opere del genere al giorno d’oggi! E invece leggo che sta uscendo San Valentino stories, presentato come “una triade di episodi per raccontare l’amore (made in Napoli) con leggerezza.” Perché mi lamento? Corro a guardarlo!

 

 

No.

Ciao!


5 risposte a "The party: recensione del film"

      1. No, no, c’è stato per un breve periodo coevo all’uscita internazionale, insufficiente perché io lo beccassi (del tipo: una sola settimana in sale periferiche). L’ho visto a una proiezione estiva in un’area all’aperto…

        Piace a 1 persona

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