The Piano: recensione del film

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The Piano (Lezioni di piano in italiano, per motivi oscuri) è un film del 1993 (Palma d’oro a Cannes) diretto dalla neozelandese Jane Campion con Holly Hunter protagonista e con due co-protagonisti d’eccezione: Harvey Keitel e Sam Neill. Ottenne anche molte candidature all’Oscar e ne vinse tre, tutti al femminile, per la Hunter, Anna Paquin per attrice non protagonista (la conoscerete per essere Rogue negli X-Men di Singer), e la Campion come sceneggiatrice. Non lo conoscete? Il mio consiglio è di guardarlo, visto che è un film davvero ben fatto e ha molteplici punti di interesse.

Di che parla? Holly Hunter è una scozzese muta che viene inviata in sposa al colono Sam Neill nella lontana Nuova Zelanda. Si porta dietro la figlia, Anna Paquin, e il pianoforte a cui tiene tantissimo e di cui considera il suono come la sua voce. Dopo un viaggio che immaginiamo allucinante, non meno allucinante è la vita che le si para davanti: una terra inospitale battuta dai venti e dalle piogge, una casa rozza e priva di comodità, un marito di cui non è innamorata (e che per prima cosa abbandona il suo amato pianoforte sulla spiaggia), e vari aborigeni con cui non arriverà mai a familiarizzare usati come lavoratori. Cosa risolleva la vita della Hunter? Harvey Keitel, unico altro bianco nella zona, che come prima cosa recupera il pianoforte, e poi goffamente prova ad instaurare una relazione con lei.

Non voglio scrivere di più sulla trama, visto che non so quanti abbiano visto questo film. Se non l’avete fatto, il mio consiglio è di farlo. Gli attori sono tutti bravissimi, compresa la ragazzina, e la regia ci cala in questo mondo umido, freddo e inospitale con una maestria incredibile. Sono tanti i temi trattati da questo film, nessuno in maniera banale: l’amore non corrisposto e quello corrisposto, il senso di onore e di lealtà, cosa si consideri violenza, sia fisica che non, l’istinto di sopravvivenza e il senso del sacrificio… tutto questo si mescola nelle storie dei quattro protagonisti, cioè madre e figlia e i due coloni. La musica è usata benissimo, tra quella suonata dalla protagonista e quella della colonna sonora. Il finale, invece di essere inutilmente tragico, va nel metaforico e quindi riesce ad essere molto potente con la contrapposizione delle due Hunter (lo capirete vedendolo). Incredibilmente, è anche un finale non tristissimo ma che apre alla speranza, cosa non scontata visto lo sviluppo della trama.

L’unico appunto che gli posso muovere è che gli aborigeni sono buttati un po’ lì, e anche quando la Campion prova ad usarli per far andare avanti la trama (nella scena del teatro, o nella scena in cui si lamentano del pagamento con perline plasticose), non ci riesce molto. Fanno da sfondo e non se ne capisce bene l’utilità ai fini del film, se non per rendere più credibile l’ambientazione. A parte questo, The Piano ci dà tanto da pensare e ci intrattiene, e per questo non posso che consigliarne la visione.


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