Phantom Thread: recensione del film


phantom-threadLo so che mi doveva piacere questo Phantom Thread (Il filo nascosto, 2017): Paul Thomas Anderson alla regia, Daniel Day Lewis protagonista, cinquantasettemila candidature all’Oscar. Ci sono andato con grandi aspettative. Ho fatto tanto tanto male. Due ore e dieci di film mi sono sembrate settantadue ore. Come mai? Spoiler alert, siete avvertiti. Non che ci sia molto da spoilerare, comunque…

Il film segue la vita di uno stilista, Reynolds Woodcock (Daniel Day Lewis), nella Londra degli anni 50. Reynolds è una persona molto strana, ossessivo compulsivo al limite della misantropia, e ha un rapporto molto stretto con la sorella Cyril (Lesley Manville). All’inizio, lo troviamo anche in una relazione sentimentale fallimentare. Si innamora però di Alma (Vicky Krieps), che porta nella sua casa-laboratorio, e con cui si avvia ad avere un’altra relazione fallimentare finché lei non scopre come conquistarlo per sempre: lo avvelena e lo accudisce nel processo di guarigione. La relazione migliora, e al peggiorare di nuovo lo avvelena di nuovo. E via così: nelle orrende ed evitabilissime scene finali del film li vediamo felici e contenti con un figlio.

Il film è lento. Ma soprattutto è lento e non porta a niente, non c’è niente che ci debba dire. Pare un esercizio di stile, con le scenografie spettacolari, i costumi tutti perfetti, gli attori ben diretti (non che fossero personaggi difficili da interpretare: tutti ingessatissimi e con dei dialoghi ben oltre il limite dell’assurdo)… ma la storia si poteva raccontare con un cortometraggio! E invece, 130 minuti (e si dice che il first cut fosse di quattro ore!!!). Non ce la facevo più. Praticamente si capisce cosa il film ci vuole raccontare dopo circa un’ora e mezzo, e in venti minuti finisce di raccontarcelo. Il resto è sofferenza: mille personaggi che appaiono e scompaiono inutilmente, dialoghi insensati su dialoghi insensati, e la musica… la musica! ‘Sto pianoforte che non si ferma nemmeno quando i personaggi stanno ascoltando della musica, così ci sono anche scene con questa doppia colonna sonora sovrapposta per darci più fastidio.

Mi sono pentito amaramente di essere andato al cinema questo fine settimana. Se volete un consiglio, evitate Phantom Thread come la peste. Ciao!


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15 risposte a "Phantom Thread: recensione del film"

  1. ciao. io sono di parere diametralmente opposto al tuo, ma del resto i gusti non si giudicano e non sarò io il primo a farlo… 😀
    devo dire che questo film ha un’alchimia tutta particolare, se non ti prende non ti prende, me ne rendo conto…
    ad essere onesto anch’io la prima mezz’ora ero molto dubbioso… poi però è scoccata la scintilla e man mano che andava avanti ci ho sempre più visto un gran film…
    mi spiace che non ti sia piaciuto, magari lo riconsidererai dopo una seconda visione (o magari no, mica è obbligatorio che debba piacere 😉 )…
    ps: l’hai visto in lingua originale o doppiato? io in l.o.
    mi dicono che il doppiaggio italiano non sia all’altezza… forse ha inciso anche quello…
    ciao

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  2. Ciao e grazie per il commento! L’ho visto in lingua originale, ma proprio non mi ha preso… Ci sta che con una seconda visione possa rivalutarlo, ma alla prima mi è parso poco credibile e con una storia poco interessante… chissà!

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  3. Ma sai che ho sentito diverse persone che l’hanno trovato noioso o pesante…
    A me ha preso subito. E questo nonostante il fatto che, a ben vedere, non mi siano simpatici né lui né lei. Sono due personaggi che sostanzialmente non mi piacciono ma per i quali si crea comunque della reale empatia. E questo secondo me è uno dei tratti della grande regia di Paul Thomas Anderson. Mi ha coinvolta molto. Anche più di quel che mi sarei aspettata. Però forse è proprio questo suo essere così viscerale che provoca reazioni così diametralmente opposte… per la serie…o lo ami o lo odi 🙂

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  4. E’ assolutamente possibile che sia un film talmente forte ed estremo da provocare tali reazioni, in effetti. Anche a me i personaggi non sono piaciuti (nel senso che sono delle persone negative), ma soprattutto non li ho trovati credibili, e quindi la storia non mi ha preso!

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  5. Non seguendo gli Oscar o altre “tendenze”, ignoravo addirittura l’esistenza del film: io ero rimasto a quando Daniel si era ritirato dal cinema, tipo dieci film fa 😀
    Scherzi a parte, mi è capitato di vedere questo film solo perché me l’ha proposto Netflix, mettendolo nella home page dei film e dicendo che era tipo il film più visto d’Italia quel giorno. Ma che algoritmi usano??? Va be’, non lo conoscevo e mi fa sempre piacere colmare le mie lacune.
    Dopo un’ora e trenta mi sono chiesto: tutto bello, eh, ma quando comincia la storia? Finiti i titoli di coda mi sono detto: ora c’è una scena in cui arriva il regista e sbotta a ridere, perché è tutto uno scherzone, giusto? Non può essere un film vero, ‘sta roba qui. E con Daniel… ma non era l’intellettuale che sceglieva solo film impegnati? Che poi ci siamo: questo è impegnato a fare schifo! 😀
    Dunque il più grande stilista del mondo entra in un bar, rimorchia la cassiera e le dice: “vuoi venire nella mia soffitta, senza dirlo a nessuno, che ti sistemo per bene”? Certo, perché no? Quale donna avrebbe rifiutato? Il fotogramma successivo lei gira il mondo facendo la fotomodella e vivendo nel lusso: ma cos’è, Cenerentola dei poveri? Il resto è semplicemente un buco di sceneggiatura.
    Possibile gli autori non abbiano sentito il bisogno di spiegare anche solo una delle strane cose che avvengono su schermo? Ma chi è quella donna che non molla mai il sarto? Che rapporto c’è tra loro? Ma le vuoi spendere due fottute parole sulla co-protagonista di una vicenda? ‘Sto sarto rimorchiava le cameriere dei locali oppure è stato un caso? Non si sa, non c’è una sola parola di spiegazione, è solo un roba odiosa che capisco benissimo abbia vinto tanti premi: ha tanti di quei chili di puzza sotto il naso, da “io so’ vero cinema e voi no” che mi avrebbe stupito il contrario! 😀

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    1. Come hai letto, io sono d’accordissimo con te. È il buco col vuoto intorno. Secondo me è un’enorme supercazzola con Anderson e Lewis che se la ridono tuttora di come tutti li hanno presi sul serio… Il nome del protagonista è l’inizio definitivo, CazzodiLegno, è chiaro l’intento umoristico. Forse tra qualche anno sveleranno di aver preso in giro i critici di tutto il mondo. Spero…

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