Miami Vice: recensione del film

imageA dodici anni dall’uscita nelle sale ho visto Miami Vice, film del 2006 diretto da Michael Mann, quello di Heat (1995) con De Niro e Pacino. Capirete quindi che le mie aspettative fossero alte, considerando anche i due protagonisti Colin Farrell e Jamie Foxx! Ecco, magari sarebbe stato meglio se le avessi tenute un po’ più basse quelle aspettative… Ma andiamo con ordine!

Da dove nasce ‘sto film? Nasce dall’omonima serie che andò in onda tra il 1984 e il 1990 di cui Michael Mann era produttore esecutivo. La serie è ancora oggi considerata una delle più innovative del tempo, con un utilizzo interessante delle musiche (tanta chitarra, tanta new wave anni 80) e con effetti speciali mirabolanti. Si usavano motoscafi ed elicotteri, non si lesinava sulle esplosioni, e i protagonisti andavano a giro in Ferrari, per dire. Ricercando nella mia memoria ricordo questa serie come quella più strana: Don Johnson in alcune puntate si comportava proprio da cattivo, cosa che ora assumo fosse dovuta al suo essere un poliziotto in incognito, sotto copertura. Nelle altre serie che ricordo di quel periodo era invece sempre chiarissima la distinzione tra poliziotto buono e criminale cattivo: T.J. Hooker, Magnum P.I., Hunter (bada là cosa mi è tornato in mente!)… erano molto più semplici. Miami Vice non lo era, forse anche grazie alla presenza di Mann in uno dei posti chiave della produzione.

E qui forse nasce anche il problema di Miami vice, il film del 2006. Anche nel film non mancano le esplosioni, si usano tanti motoscafi ed elicotteri, si spara un sacco, i protagonisti vanno a giro in Ferrari, i nostri eroi vanno in una missione sotto copertura, la musica è spettacolare e perfetta per la decade del film (aprono le danze i Linkin Park nella prima scena, e si sentono tra gli altri anche gli Audioslave e Moby)… e basta. Sembra quasi che a Mann sia bastato ricreare gli elementi chiave della serie che aveva prodotto venti anni prima e non abbia nemmeno provato a far funzionare gli elementi propri di un film. Come revival della serie funziona, ma come film non funziona. Come spiegarmi… potrebbe essere un episodio lungo di una serie di cui conosciamo già tutti i protagonisti, ma come film fa acqua da tutte le parti.

Cosa funziona del film? La regia, naturalmente, anche se secondo me in questo Mann esagera un po’ con la macchina a mano. Un esempio è un tranquillissimo dialogo tra Foxx e la moglie (Naomie Harris) in cui però la macchina da presa si muove come se fosse in corso una sparatoria, con tanto di zoom sulle facce dei due che si stanno dicendo cose tipo: “Bolle l’acqua“, “Allora butto la pasta, ok amore?“. Ma a Mann piace così, e chi sono io per criticarlo? La fotografia del film anche è molto bella, e tanto di cappello al direttore della fotografia visto che fu uno dei primi film ad alto budget ad essere girati interamente in digitale quindi immagino che il suo lavoro fu tutt’altro che banale. E poi come detto, l’azione e le musiche sono brillanti.

I problemi stanno tutti nella sceneggiatura, dalla trama alla mancata caratterizzazione dei personaggi. Questi personaggi infatti ci vengono tirati addosso senza un briciolo di presentazione, senza niente che ci faccia capire perché ci dovrebbe importare qualcosa dei bei poliziotti Farrell e Foxx, o perché siano tanto affiatati tra di loro. Del primo non sappiamo assolutamente niente, e del secondo sappiamo solamente che ha una moglie. Io capisco che nella testa di Mann la caratterizzazione venisse direttamente dalla serie, ma un film si deve poter reggere sulle sue gambe da solo, non posso poterlo vedere solo se prima mi sono guardato i 111 episodi a cui si è ispirato (numero vero, fonte: imdb)! E da questa mancata caratterizzazione dei protagonisti arriva a cascata tutta una serie di altri problemi che durante la visione del film fa sorgere spontanea allo spettatore la domanda: WTF?

In maniera abbastanza brutale, all’inizio del film i due protagonisti si catapultano in una missione sotto copertura per sgominare un traffico di droga. In America Centrale incontrano uno dei trafficanti e pure la moglie (Gong Li) del capo dell’organizzazione (un Luis Tosar così sottoutilizzato da fare rabbia!). E dopo questo incontro tra Farrell e Gong Li è amore, colpo di fulmine, passione sfrenata. Ma così, dal nulla! Tanto è vero che all’inizio mi chiedevo: “Ma… lo farà per arrivare al capo? Per dargli noia in modo che si scopra?” No, è proprio colpo di fulmine. Questa cosa è talmente fondamentale per la trama e non funziona talmente tanto che rende l’intero film molto zoppicante.

Nel frattempo l’altro genio di Foxx cosa fa? Porta la moglie nel locale di uno dei trafficanti a bere un drink, così, perché no? Non è che ‘sti trafficanti siano delle persone pericolose, no? Non dico che dovesse arrivare a fingere la sua morte in stile Commissioner Gordon in The Dark Knight (2008) per proteggere la sua famiglia, ma almeno non portare la moglie nel nido di vipere! E poi cosa succede? La moglie viene rapita! Ma chi l’avrebbe mai detto? Non che a Foxx gliene freghi più di tanto, eh. Sì, la va a salvare, ma non traspare un’emozione. Si vede che le aveva usate tutte per vincere l’Oscar per Ray l’anno prima. E non dico che sia colpa sua, è proprio che secondo me non aveva materiale con cui lavorare! Anche quando la moglie gli esplode sotto gli occhi (unico effetto speciale obiettivamente brutto del film, al contrario di tutte le altre esplosioni e sparatorie fatte usando molto di più effetti pratici) non è che abbia ‘sta grande reazione.  Non c’è una linea di dialogo tra i due grandi amici Farrell e Foxx che commentino l’accaduto! Ma sto divagando.

Insomma, i personaggi sono soltanto abbozzati e la trama non ha nessun senso, quindi, anche se è un prodotto ben inscatolato, questo Miami Vice è tutt’altro che un buon film. Lo trovo un peccato, perché si vede che c’è stata grande attenzione per alcune cose, mentre quasi nessuna per altre, purtroppo fondamentali. Per esempio, si nota che la produzione ha lavorato con poliziotti che davvero vanno in missione sotto copertura in bande criminali: in un contenuto extra del DVD Farrell racconta di quando lo hanno portato ad un incontro con dei trafficanti e la situazione è quasi degenerata in una sparatoria (soltanto il giorno dopo gli hanno detto che erano tutti poliziotti!). Le scene in America Centrale sono state girate in location, tanto che dopo aver sentito il rumore di spari veri dovettero fermare la produzione e Foxx si rifiutò di continuare a girare in posti così pericolosi. E ripeto: le musiche sono ottime! Ma niente di tutto questo mi convincerà a consigliare la visione di questo Miami Vice. Ci sono migliori polizieschi out there! Ciao!


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