Three Billboards Outside Ebbing, Missouri: recensione del film

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‘Sto fine settimana mi sono visto Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (Tre manifesti a Ebbing, Missouri, 2017), scritto e diretto da un Martin McDonagh al suo terzo lungometraggio da regista (dopo In Bruges, 2008, e Seven psychopaths, 7 psicopatici, 2012). Dopo averne sentito parlare parecchio bene da gente che parla di cinema su Youtube in maniera per me sensata tipo YourMovieSucksDOTorg, mi ero convinto ad andare con buone aspettative. Il risultato? Il film è… OK. Let me explain.

Tante sono le cose che mi hanno colpito positivamente. Frances McDormand (vi ricorderete del suo meraviglioso personaggio in Fargo, 1996) è bravissima nella sua interpretazione di un’ostinata mamma alla ricerca di giustizia e vendetta e ne esce un personaggio  molto sfaccettato e tutt’altro che puro. Buffo che il regista abbia dichiarato che abbia modellato il suo personaggio su quello di John Wayne nei suoi film western. Woody Harrelson io lo adoro a prescindere (sin da Natural Born Killers, 1994, indimenticabile film scritto da Quentin Tarantino e diretto da Oliver Stone) e anche qui coglie nel segno interpretando uno sceriffo assolutamente credibile. Sam Rockwell riesce a fare il redneck razzista quasi senza sforzo, fa impressione specialmente se lo ricordate per roba come Moon (2009) o Confessions of a Dangerous Mind (Confessioni di una mente pericolosa, 2002). Gli attori, quindi. Sì, gli attori sono stati tutti diretti a meraviglia.

Della regia anche non posso che parlare bene. Ottimo senso del gusto per la composizione delle scene, e ottime scelte di camera fissa / camera in movimento / camera a mano: nessuna tecnica è mai usata a sproposito e solo per dimostrare l’essere in grado di usarla. Per esempio, il continuous shot su Rockwell che visita la società pubblicitaria guidata da Caleb Landry Jones lascia senza fiato e ha una forza notevole. O le inquadrature iniziali, che con due camere fisse ai lati della strada e la camera in macchina con la McDormand ci fa capire perfettamente in che particolare luogo del mondo ci troviamo: un villaggio sperduto nel nulla in Missouri (a proposito: non esiste nessuna Ebbing in Missouri) in cui un segreto non è un segreto per nessuno e tutti mormorano di tutti gli altri.

La premessa anche è interessante: come reagisce la cittadina all’esposizione di una sua ‘colpa’, quella di non aver trovato il colpevole di un omicidio commesso sette mesi prima? In un posto dove tutti sanno tutto di tutti, è possibile che un reato così grave resti impunito?

Beh, ma, allora… di che ti lamenti? Ti è piaciuto tutto! No, non proprio tutto. Ho trovato la sceneggiatura molto goffa (non so come tradurre meglio il perfetto termine inglese per descrivere la cosa: clunky). Trovo che la scrittura non sbagli un colpo per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi principali, mentre mi sembra zoppicante per i secondari come l’ex-marito della McDormand, o come Peter Dinklage, o il dentista (vedi sotto). Invece trovo che il comic relief della nuova fiamma 19enne dell’ex-marito sia ben utilizzato. Ma dove la scrittura per me fallisce per davvero è negli eventi che si susseguono e che sono uno più incredibile dell’altro. E va bene, questo è il cinema, non c’è niente di male, direte voi! No, rispondo io, non se il film va oltre l’accettabile per la mia sospensione dell’incredulità. Naturalmente il livello di “accettabile” è assolutamente soggettivo, quindi quello che non ha funzionato per me magari può funzionare per tutti voi, e sembra che abbia funzionato con la stragrande maggioranza di pubblico e critica: su RottenTomatoes ‘sto film viaggia a 87% e 93% rispettivamente con i due gruppi. Quindi entro negli spoiler per spiegarmi meglio.

Due persone presentano delle lamentele ufficiali allo sceriffo per i tre billboard messi su dalla McDormand. Uno di questi è il dentista. Lo veniamo a sapere e… scena successiva: la McDormand deve andare proprio dal dentista! E cosa fa lui? La vuole ferire levandole un dente senza anestesia… e perché mai? Ti può non piacere cosa abbia fatto lei, ma rimani un dentista! Posso pensare che lei ci vada proprio perché è venuta a sapere della denuncia e ci voglia parlare, ma che lui si comporti così mi è sembrata proprio una cosa comoda comoda per portarci avanti con la trama e con il conflitto della McDormand con lo sceriffo.

La McDormand va a cena fuori con Dinklage. E chi ci trova? Ma l’ex-marito, naturalmente! La figlia viene uccisa tornando a casa a piedi giusto il giorno in cui aveva litigato con la madre sul prendere o meno la macchina. Che casualità! La McDormand e il figlio tornano a casa di notte all’ora precisa in cui i tre billboard sono stati dati alle fiamme. Dieci minuti prima o dieci minuti dopo e li avrebbero trovati o intatti o carbonizzati, ma no: arrivano proprio in tempo per provare a spengere l’incendio! Rockwell viene curato in ospedale e finisce in una stanza con due letti proprio insieme alla persona che il giorno prima aveva pestato a sangue: che sfiga! Dinklage passa davanti al commissariato proprio nel minuto esatto per poter dare un alibi alla McDormand di fronte al nuovo sceriffo: incredibile! Uno stupratore dell’Idaho va a bere birrini a Ebbing, Missouri, e parla con un amico di uno dei suoi stupri avvenuto con le stesse identiche modalità di quello avvenuto in quella stessa cittadina sette mesi prima, e la conversazione arriva alle orecchie di Rockwell che stava bevendo birrini da solo al tavolo accanto: wow! Lo sceriffo suicida scrive una lettera alla McDormand in cui predice esattamente quello che accadrà a Rockwell pochi giorni dopo: che veggente!

Potrei continuare, ma credo di essermi spiegato abbastanza. Ammetto che il mio giudizio sul film è andato peggiorando nei due giorni successivi alla visione, ripensandoci su. Un amico all’uscita del film lo ha definito un po’ cheesy, e devo ammettere che più ci penso e più gli do ragione. Rimane comunque un buon film, sicuramente da vedere. Se poi riuscite a passare sopra quelle che per me sono delle forzature di trama (inclusa la scelta finale di Rockwell e McDormand, anche se mitigata dal loro dialogo che chiarifica che nessuno dei due ha le idee molto chiare in proposito), ancora meglio! Ciao!


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