Alien Covenant

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Cosa succede?

Succede che quando un prodotto fallisce, o comunque viene criticato, la mossa migliore per rimetterlo in piazza è cambiargli il nome e spolverare la scatola. Magari lo fai distribuire ancora al tuo uomo di fiducia, che comunque ha i contatti e la clientela, e il gioco è fatto! Hai rivenduto la solita merda che però agli occhi del consumatore pare differente.

Metteteci inoltre che in questo periodo tira tantissimo il sonaglietto colorato con scritto sopra anni ottanta, cosa che spinge i brand storici a riciclarsi tentando di portare in sala i vecchi fan riproponendo una versione aggiornata 2.0 del film più iconico che porta quel marchio.

E’ successo con Star Wars, dove Lucas è stato ampiamente criticato per la sua nuova trilogia, e infatti ci danno in pasto un Episodio VII che è una rivisitazione del primo storico film e un pavido tentativo di cancellare dalla mente del consumatore medio degli obbrobri cinematografici inumani. Insomma, una mossa commerciale di risplovero del brand e un tentativo di accontentare chi un tempo amava Star Wars.

E’ successo con Star Trek. Gli ultimi film, quelli con l’equipaggio di The Next Generation, stavano facendo affondare il brand. E allora ecco che rispolverano il vecchio e glorioso equipaggio del 1966 e te lo ripropongono in salsa moderna, tentando anche qui di portare al cinema vecchi e nuovi fan.

Terminator? Identico. Riportano a galla vecchie icone come Sarah Connor (che vengano ricordate negli annali del cinema le puppette di Sarah Connor – Emilia Clarke in Terminator Genisys del 2015) e John Connor in salsa differente.

Ti rimasticano personaggi e situazioni, delle volte interi film, per rivitalizzare brand che nel corso degli anni hanno subito un calo di interesse ma che hanno una base di fan solida.

Questo comportamento è facile da capire: i produttori sanno che il prodotto ha una base di estimatori che ancora credono, speranzosi, nella sua rinascita. Sanno che quel brand può ancora generare molto denaro, e sanno anche che il titolo e la pubblicità più di tutti portano la gente in sala, più del film stesso.

E se poi trovi il giusto equilibrio tra il pubblico e il brand fai il botto, guardate la Marvel! Ha cancellato dalla memoria la nefasta serie di vaccate che ci stava facendo puppare all’inizio del 2000. Sì dai… no… davvero… No, fermi, davvero? Non ditemi che vi siete scordati di quei capolavori quali Elektra, Daredevil, Spider Man 3The Punisher, e Blade. Li eravate dimenticati vero? Perché il piano di rispolvero del Cinecomics Marveliano è stata una delle più riuscite operazioni commerciali cinematografiche dell’era moderna (per adesso)!

E’ incredibile che mi ritrovi sempre a parlare della Marvel! Ma quando siamo davanti al modello di rispolvero Marveliano (che poi lo chiamo ogni volta in modo differente, Marveliano, Marveloso, Marvelante, Marvelistico. Dovrei decidermi) non si può non fare paragoni. E lo fanno anche i produttori, che hanno visto la valanga insensata di soldi che sta riversando nelle tasche delle major e ne vorrebbero un pezzettino anche loro.

E qui si arriva al punto focale della cosa: Prometheus del 2012 per la regia di Ridley Scott viene aspramente criticato. Questo film doveva essere una sorta di prequel rivelazione dell’originale Alien, storica creatura di Scott del 1979. Le critiche a Prometheus scatenano l’inevitabile: non è più possibile chiamare il seguito di questo film disastroso Prometheus 2Prometheus Vattelappesca In The Space. Il pubblico ricorderebbe quanto faceva cagare quel film ed eviterebbe il cinema come la peste bubbonica.

Ecco che entra in gioco la macchina del rispolvero: lo chiamano ALIEN, così il tuo cervello lo associa al capolavoro del 1979 e non alla merda del 2012, ci mettono un sottotitolo misterioso (che poi scopriremo essere il nome della nave spaziale presente nel film, che furboni. Nemmeno il gusto di farmi ragionare sulla scelta della parola covenant, ma andate in culo), ti bombardano di pubblicità che richiamano le atmosfere dell’originale Alien, addirittura riprendondo la trama musicale, e olè.

Prometheus è diventato Alien. Come per magia io non sono andato a vedere il seguito di Prometheus, ma sono andato a vedere il nuovo Alien.

Questo gioco psicologico fa leva sui fan storici del brand e sullo spettatore dell’ultima ora che leggendo Alien si fionda in sala. Cosa che accade con le solite dinamiche anche quando il tuo cervello legge Star Wars, o Star Trek, o Terminator Puppette di Emilia Clarke (vi giuro di quel film mi ricordo solo quello. Accidenti a lei), o Spider Man! Che è stato rebootato ben tre stracazzo di volte (Non deludermi nuovo Spider Man, non farlo) perché i precedenti progetti, per un motivo o per un altro, sono falliti (complimenti, sprecare Emma Stone in quel modo è davvero una mossa brillante).

Parliamoci chiaro, io sarei andato a vederlo comunque questo Alien Covenant, mi piace Scott come regista e sono incuriosito da questa piega nefasta del brand a tal punto dal voler vedere tutto il declino punto per punto.

Io lo sapevo a cosa andavo incontro, non sono il bersaglio di queste manovre commerciali. La massa è il bersaglio di queste porcate a mio preavviso molto poco oneste nei confronti del consumatore.

E quindi: nuova scatola, nuovo nome, sentori dello storico Alien, regista di cui ti fidi. C’è tutto.

Sediamoci e godiamoci il film.


Alien Covenant

Alien Covenant fa della premessa fatta poc’anzi il suo stile di vita, la sua struttura narrativa, il suo cuore. Questo film è una gigantesca trappola per turisti cinematografici che, conscia del disastro di Prometheus, si rielabora e tenta di vendersi come nuova proposta intrappolando di fatto gli ignari fan di Alien (non di Prometheus) che sperando di andare a vedere qualcosa di decente, magari scritto in modo godibile, si trovano invischiati nella scrittura fangosa Prometheussiana fatta di personaggi odiosi e poco credibili, situazioni stupide esasperate da dei dialoghi imbecillissimi, incompetenti che non sanno reggere le fragilissime parti che sono chiamati ad interpretare, e un tono generale quasi parodistico, quasi da L’aereo più pazzo del mondo (1980).

Fortuna vuole che il film abbia come regista il nostro amato Ridley Scott che tenta di salvare tutta la baracca, altrimenti indigeribile, con una resa visiva incredibile. INCREDIBILE. Forse uno dei suoi film più belli visivamente, e stiamo parlando di competizione seria, con le vere bombe di Scott, si parla di scozzo all’ultimo sangue con le atmosfere cupe di Blade Runner, con la fotografia impeccabile dell’originale Alien, si parla dei chiaroscuri di The Duellist. Roba seria.

Da qui è subito chiara una cosa: l’incredibile ed esasperante squilibrio che c’è tra tutto il comparto visivo e tutto il comparto narrativo. Così tanto distanti da sembrare due film differenti, così tanto distanti che posso tranquillamente parlare di un aspetto nel modo più estasiato possibile per poi stroncare orribilmente l’altro.

Ed è quello che farò, nel modo più sintetico possibile (come no).

Comparto visivo 10/10

Come dicevo questo Alien Covenant è visivamente una bomba sorprendente, è incredibile, mi sono quasi emozionato nel vedere la scena del primo alieno all’interno della nave atterrata sul lago. Scott non sbaglia una scena, non ne sbaglia una. Signori, non sbaglia una scena. Ogni situazione è composta con una voglia artistica paragonabile a quella del vero Alien, a quando si chiamava artisti di fama mondiale come Giger perché c’era la voglia di fare un film completo e sorprendente, quando oltre a stupire con lo script si voleva stupire con il cuore, quando si cercava e si creava arte. Quando dal genio nasceva un film che poi avrebbe riscritto praticamente tutto un sottogenere horror introducendo il cinema moderno a nuove dinamiche, a nuove emozioni. E Scott con questo Alien Covenant taglia sempre la luce di ogni scena nel punto perfetto dove sai che deve cadere, fotografa gli esterni con una profondità di campo incredibile e dipinge gli interni in modo claustrofobico e chiuso creando un dualismo sensoriale splendido. Dariusz Wolski, già direttore della fotografia di Prometheus, che visivamente è molto valido, qui fa un lavoro impeccabile. Le scene sono nitide a tal punto che lo schermo orribile del cinema della mia città (vi garantisco che è al pari di una coperta appesa ad un filo) non è riuscito a rovinarle, e vi garantisco che è un evento. Sono talmente chiare e precise che puoi contare il pulviscolo che aleggia in aria, i capelli in testa alla gente, gli strappi sul vestito di quel tizio a trenta metri di distanza.

I colori poi, cazzo. Ogni zona ha una sua matrice cromatica, sempre rispettata in ogni situazione, che ci introduce alla scena. Il montaggio è impeccabile, le scene d’azione e di casino sono chiarissime e splendide.  Scott mette in gioco, inoltre, tante citazioni visive al mondo di Alien, come i disegni del sintetico David (Michael Fassbender) chiaramente ispirati al già citato Giger, il tono e la voce del computer Mother che ci ricorda ovviamente il primo Alien ma anche il terzo film di Fincher in cui veniva annunciata l’apertura o la chiusura delle porte stagne. Ci ricorda Aliens di Cameron con il distacco della nave da esplorazione dalla nave madre, trattato esteticamente esattamente nel solito modo, in cui anche la tecnologia degli allacci alle poltroncine è la solita del secondo film della saga. E non ha paura di citare, anche con cognizione di causa, elementi più alti: come la scena in cui i sintetici David e Walter mettono a confronto la loro visione del mondo e la loro morale, che ci rimanda al dipinto Die Toteninsel (l’isola dei morti) di Arnold Böcklin, con il vento che scuote degli inquietanti cipressi circondati dalle vestigia di chissà quale popolo estinto. Ci ricorda tantissimo Apocalypse Now con il suo tono drammatico e scuro, ci porta dalle parti del dark fantasy più evocativo con la ricostruzione di questa megalitica città di cui adesso rimane solo un lontano ricordo, fatto di morti e silenzi.

Scott emoziona visivamente, emoziona tanto e mette in campo IL comparto visivo delle grandissime occasioni.

Comparto Narrativo 0/10

Questa bomba visiva incredibile, che mi ha sinceramente emozionato, si scontra con un comparto narrativo che definire disastroso è fargli un complimento. Alien Covenant è un film frettoloso, narrato sommariamente, talvolta inutilmente verboso talvolta insensatamente silente, con dei personaggi odiosi e mal strutturati che non trovano mai un posto nella narrazione e che alla fine scorderai dopo poco. Alien Covenant prende tutti i difetti del suo predecessore Prometheus e li esaspera portandoci sul piatto una versione ancora più surreale e demente dell’equipaggio del precedente film, con l’aggravante che questi cretini nemmeno ti sono stati presentati o introdotti in modo decente e quindi non hai idea dei procedimenti mentali che smuovono i deliranti personaggi di questo demenziale circo.

Ed ecco che il film mostra la sua struttura marcia subito quando inizia, senza farci aspettare troppo. Questo Covenant è frettoloso, e lo capiamo sin da subito: il film apre con una scena molto veloce in cui il sintetico Walter svolge dei compiti sulla maestosa nave coloniale Covenant, che viene danneggiata da una anomalia spaziale causando il risveglio prematuro della ciurma di ufficiali. In questo frangente muore il capitano James Franco (screen time 23.3 secondi) che non hai avuto tempo di conoscere e quindi chi cazzo se ne frega, e il comando di tutta la baracca passa a Billy Crudup tormentato secondo, insicuro e timorato di Dio. Mentre ti godi questa introduzione a dir poco sommaria, si iniziano a creare delle alchimie tra i personaggi che poi il film dimenticherà lasciando che questi personaggi galleggino sulla superficie dell’anonimato più totale.

Ecco il circo della cazzata! Pronti? Via!

  • Billy Crudup ci dice che non è stato scelto come primo in comando perché è un credente, e quindi non razionale. Invece metterlo come secondo è ottimo. Come capo no, è un pazzo timorato di Dio, ma come secondo va tutto bene! Così se muore il capitano… no aspetta… diventa lui il capitano! Oh cazzo, che sbadati.
  • Sempre Billy Crudup all’inizio è tormentatissimo, comanda ai suoi uomini di non commemorare il capitano morto perché c’è di meglio da fare, ma questi disobbediscono. Seghe mentali varie e insicurezze vengono a galla. Lui e sua moglie (il dottore della nave) si interrogano sul suo destino come capitano. Occhei, la cosa si svilupperà no? Assolutamente no. Nessuno parlerà più della questione della religione, che avrebbe giustificato molto bene la scelta iniziale di Crudup di deviare dalla rotta originale per seguire una richiesta di aiuto, e forse trovare un nuovo paradiso dove abitare. Nessuno  parla più della questione del comando con tutte le cose che potrebbe comportare, e addirittura quando gli muore la moglie se ne frega così tanto che io mi ero scordato che questi due erano sposati.

E da qui è una discesa senza freni!

  • Arrivano su un pianeta alieno mai visto e nessuno porta caschi ambientali, né si sincerano di cosa ci sia nell’atmosfera, nulla. Escono con i cappellini di stoffa e toccano tutto: alieni, piante, cacche in terra, bozzoli neri, polline, muco. Tutto. Anche la tu mamma a sei anni ti dice: ‘Non toccare la roba da terra che è sporca!‘. Non esistono procedure di esplorazione, non esistono procedure di quarantena, non esistono le più basilari regole di approccio per un segnale di soccorso, nulla. Escono dalla nave, fanno un giro per il bosco e vaffanculo. Già che ci sono portano anche la brusta, ci si schiocca qui belli tranquilli al sole, salsiccia e birra. E via.
  • Hanno i fucili militari ma nessuno è addestrato ad usarli, la gente spara a caso sulle bombole di esplosivo suicidandosi, c’è chi non colpisce nulla nemmeno se è fermo, non si sa chi sarebbe dovuto essere il coordinatore di questi sciagurati con dei fucili in mano. Nulla. Dei cretini senza addestramento con delle armi pericolosissime in mano. Bimbi di otto anni in cristalleria con in mano delle granate innescate avrebbero fatto meno danno.
  • La gente si ammala per il virus mutante che aleggia nel pianeta e non ci sono misure di quarantena, il dottore non sa gestire un malato, non sa fare le flebo, tutti si fanno prendere dal panico alla prima vista di un problema qualsiasi. Ma questi cretini non hanno fatto una valutazione psicologica prima di vedersi affidata una nave di novecento metri piena di ventimila coloni? No? Basta avere la patente C?
  • Scendono su un pianeta alieno deserto, trovano delle piantagioni di grano (pianta terrestre) e nessuno, NESSUNO, si domanda uno stracazzo di nulla. Come se fosse tutto normale. Arrivi su Plutone e c’è un McDonald’s, non ti fai domande, entri e ordini un Big Mac, con patatine piccole. Che sennò non ceni.
  • Trovano un sintetico sul suddetto pianeta deserto, fatto come il loro sintetico, e lo seguono fino dentro una rovina titanica di una civilizzazione scomparsa e nessuno fa mezza domanda. MEZZA CAZZO DI DOMANDA. O si interroga sul perché questo è qui. Nulla. Addirittura, dopo aver confutato che questo è palesemente pazzo e con manie di grandezza apocalittiche, lo seguono in una grotta buia dove ci sono delle bestie aliene pronte ad uccidere. Ci vanno tutti felici: vediamo un po’ cosa c’è qui! CUCCU’. Un alieno. Ma guarda un po’.
  • I due sintetici IDENTICI spariscono dalla vista di tutti i sopravvissuti per menarsi come delle bestie, ne torna solo uno e a nessuno viene in mente che in caso avesse vinto quello matto e si spacciasse per quello buono poi vi incula a saltelli. E infatti… colpo di scena incredibile. Non lo aveva capito nessuno.
  • Trovano una trasmissione di soccorso da un pianeta sconosciuto e, mettendo in pericolo una missione da anni di viaggio, milioni di investimento e centinaia di vite, mandano tutto all’aria per vedere cosa c’è. Senza sfruttare il sottotesto del nuovo capitano religioso, o della perdita del capitano originale, o di qualcosa che la giustifichi.

E’ la giornata di delirio a stupido town.

E tutte queste beghe, molto gravi, potevano essere sorvolate nel caso che il film fosse stato ben strutturato. Invece queste mancanze sono accentuate dal fatto che con la sua fretta questo lungometraggio non riesce a parlarti di nulla, non riesce a farti sentire i personaggi, non introduce le motivazioni che portano questi tizi a mettere in pericolo la loro vita e quella di trecentomila coloni del cazzo. E’ tutto sommario e spicciolo. Tira in ballo delle cose e non le sviluppa, ci mostra per pochissimo le peculiarità caratteriali dei personaggi e dopo se ne dimentica. Certi sono talmente insulsi da aver scritto sulla maglietta ‘Please xenomorph, kick my ass

La carne da macello più bieca e banale possibile.

Questi piccoli errori, a fronte poi di una narrazione così banale e mal strutturata, diventano delle falle assurde per il film e per la sua credibilità. Il film non riesce a vendersi per quello che vorrebbe, lo spettatore è sballottato costantemente tra un’incongruenza e l’altra, tra un non detto e un’azione presa senza apparente cognizione di causa. Errore madornale che pone il film in una posizione di demenza pura, che drena la forza dell’ambientazione e desatura le bellissime (lo dico due volte, BELLISSIME) scene horror, che prese da sole hanno una forza visiva incredibile, ma che in questo contesto non-contesto si sgonfiano e non riescono a suscitare cosa dovevano suscitare. Puoi solo godere del montaggio impeccabile. Ti puoi solo accontentare.

Il film ci prova disperatamente a intavolare una discussione etica sul senso della vita, sulla ricerca del proprio Io e del proprio creatore, e per qualche minuto ci riesce solo perché Michael Fassbender è un attore con i controcazzi. Ma dopo poco si scade nella retorica spicciola e negli spiegoni automotivazionali che tutti gli stereotipati cattivi pazzi fanno dall’alba dei tempi. Soluzioni adatte a qualcosa di più diretto, forse ad un brand più giocoso, forse ad un cinefumetto. Ma non certo a qualcosa che si propone in questo modo, con questo tono. La banalità scende sul film e cozza con la splendida ricerca visiva che Scott mette in campo.

Il film prova a creare un legame maturo tra i personaggi che però non viene mai sviluppato. Anche se la ciurma è composta tutta da coppie sposate, agli occhi dello spettatore queste appaiono come dei bambini di terza elementare, amici per caso e che sempre per caso si sono trovati a pilotare una nave stellare. Alla fine del film non si sono capiti i ruoli dei personaggi della ciurma, né perché siano stati scelti, non si sono creati legami emotivi e quelli che ci sono stati proposti hanno avuto una vita corta e puerile. Non ci siamo affezionati a nessuno perché nessuno è stato presentato o sviluppato. Personaggi bidimensionali, macchiette poco credibili calate in un contesto poco credibile che affondano del tutto il film.

E’ paradossale questa cosa. Parliamoci chiaro: ci sono un sacco di film che anche avendo una struttura traballante riescono nel loro intento. The Dark Knight di Nolan è un film pieno di buchi di sceneggiatura ma che riesce a mettere in campo una struttura narrativa che può essere seguita e che supporta i personaggi nelle loro azioni, il primo Star Trek di J.J. ha dei leggeri difetti narrativi ma lo spettatore riesce a seguirne le trama senza intoppi. Mad Max Fury Road non ha bisogno di fare troppa pressione sui personaggi per veicolare la sua trama ma la diegetica di quel film è talmente perfetta che praticamente si racconta da solo. Addirittura Prometheus riesce a presentare i suoi deliranti personaggi, che poi scopriremo essere tutti dei poveri scemi, ma almeno ha avuto la decenza di introdurre la narrazione in un qualche modo.

Esistono film non perfetti o che esulano dai normali standard narrativi, ma che comunque riescono a raccontarsi. Il cinema non è una scienza scritta nella pietra, e se l’incastro narrativo funziona bene un lungometraggio si può raccontare anche se traballa… ma comunque ci sono delle linee guida da rispettare. E Alien Covenant non le rispetta, non si sa raccontare e non si sa presentare. E’ una bella donna con la proprietà di linguaggio di un contadino slavo del cinquecento febbricitante.

Ed ecco che qui si sollevano altri problemi: vi ricordate cosa vi ho detto prima? Che il film cita sé stesso, cita tanto la saga di Alien, mette in gioco tanti spunti visivi. Ma all’inizio si è anche parlato del rielaborare un prodotto per rivenderlo al pubblico boccalone. Quindi, a fronte di un comparto narrativo così carente, come si percepiscono queste cose? Questo citazionismo sfrenato, questa ricerca artistica? Come si veicolano? Si percepiscono come le citazioni spicciole di J.J. nei nuovi Star Trek, o nel nuovo Star Wars, si percepiscono come la citazione furbetta fatta per far felice il fan e per ricalcare le orme di ricerca artistica del primo storico titolo.

Questa ricerca esasperata di Alien in un non Alien per me è effimera. E’ una bellezza sprecata, ingiustificata e che ci strizza l’occhio per abbindolarci, occhio che ha fatto nero sferrandoci un cazzotto narrativo e che dovremmo far guarire poggiandoci sopra la classica bistecca gelata. Ripeto, visivamente è un cazzo di capolavoro, ma è un guscio facilone che si avvicina moltissimo all’idea di prodotto rilucidato che ho espresso all’inizio di questa recensione. Un’idea povera e alla fine triste, un’idea semplice che fa leva sui sentimenti e sui ricordi, un’idea che non mi sarei aspettato da questo brand. Alla fine, e qui lo dico e qui lo nego, meglio una cacata inumana come Prometheus che però si prefissa di creare un suo filone narrativo che prende da un vecchio brand, che questa paraculata infima.

Scott con questo Alien Covenant sputa sulla sua creatura prediletta tentando di riportare in auge quelle splendide atmosfere che ancora oggi, a distanza di quarant’anni, pongono il primo originale film come pietra miliare del cinema moderno. Prometheus scherniva Alien come un bimbo scemo che prende per il culo il culturista incazzato che gli aprirà la faccia a suon di pedate tra 3… 2… 1… Ma si poteva perdonare per la sua ingenuità e per aver comunque tentanto di assumere una forma propria. Covenant è un film paraculo, ci vuole portare dove eravamo con i primi passi del brand ma fallisce miseramente facendolo in modo frettoloso, stereotipato, forzato. Scott doveva prendere atto di cosa aveva fatto con Prometheus e proseguire per quella strada, tentando di migliorare quella struttura per creare una saga onesta e limpida. Invece si è scelto la facile paraculata che viene percepita come un grosso scherzo, un sacrilegio non necessario.

Quello che mi domando, e mi domanderò sempre è: Ma quanto ci vuole a scrivere qualcosa che abbia senso? Con dei personaggi inseriti nella trama, magari anche banali, ma che agiscano per il ruolo a loro affidato?

Come è possibile che Scott abbia permesso una cosa del genere? Non si è accorto di cosa stava girando?

E’ questo quello che ci meritiamo? Cosa costa scrivere qualcosa che funziona?

E intanto Scott fuga ogni dubbio su un possibile Alien di Neill Blomkamp, cosa che ha fatto più volte in più occasioni, talvolta anche con astio. Delle volte si riuscisse a vedere un film decente, non sia mai. Alien di Blomkamp, anche no.

Peccato… Alien Covenant signori! Un film non necessario. Deleterio.

Peccato. Peccato davvero. Che tristezza.

Addio.


I piaceri del cinema – rubrica saltuaria di delirio in sala

  • Sono lì che guardo il film e squilla una suoneria di un cellulare, fortissima. Dietro la mia fila un signore risponde fregandosene che gli altri magari volevano seguire il film. A voce altissima inizia a dialogare di condensatori saltati per una possibile infiltrazione di acqua, luci non funzionanti e mogli stanche. Viene massacrato, giustamente, dalla sala. Quell’enorme ‘SSSHH! Fai più piano maleduato!‘ che tutti si aspettavano.
  • Alla fine del film dei signori sono rimasti per vedere se c’era la scena post credit. Grazie Marvel di averci reso tutti un po’ più cretini. Ti ringrazio tanto.
  • Una mamma ha portato incautamente il suo bambino di circa quattro anni al cinema. A vedere Alien Covenant. Sarà felicissimo di vedere della gente esplodere dall’interno. Nell’intervallo dormiva beatamente. L’ho invidiato.

7 risposte a "Alien Covenant"

  1. Tanto per incasinarci, continuo qui la conversazione partita sul blog mio:
    Secondo me Scott, facendo un film così, ci dice anche che il massimo che ci si può aspettare da Alien è questo, e cioè un film “fatto bene”… perché Alien, altrimenti, potrà solo perpetuare xenomorfi su xenomorfi senza senso… — allora è meglio fare un film di puro genere, che denuncia questo stallo con metafore metacinematografiche (David che è un regista pazzo di un cinema parco giochi fraintendente il Romanticismo: un regista, cioè, di blockbuster, che inganna un pubblico di imbecilli rappresentato dall’equipaggio), che un ennesimo film “replicante” le stesse cacchiate (quali sono stati Alien vs Predator, il suo seguito, e i Resident Evil tutti uguali) — Cioè: Covenant è una stronzata, ma ormai, da Alien, che ti vuoi aspettare? — davvero Blomkamp avrebbe fatto ‘sto capolavoro?

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    1. Dopo leggo il secondo post che hai fatto. E’ molto bello quando che ci hai visto, che sintetizzato è: Il filone narrativo di Prometeus è così e te lo puppi così.

      Che comunque non giustifica una carenza introduttiva e concettuale del genere.

      Però secondo me non denuncia nulla, è stata un operazione commerciale che si è resa conto delle critiche aspre a Prometous e ti ha rivenduto il marchio spacciandotelo per Alien. Perché ormai sono due brand differenti.

      E si evince dal trailer, dalle foto prima che venisse rilasciato il film (le hai viste? Si vedeva solo l’interno della nave, che invece si vede pochissimo. Perché te di Alien ti ricordi la Nostromo), dalle pubblicità.

      Hanno fatto cosa è successo con altri brand in fase di rispolvero, e come succede per questi prodotti commerciali da massa abbindolata si standardizzano. Bellissimo comparto visivo, narrazione adatta al pubblico che più di 15 minuti attento non sa starci. E parlo anche di cose che mi sono piaciute da matti tipo Rogue One. Perché ormai li fanno così.

      Secondo me però fa più male lui degli altri perché Scott dimostra nuovamente di essere uno dei migliori registi viventi, e si vende a queste cose scadenti come un mestierante delle Marvel.

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  2. Bada, per me non è affatto povero concettualmente: per me è tutta una metafora anti-nazista! (non so come ho potuto pensarlo, ma l’ho pensato!) — e l’imbecillità dei protagonisiti, a mio avviso, fa parte di quella metafora anti-nazista (il popolo beota contro un David-Hitler)… — per cui, anche se quella metafora ce l’ho vista solo io, mi ha divertito e “nutrito”…

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    1. L’arte è negli occhi di chi guarda. Tanto per rimanere nella zona dei biglietti nei Baci Perugina, ma verissimo. Però secondo me stavolta è un forzatura. Forse ti aspettavi una merda totale, cose che alla fine non è stata, o forse vuoi troppo bene a Scott. Non lo so.

      Comunque che ci siano delle vicinanze con le tragedie da te citate, come appunto il Nazismo, è vero. E forse David è l’unico personaggio decente di tutta la baracca.

      Se vogliamo regge la tua versione, il popolo spinto da timori religiosi e dalla disperazione crede anche al maiale. Peccato che David non promette nulla al suo “popolo” e che alla fine il suo dialogare di alti sistemi rimanga nascosto in un sottotesto un po’ troppo nascosto per veicolarsi con chiarezza e avere un senso intelligibile. Diventa più una rilettura in chiave interessante di qualcosa che zoppica, e che non sa dialogare da solo. E qui mi domando, davvero da un prodotto palesemente da massa in sala si voleva questo?

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      1. Bada, sulla mia teoria “nazista” ci ho rimuginato talmente tanto da non riuscire a distinguere più tra essa e il film effettivo! — e mi sa di sì: l’origine della mia teoria anti-nazista è proprio che mi aspettavo una roba indefinibile, mi aspettavo Resident Evil 7, per cui perfino la vena autoparodica di Covenant mi ha divertito!

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