Nocturnal animals: recensione del film

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Vi avverto subito che è inevitabile che ci siano degli spoiler in questa sequela di pensieri senza senso su Nocturnal animals di Tom Ford (forse vi ricorderete di lui per A single man o per degli occhiali da sole, visto che Ford nasce stilista, e continua a farlo, ma si diletta anche in scrivere sceneggiature e a fare il regista). Quindi, se non volete spoiler, sappiate che è tanta roba e andatevelo a vedere senza ombra di dubbio. Per chi voglia sapere un po’ di più, ecco qui sotto un po’ di pensieri sparsi.

Il film comincia presentandoci una Susan Morrow (Amy Adams, che fino ad ora ha fatto spazzat… ehm, film come Man of Steel, Batman V Superman e Enchanted) annoiata e triste nel suo mondo dorato dell’arte per ricchi. Anzi no. Il film comincia con dei titoli che già fanno presagire che sto film non vi lascerà indifferenti, e sfido chiunque ad uscire dal cinema tranquillo alla fine di Nocturnal Animals. Ma sto divagando, torniamo alla trama. In un fine settimana in cui il marito (un Ken di Barbie interpretato da Armie Hammer) va via da casa per “lavoro” (ci siamo capiti, no?), Susan riceve un manoscritto dal suo primo marito (tale Edward Sheffield) che non vede da venti anni. Si tratta di un suo libro, a lei dedicato, accompagnato da una lettera in cui le dice che in questi giorni sarà in città e che voleva che lei fosse la prima a leggere la sua opera in uscita in libreria dopo pochi giorni. Da questo momento Tom Ford ci mostra due storie: la realtà di Susan Morrow, dorata ma triste e vuota e con persone dai sentimenti completamente inariditi, e la storia del libro, in cui Tony Hastings (Jake Gyllenhaal, che è tanto bravo quanto è impronunciabile il suo cognome) intraprende un viaggio in auto con moglie e figlia attraverso il Texas. E se vogliamo sono tre le storie, perché della realtà vediamo sia il presente sia svariati flashback.

Secondo ed ultimo avvertimento. Qui partono per davvero gli spoiler! Nel libro di Edward Sheffield, Tony Hastings ha un alterco con un’auto con a bordo tre ragazzi texani tutt’altro che innocui. Le premesse qui ricordano l’episodio di Relatos Salvajes in cui due autisti finiscono per uccidersi per un malinteso alla guida delle rispettive auto (Relatos Salvajes è un grandissimo film argentino di Damián Szifrón uscito nel 2014: se non lo avete visto vedete di recuperarlo da qualche parte e rimediare che ne vale la pena!). La tensione sale quando Hastings è forzato a fermare la macchina e a confrontarsi con i tre, in una spirale di violenza che porta al rapimento di sua moglie e sua figlia che finirà nel peggiore dei modi. Hastings sopravvive e incontra il tenente del posto (interpretato da un meraviglioso Michael Shannon, attore preferito di Jeff Nichols di cui approfitto per consigliare senza esitare tutti i suoi film – Shotgun Stories, Take shelter e Mud, mentre Midnight Special uscito quest’anno non l’ho ancora visto) che si incarica del caso. Caso che non va da nessuna parte per un anno, quando per un altro crimine il tenente riesce a catturare due dei tre, ma non ha le prove per incastrare il loro leader (un Aaron Taylor-Johnson che fa davvero paura). La cosa finirà con una vendetta privata facilitata dal tenente che non ha nulla da perdere in quanto in punto di morte per un tumore, vendetta che alla fine ucciderà anche il povero Hastings. Nel mondo reale, nel frattempo, Susan resterà sola e intrappolata nella sua vuota vita che si è cercata venti anni prima abbandonando Sheffield, uno Sheffield che non vedremo mai apparire al contrario di quanto promesso alla triste Susan. [un appunto: Ford si sarebbe potuto risparmiare un jump scare di fronte al quadro con un REVENGE scritto a caratteri cubitali sopra… si capiva il tema anche senza quella scena, direi]

Ma perché una storia tanto tragica (nel senso vero di tragedia, dove muoiono tutti i personaggi!) riesce ad emozionare tanto lo spettatore? Perché nel frattempo Tom Ford ci dice che quello che esce dal libro non è altro che ciò che l’ex-marito di Susan Morrow ha vissuto in prima persona quando lei l’ha abbandonato. In un flashback la vediamo uscire da una clinica dopo aver abortito poco dopo averlo lasciato: persi moglie e figlia in un colpo solo. E c’è di più. Tom Ford dà un ritmo incredibile a questo film e riesce a farlo praticamente solo con il montaggio e con una regia molto statica, inventiva, e ricca di immagini che rimangono nella testa dello spettatore. E tratta molti temi riuscendo a farlo in maniera non banale e, anzi, molto profonda. Nocturnal Animals parla di scelte di vita fatte per seguire ruoli che ci ritroviamo affibbiatici dalle persone a noi vicine. Parla di vite segnate da decisioni che portano a ferite indelebili che hanno conseguenze nefaste per tutti. Parla di quanto sia inutile la vendetta, una vendetta che nel libro porta alla morte di chi la compie, e che nella realtà ci lascia con un finale drammatico e sottolineato da una musica forse anche troppo devastante (credo che anche con qualcosa di meno epico Ford sarebbe riuscito a trasmettere ciò che voleva trasmettere – di epico in quella scena c’è anche il vestito verde di Amy Adams, tra l’altro!). Parla del mondo dei ricchi, ancora una volta presentato scarno, vuoto, annoiato. Fantastica la frase di una conoscente di Susan: “Non è così male avere un marito omosessuale… sono la sua unica donna!” Marito omosessuale, tra l’altro, a cui viene affidata una delle frasi più importanti del film sulla differenza tra il mondo reale e il mondo di fantasia in cui si rinchiudono questi ricchi, frase che risuona forte nelle orecchie dello spettatore allo svilupparsi del film sui due binari del libro e della realtà.

Come detto, non solo Tom Ford ci parla di tutto questo, ma lo fa con uno stile incredibile. Si ha l’impressione che infiniti fotogrammi di questo film non sfigurerebbero come quadri, e di fatto la telecamera si muove poco e quando lo fa c’è sempre una ragione. Quasi da non credere il montaggio, con moltissimi passaggi tra i due mondi davvero da ricordare (come per esempio la composizione della figlia di Susan Morrow a letto con un ragazzo contrapposta ai cadaveri di moglie e figlia di Hastings nel libro). Ford non cade nemmeno nella tentazione di mostrarci qualcosa di perfetto per farci stare più male quando ce lo leva di mano. Mi spiego: la famiglia di Hastings prima dell’incidente non è la famiglia americana da film con i genitori sorridenti e la figlia perfetta, anzi, discutono in auto, sono annoiati… e poi vengono spazzati via. Molto spesso per aumentare l’effetto drammatico Hollywood ci presenta situazioni idilliache prima di romperle (un esempio: in Bridge to Terabithia la ragazzina bionda è PERFETTA in tutto, sempre sorridente, sempre tranquilla, sempre simpatica… in una parola, irreale, ma ci viene presentata così per farci stare più male al momento della sua scomparsa), ma Tom Ford non lo fa. Inoltre ci mostra sia una Amy Adams perfetta negli eventi pubblici che una Amy Adams struccata e imperfetta in casa mentre legge il manoscritto. Ci mostra un mondo luccicante e dorato in cui si muovono persone ricche e vuote di sentimenti, ma ci mostra anche un Texas sudicio e polveroso in cui si svolge la tragedia di Hastings (o, per meglio dire, di Sheffield). Sono tutte contrapposizioni che veicolano i messaggi di cui sopra. Nocturnal animals ci parla di ripensamenti (impossibili) e di pentimenti (inutili), e non credo che possa lasciare nessuno indifferente.

Se qualche immagine nel web vi aveva fatto pensare ad un altro The devil wears Prada, state tranquilli, è quanto di più lontano si possa immaginare. Anzi, non state tranquilli: guardate Nocturnal animals e fatevi disturbare da quello che vi trasmetterà. Ne varrà la pena. Poi magari uscite con degli amici a fare quattro chiacchiere prima di andare a letto per evitare una notte agitata. O magari invece non vi piacerà, non vi dirà nulla, e penserete che abbia esagerato e che sia un film noioso e con il ritmo sfasato tra le due storie. Ciao!


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